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La peste a Favria

La peste a Favria
“A peste,f ame et bello, libera nos Domine”“O Signore, liberaci dalla peste, dalla fame e dalla guerra”. Nel 1378 inizia una epidemia probabilmente di peste nera. La peste prima di essere una malattia dell’uomo è stata una malattia del ratto. La causa della peste era ed è un bacillo di nome “Yersinia pestis”parassita del ratto ma non dell’uomo. Questa scoperta della scienza moderna (il bacillo fu isolato nel 1894 da Alexandre Yersin), ha messo in luce un fenomeno che nel Medioevo nessuno avrebbe sospettato: lo Yersinia pestis viene trasmessa agli esseri umani dalle pulci del ratto, le quali, infatti, succhiando il sangue del topo malato, trasmettono il bacillo dell’uomo, provocando epidemie terribili, il tasso di mortalità si aggira, infatti, secondo il tipo di bacillo dal 60% al 100%. La peste aveva fatto la sua comparsa già durante l’epoca romana ai tempi dell’imperatore Marco Aurelio, 161-180 d.C., che ne restò egli stesso vittima. Un’altra recrudescenza del morbo avvenne tra il 600 e l’800 la cosiddetta peste di Giustiniano. Nel XIV secolo erano trascorsi, dunque, più di cinque secoli dall’ultima manifestazione dell’epidemia. Sulle cause della sua riapparizione si sono formulate varie ipotesi. Pare comunque che l’epidemia abbia avuto origine ai piedi dell’Himalaya, dove pare esistesse un focolaio permanente che permetteva al bacillo di impiantarsi stabilmente nelle colonie di roditori che lì vi dimoravano. La creazione dell’impero mongolo, fondato da Gengis Khan nei primi decenni del XXIII secolo, aprì la possibilità di contatti tra le varie regioni asiatiche e la maggior velocità della diffusione dell’epidemia è dovuta all’uso del cavallo dei popoli mongoli che propagarono la peste in Cina nel 1331, da lì raggiunse la colonia genovese di Caffa in Crimea nel 1346. Nel 1347 il morbo è a Costantinopoli e nel 1348 dilaga in Italia e nel 1349 in Danimarca. Dopo due anni l’epidemia parve attenuarsi ma, le vittime in Europa erano state circa 30milioni, un terzo degli abitanti. La peste ricompare da allora ciclicamente ogni 9/12 anni con conseguenze devastanti. Viene debellata nel 1943 con l’apparizione degli antibiotici. Intanto in Favria prosegue l’epidemia di peste nera che continua negli anni 1382/84 continua a mietere morti. Poi tra il 1386-1387 Le popolazioni stanche di guerre, e anche gli abitanti di Favria danno origine ad una rivolta contro i signori detta Tuchinaggio. Successivamente nel 1393 scoppia una spaventosa pestilenza che spopola tutto il Canavese, e Favria (Ramella). Si segnala poi la peste nel 1552. Quelli che avevano la peste o si supponeva che fossero venuti in contatto con gli appestati venivano posti nel lazzareto. Dal punto di vista etimologico, lazzaretto deve il proprio nome all’isola di Santa Maria di Nazareth a Venezia, anticamente detta Nazarethum, per sovrapposizione col nome del personaggio evangelico Lazzaro, appestato per antonomasia, si mutò in “lazzaretto”. Tecnicamente, il lazzaretto era un tipo di ospedale destinato all’isolamento degli ammalati affetti da malattie contagiose e spesso incurabili. Il sinonimo moderno è “ospedale contumaciale”; il termine lazzaretto era usato anche per indicare il luogo destinato alla quarantena. In Piemonte, soprattutto nelle fonti del XVI-XVII secolo, il lazzaretto viene genericamente indicato con “cabane”: capanna, baracca, o altro luogo di ricovero di fortuna (con questo termine si indicavano anche generiche sedi dedicate alla quarantena. A Favria ve ne erano due una nella zona vicino alla Cascina Margherita adesso sulla Favriasca, l’altra in regione Braia tra Favria e Oglianico. Per notizia nel 1854, il colera appare nel Canavese. A Mazzè ci sono 66 morti, a Caluso 95 e ad Ivrea 24, ma di questo ne parliamo un’altra volta.
Favria, 24.03.2020 Giorgio Cortese

Sento nel mio animo un filo di speranza che si è attaccato come una goccia di rugiada ed il mio animo splende di sorrisi.

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