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La ricerca della furbizia…

La ricerca della furbizia…
Mio suocero, classe 1924, mi ha raccontato questa vecchia novella che anticamente si trasmetteva oralmente, nelle notti d’inverno nelle stalle, Si narra che tanto tempo addietro in una noto paese della zona i due sindaci, nel seicento in Canavese, esisteva veramente la figura dei due amministratori di derivazione medievale dei due consoli, decisero in accordo con tutti i capifamiglia, che era giunto il momento anche nel loro piccolo paese fossero più furbi per evitare di rimare continuamente raggirati nella vendita di grano e nell’acquisto di legna da scaldare e fienaggio per nutrire gli animali. Si informarono da un viandante che passava periodicamente promettendo ogni volta unguenti miracolosi e si avviarono verso una grande città del territorio. (purtroppo non viene indicata ne la Comunità di partenza che quella dove andarono i due amministratori). Giunti in questa grande e grossa città, rimasero meravigliate dalle persone che trovavano per le strade, dall’infinità di botteghe e persone che si affaccendavano. Ma senza lasciarsi distrarre arrivarono all’indirizzo della persona che doveva fornire a loro la furbizia. Questi le accolse nella sua bottega, li stette ad ascoltare e gli dissi di passare nel pomeriggio che aveva pronto quanto chiedevano. Passarono nel pomeriggio e lo trovano con una grossa scatola di legno, con la scritta “Quae nocent docent”,che voleva dire ma, loro che ignoravano il latino e sapevano a mala pena scrivere il loro nome. “Le cose che nuocciono istruiscono”, insomma rendono più furbi. Da questa scatola proveniva uno strano ronzio. Il furbo bottegaio, gli disse di non preoccuparsi, il ronzio che sentivano era l’essenza della furbizia e gli dette le istruzioni di cosa fare prima di aprire la scatola per acquisire la furbizia per loro e per tutta la Comunità. Arrivati nella Comunità dopo aver viaggiato tutta la notte e sempre con la paura di essere derubati del prezioso carico della furbizia, fecero suonare la campana e chiamare a raccolta tutti i capi famiglia nel grande salone delle adunanze vicino all’attiguo palazzo del signore feudale, che assistette anche lui, per acquisire con tutti loro una dose di furbizia. Prima di aprire il la cassa di legno che aveva ogni tanto delle piccole feritoie da cui proveniva sempre più forte il sordo ronzio, si unsero tutti di miele, che avevano acquistato sempre da cui gli aveva venduto il contenitore della furbizia. Una volta che tutti avevano la faccia, le braccia e le gambe unte di miele, scrollarono un paio di volte la cassa gridando forte quanto c’era scritto in latino nella cassa. Aperta la cassa usci un nugolo di vespe inferocite dalla lunga cattività che incominciarono a mordere e pungere tutti i presenti. Allora gli abitanti di tutta la Comunità capirono che nella vita non tutto il male viene mai per nuocere ma per dare l’esperienza necessaria di non essere gabbati una seconda volta. Ma oggi quanto ci costano, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito? Purtroppo come gli antichi abitanti di quella Comunità oggi la maggioranza dei cittadini non sa distinguere tra furbizia e intelligenza. Ritengo che la forma di furbizia oggi più efficace è l’onestà, perché se i presunti furbi che poi si fanno truffare sono la maggioranza è anche vero che i veri furbi sono pochi, ma se cerco di rimanere onesto corro di meno il rischio di farmi fregare
Favria, 7.08.2020 Giorgio Cortese

Agosto è il periodo dell’anno in cui tutto rallenta, tranne il tempo.

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