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LA VALLE DELLE MERAVIGLIE

L’uomo preistorico che visse nelle Alpi occidentali lo riconosciamo dai segni che ha inciso sulle rocce delle Alpi Marittime, chiamate “area del Monte Bego”, del Cuneese, del Delfinato, della Savoia, delle valli del Pinerolese, del Canavese, del Biellese, della valle d’Aosta e del Vallese. L’uomo preistorico ha lasciato chiari segni del suo passaggio su rocce poste ad altitudini diverse, da un massimo di 2.750 metri nell’area del Monte Bego a 250 metri nell’area canavesana. Queste incisioni hanno dimensioni diverse: le più numerose sono lunghe o larghe alcuni centimetri, ma possono anche essere di tre metri, come nel caso dell’animale cornuto, probabilmente un bovide, inciso nella “Valle delle Meraviglie”. Gli attrezzi usati dall’uomo per incider la roccia erano selci, pietre aguzze di quarzo, pietre dure appuntite, martellne in bronzo, scalpelli di metallo o mazzuoli. I segni incisi sono stati realizzati su rocce levigate del Quaternario e Il colore può essere verde, grigio, grigio verdastro, giallo, arancione, rosso porpora o rosso bordeaux. Tutti secondo la composizione chimica delle rocce stesse o in conseguenza delle patine che si sono formate nel tempo, come nel caso della “Valle delle Meraviglie”. Il periodo che l’uomo ha “scritto” sulle nostre montagne si può collocare tra il neolitico e l’età del ferro. Ci restano però anche incisioni del periodo precristiano e del medioevo, ma in numero nolto limitato. Pertanto, la pratica dell’incisione rupestre, viene esercitata da uomini che vissero per lo più tra i 5000 e i 2000 anni fa sulle nostre montagne e nelle vicine vicine montagne, pianure e coste del mare. Le incisioni più antiche le troviamo nelle grotte di Grimaldi, lungo il confine italo-francese e quelle della val Germanasca, che rappresentano un alce, animale scomparso dalle nostre Alpi circa nove millenni fa.

Le immagini ed i segni incisi sulla roccia, potevano avere una funzione di pratiche magico-cultuale: secondo alcuni erano una specie di geroglifici o di segni simbolici, che rappresentavano persone, animali, e oggetti relavi alla vita quotidiana di quei tempi. Secondo altri, potrebbero essere anche una specie di scrittura primitiva, con raffigurazioni espressive vicine ad un “sistema di scrittura elementare”. Su queste incisioni su roccia possoiamo riconoscere immagini comuni, come gli animali: buoi, mucche, vitelli, capre, pecore, alci (?), stambecco (?), serpente, insetti, elefante (?), pelli di animali, oppure uomo e donna uniti (scena d’amore?), uomo con alabarda (?), uomo con stendardo (?), armi come pugnali, asce, alabarde, spade, scudi, archi e balestre. Vi sono poi anche immagini non comuni a cui si è tentato di dare una spiegazione razionale: Il “capo tribù”, il “mago”, il”Cristo”, il “danzatore” e la “danzatrice” della Valle delle Meraviglie, la”Maschera” di Barmasse-Valtornanche (in foto), Pendagli per orecchi, spirali, forse a rappresentazione del culto del serpente mediterraneo, cerchi, alberi, segni geomtrici schematizzati. Molto numerose sono le “coppelle” , cioè incavi emisferici o a volte rettangolari, esposti su massi posti in posizioni dominanti ed esposti sempre ad oriente, dove nasce il sole. Nelle aree dell’Ardeche, Drome e Isère troviamo numerose incisioni schematiche, rappresentanti uccelli, ruota solare, coppelle a forma di raggi, croce latina, un personaggio, ed inoltre uccelli incisi e figure geometriche dipinte in rosso. Nella Valle delle Maurienne, antropomorfi e due vascelli che secondo alcune religioni, il sole faceva il suo corso nel cielo trasportato dal una nave, un guerriero due cervi dipinti in rosso su roccia.

Interessante il “Pergou dar Marioù” (Pulpito del Matrimonio), megalite naturale, simile ad un menhir, alto circa 10 metri, antico documento collegato alla procreazione. Mentre sul masso altare di “Alpe Lauzon”, sono incisi un uomo con ruota solare ed una donna con tre coppelle in testa. In Valle di Susa un antropomorfo orante e nelle Valli di Lanzo un masso altare. Come mai dall’epoca romana viene a cessare la pratica di incidere le rocce? Questi luoghi di culto, con la cristianizzazione dell’Europa, vengono riutilizzati, dove e quando possibile, come punti d’incontro, sui quali vengono costruite cappelle ed oratori. Da notare inoltre le condanne della Chiesa cattolica, contro gli adoratori di “fontes, arbores et saxa” emanate nei Concili tenuti nei secoli V, VI, VII e VIII. L’azione della Chiesa sradica questi antichi culti, e da questa situazione, si può comprendere la caduta post-romana della pratica incisa sulle rocce.

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Blogger: Fabrizio Bacolla

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