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La scommessa di formare operatori sociali di comunità in Canavese

La pandemia da covid19 ha messo in luce – anche drammaticamente – quanto sia indispensabile strutturare l’assistenza territoriale, soprattutto nelle zone più marginali di territorio. Alla figura dell’infermiere di comunità, già sperimentata con successo nel Canavese, potrà affiancarsi nel prossimo futuro quella del tutto innovativa dell’operatore sociale di comunità: la formazione inizierà a settembre prevalentemente in modalità online grazie al progetto SocialLab, che si occupa di inclusione sociale all’interno del piano integrato territoriale GraiesLab finanziato dal programma Alcotra Italia Francia.

La scelta di programmare questa formazione sperimentale nei territori della AslTO4 era nata molto prima che il coronavirus mettesse in ginocchio le popolazioni più fragili ed ora che si sta per partire, i partner di progetto hanno voluto sottolinearne uil valore e l’importanza. Lo hanno fatto durante un webinar lunedì 15 giugno il consigliere metropolitano delegato allo sviluppo economico Dimitri De Vita e Fabrizio Galliati presidente della federazione provinciale Coldiretti Torino, ma soprattutto lo hanno rimarcato gli addetti ai lavori, i Consorzi socio assistenziali canavesani che hanno investito su questa scommessa.

Ne hanno parlato Ellade Peller presidente del Consorzio In.Re.Te, Savino Beiletti presidente del CISSAC di Caluso, Mariangela Brunero del CIS di Cirié – Presidente del CDA e Nicoletta Bellin del CISS38

Tutti hanno sottolineato il valore di un progetto che porta i servizi più vicini agli utenti fragili e non li costringe a muoversi per ottenere aiuto: il contributo tecnico ed operativo della Asl TO4 si è rivelato indispensabile per costruire 300 ore di formazione che creeranno i nuovi professionisti.

Ne ha parlato Lavinia Mortoni, direttrice del Distretto di Cuorgné dell’Asl TO4 mentre il direttore del Polo universitario di Ivrea e coordinatore del corso di laurea in infermieristica Diego Targhetta Dur e la presidente della Fondazione di Comunità del Canavese onlus Antonella Enrietto hanno insistito sul valore della progettazione partecipata per una sfida tutta da vincere, che parte su ottimi presupposti anche dal punto di vista occupazionale per chi verrà formato.

La Città metropolitana di Torino ha scelto il consorzio socio assistenziale Ciss 38 come soggetto attuatore delle azioni collegate al progetto: attiverà 4 operatori sociali di comunità che avranno il ruolo di animatori di comunità in quattro territori diversi, corrispondenti ad aree test montane, una per ognuno dei quattro territori dei consorzi – Ivrea, Ciriè, Caluso e Cuorgnè – per garantire una diffusione capillare dei diversi servizi e interventi: consulenza familiare, mediazione ai conflitti, sostegno alla genitorialità, gruppi di confronto per famiglie in contesti montani maggiormente isolati e marginali

In stretta integrazione con le amministrazioni locali, le scuole, il terzo settore daranno una specifica attenzione alle componenti giovanali dei nuclei familiari attraverso interventi individuali di sostegno all’autonomia dei giovani, in particolare NEET, creando anche spazi di ascolto, confronto e coprogettazione di iniziative degli stessi adolescenti e giovani del territorio.

L’OPERATORE SOCIALE DI COMUNITÀ

L’operatore sociale di comunità, con il ruolo di animatore di comunità, è la figura che opera sul territorio con l’obiettivo di:

  • massimizzarne il valore: attiva azioni e proposte in sinergia con gli altri attori del territorio, mantenendo un confronto con il pubblico, in un’ottica di innovazione e proattività, in percorsi di soddisfazione dei bisogni attraverso l’utilizzo delle risorse esistenti;

  • rigenerare: l’operatore sociale di comunità si attiva secondo la conoscenza del territorio, delle caratteristiche sociali ed evolutive, delle metodologie per promuovere un’azione di animazione della comunità e delle sue potenzialità, di educazione dove necessario e di sostegno.

L’operatore sociale di comunità svolge quattro funzioni essenziali:

  1. funge da riferimento di informazioni e di raccordo con i Servizi per i soggetti fragili delle Comunità locali, con particolare riferimento a quelli isolati (anziani, adulti malati o fragili, minori NEET)

  2. se necessario risponde con piccole attività di assistenza diretta, attiva reti (da valutare in quale misura: es. piccole commissioni, recapito posta/farmaci nei casi più di emergenza e come occasione di contatto con l’utente)

  3. rileva i bisogni sociali della Comunità di riferimento al fine di dare risposte progettuali e creative alle domande degli utenti attraverso il rafforzamento o la creazione di piccole reti quotidiane o la realizzazione di progetti di medio-lungo termine, facendo da raccordo tra i Servizi pubblici e le risorse informali e private; in questo senso attiva o riattiva processi di auto mutuo aiuto, promuove il ruolo degli anziani come risorsa della Comunità, rimette in gioco le reti di solidarietà formali o informali, individuali o collettive e crea legami con il mondo delle imprese locali (agricole e non)

  4. costruisce o contribuisce a costruire, alimenta e gestisce reti di prossimità, che coinvolgono soggetti pubblici e privati e che costituiscono il tessuto necessario per rispondere più compiutamente ai bisogni dei cittadini, con particolare attenzione a persone (adulti/minori/anziani) in difficoltà e/o isolati e alla loro integrazione sociale; costruisce reti che permettano di “prendere per mano”, di stare vicini, per quanto possibile, alle persone in difficoltà.

L’operatore sociale di comunità lavora in team con altri operatori, con gli operatori dei Servizi sociali e con l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.

L’operatore sociale di comunità potrà trovare la sua collocazione, in regime di dipendenza o libero professionale, in istituzioni pubbliche o private, associazioni, cooperative, in cui si svolgono azioni di prevenzione del disagio e delle marginalità, finalizzate alla promozione del benessere e delle potenzialità dell’individuo e della collettività, attraverso le risorse presenti nel territorio.

COME ACCEDERE AL CORSO

Il corso è riservato ai candidati in possesso di uno diploma o attestato di qualifica di educatore professionale o educatore specializzato oppure laurea in scienze dell’educazione, educatore professionale, oppure qualifica di educatore professionale, laurea in Scienze del servizio sociale o equipollente . Il numero massimo dei partecipanti al corso di primo livello è: 20 persone, di cui 4 individuate dagli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali partner del progetto e le altre 16 tramite iscrizione al corso di formazione. I candidati verranno selezionati in base ai criteri definiti dalla Commissione scientifica. Le ore di formazione saranno 300 e cominceranno a settembre

Le iscrizioni si aprono lunedì 22 giugno.

Info su http://www.cittametropolitana.torino.it/speciali/2017/graieslab/

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