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L’ansia dentro di noi!

L’ansia dentro di noi!
L’emotività è caratteristica di noi esseri umani e certamente l’ansia è l’emozione principe della nostra società, infatti degli intellettuali del secolo scorso hanno definito il Novecento The Age of Anxiety, dal titolo del poema del 1947 dove Wystan Hugh Auden mette in scena le problematiche dell’uomo contemporaneo di fronte alla meccanizzazione. Ma questa emozione non si è dileguata con la fine del secolo, ma anzi aumenta in noi e, se nell’antichità prevaleva lo stupore per gli eventi naturali incomprensibili e nel Medioevo regnava la paura, è solo nella modernità che appare l’ansia di noi umani davanti alla realtà che cambia, allo sviluppo della tecnica che sfugge alle possibilità umane di controllarla, ai cambiamenti nei rapporti economici e lavorativi che l’industrializzazione comporta. Ma attenzione a non confondere tra ansia e angoscia perchè c’è una differenza sottile. In certe lingue come l’inglese ed il tedesco anxiety e angst sono sinonimi per entrambe. L’ansia è il motore di quasi tutte le nostre umane azioni, anche se talvolta può diventare un disturbo, paralizzare o creare crisi di panico. Il filosofo Kierkegaard parla dell’ansia come l’angoscia derivata dalla possibilità della libertà, secondo il suo pensiero il libero arbitrio fa soffrire a causa di una responsabilità troppo grande. Ma il filosofo danese riconosce che senza questo malessere interiore non vi sarebbero né immaginazione né creatività. Il giudizio positivo di Kierkegaard è però contraddetto da un secolo di tentativi di curare l’ansia, soprattutto dopo che la psicoanalisi freudiana ne ha fatto una vera malattia dell’anima. Si può affermare che l’ansia è un’emozione moderna, come la paura è stata un’emozione premoderna e si è ridotta a mano a mano che la costruzione del tempo nuovo procedeva verso la realizzazione degli ideali di sicurezza, speranza, progresso. Senza venire meno, senza scomparire quando la modernità entra in crisi, diventa liquida o si esaurisce per lasciare spazio alle incertezze che crescendo con l’aumentare dei problemi e delle criticità che dobbiamo affrontare. Perché l’ansia, a differenza della paura e della sorpresa, non rientra tra le emozioni istintive che sono il nostro patrimonio genetico atavico. L’ansia è subdola, un’emozione secondaria, aumenta con la nostra crescita tecnologica e culturale perché ogni giorno ci rendiamo sempre più conto, come con la minaccia del Coronavirus della nostra umana limitatezza di fronte alle aspettative di un futuro percepito oscuro, difficile, forse tragico e che quindi richiede un impegno superiore alle nostre forze. In conclusione l’ansia non è un’emozione semplice, bensì la risposta evoluta della nostra società, la prova della nostra evoluzione sociale. Proviamo ansia quando dobbiamo affrontare un impegno o una prova e non siamo sicuri di potercela fare, perché a volte perdiamo la capacità di misurare i nostri umani limiti e le nostre capacità che, credetemi sono molto grandi per tutti noi, sia come ragionamento, fantasia e creatività. Ma appunto in quei momenti di prova il divario tra capacità e limiti si colma nell’animo di ansia. Ma anche di fronte alla sfida del Coronavirus cosa sarebbe di noi la vita senza un pizzico di ansia, rischieremmo di perdere treni, appuntamenti ed opportunità e addio sogni e progetti per il futuro, insomma una giusta dosa d’ansia per me è necessaria per mettere nella benzina del motore quotidiano con alte dosi di passione, fiducia e speranza che andrà bene, deve andare bene. Personalmente la minima dose d’ansia mi aiuta nel pensare, e scrivere come questa breve mail, per me l’ansia è un turbamento interiore, parafrasando Heidegger, per esprimere i mei stati d’animo e realizzare dei progetti. Sursum corda andrà bene la luce è in fondo al tunnel!
Favria, 25.03.2020 Giorgio Cortese

Sogni e speranze sono il nostro pane quotidiano.

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