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Immagine: Konevi / Pixabay
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La Via della Seta con le sue spezie e i suoi colori

La Via della Seta era una rete di rotte commerciali che collegavano la Cina e l’Estremo Oriente con il Medio Oriente e l’Europa. Istituite quando la dinastia Han in Cina aprì ufficialmente il commercio con l’Occidente nel 130 a.C., le rotte della Via della Seta rimasero in uso fino al XV secolo, quando l’Impero Ottomano boicottò il commercio con la Cina e le chiuse. Sebbene siano passati quasi 600 anni da quando la Via della Seta è stata utilizzata per il commercio internazionale, la globalizzazione dei tempi moderni sta riportando al centro la questione.

La Via della Seta sembrerebbe aver aperto formalmente il commercio tra l’Estremo Oriente e l’Europa durante la dinastia Han, che governò la Cina dal 206 a.C. al 220 d.C.: l’imperatore volle prendere contatto con le genti dell’Asia centrale nel 138 a.C., e i suoi rapporti sui suoi viaggi trasmettevano preziose informazioni sulle persone e sulle terre che si trovavano in Occidente. 

Ma il trasporto di merci e servizi lungo queste rotte è ancora più risalente. La Strada Reale, che collegava l’attuale Iran alla Turchia, fu fondata circa 300 anni prima dell’apertura della Via della Seta e in essa incorporata. Questa nuova direttrice est-ovest tra Grecia e Cina portò durante il I e ​​il II secolo a.C. anche l’Impero Romano e l’Impero Kushan d’India a beneficiare del commercio creatosi.

Tuttavia, il termine “Via della Seta” fu coniato solo nel 1877 dal geografo e storico tedesco Ferdinand von Richthofen lo utilizzò per la prima volta per descrivere le rotte commerciali. Anche se il nome “Via della Seta” deriva dalla popolarità della seta cinese tra i commercianti dell’Impero Romano e altrove in Europa, non era l’unica importante esportazione dall’Est all’Ovest.

Fra le tante materie scambiate c’era anche frutta e verdura, bestiame, grano, cuoio e pelli, strumenti, oggetti religiosi, opere d’arte, pietre preziose e metalli e, forse ancora più importante, lingua, cultura, credenze religiose, filosofia e scienza. Prodotti come la carta e la polvere da sparo, entrambi inventati dai cinesi, hanno avuto un impatto evidente e duraturo sulla cultura e sulla storia in Occidente. Erano anche tra gli articoli più scambiati. Ancora oggi l’influenza in Italia è palese in cose semplici, come nel caso delle contaminazioni gastronomiche di una ricetta come il pollo tandoori.

Con l’aumento del commercio tra l’India e il mondo greco-romano, le spezie divennero l’importazione principale rivaleggiando con la seta e altre merci. Le spezie modificarono profondamente la cucina – come affermano i redattori di Sundt.it – come anche la farmacopea dell’epoca. Le spezie portarono con sé anche gli antichi saperi delle tradizioni millenarie come la medicina ayurvedica e la medicina tradizionale cinese, non che aprire i lineamenti oltre ad inaugurare una nuova fiorente epoca coloniale. Pepe, coriandolo, cannella, zenzero e molti altri diventarono di uso comune a vari scopi: la curcuma, ad esempio, viene ancora oggi usata per favorire le funzioni biliari e digestive dovute ai benefici apportati dalla curcumina, che oggi si conosce anche per le sue importanti proprietà antiossidanti.

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