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La malapianta dell’egoismo

La malapianta dell’egoismo
Nelle prossime generazioni quando si studierà la storia attuale la domanda che sorgerà d’obbligo se sia nata prima la reazione alla grande paura dei migranti o se viceversa fosse stato il persistente egoismo di un’Europa in crisi economica, politica e morale e non più in grado di restare unita a seminarne la malapianta. Le prossime generazioni si chiederanno allora come si è giunti al rifiuto di un Paese civile e mite come l’Austria di ospitare nuovi migranti al punto da chiudere i propri varchi, così come avevano fatto la Macedonia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia, imbottigliando le lunghe schiere di profughi in una strada senza uscita in Grecia. E poi le repubbliche uscite dalla lunga dittatura comunista dell’Unione Sovietica, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia e le tre Repubbliche baltiche, Lettonia, che nei futuri testi incarneranno alla perfezione l’immagine di quella Grande Paura che in quel periodo stava frantumando l’Europa spingendola progressivamente verso una spaccatura frontale con se stessa e con l’idea che l’Europa dei fondatori aveva di sé. Ma io che vivo adesso nel presente l’Europa che che ho sotto gli occhi oggi è un’Europa capace di costruire muri, di stendere reti di filo spinato, di solleticare la pancia sorda dell’opinione pubblica con slogan brutali, in grado però di far crescere la fortuna elettorale di chiunque impugni lo stendardo della xenofobia, del razzismo, dell’euroscetticismo. Per tutti loro, per i loro leader, per i loro sostenitori i profughi e i migranti economici sono una minaccia, non una risorsa, soltanto un problema da risolvere, non prima di tutto persone con problemi da affrontare ed energie e competenze da valorizzare. Per tutti loro l’Europa di Schengen, quella della solidarietà fra i popoli nella sicurezza, è un’utopia fallita e in parte hanno ragione. Da ragioniere se oggi assommo gli egoismi nazionali, le miserie contabili, le ottusità nelle normative e l’inconsistenza degli eletti al parlamento Europeo, è si, hanno amaramente ragione! E adesso che siamo ad una progressivo appassimento dell’identità europea che rinsecchisce valori e speranze consentendo ai populismi nascenti di proliferare sulla delusione collettiva, la stessa Comunità Europea ci mette del suo non dando delle risposte efficaci, con un proliferare di vertici dove vengono stilate delle bozze, dove per quieto vivere politico i concetti essenziali di una società civile sono anestetizzati in freddo burocratese. Adesso vivo in un Europa che arriva a pagare il vicino, la Turchia per nascondere il problema, e dove lì i soldi da sprecare si trovano eccome! Adesso vivo in Europa affetta dalla Grande Paura, che ritengo ridicola se penso dal milione di richiedenti asilo, un granello di sabbia su mezzo miliardo di cittadini europei, a fronte di un Paese come il Libano, che di profughi ne ospita oltre un milione e mezzo su una popolazione di 4 milioni, e nonostante tutto non collassa. La mia speranza è che le future generazioni leggeranno che dopo la Grande Paura l’idea di Europa e di umanità abbia generato dei costruttori di ponti e non di muri, perché non è certamente con i muri o con i fili spinati che si fa integrazione. È gente che fugge disperata dai propri Paesi per motivi di guerra, di fame, di carestia, di persecuzione e l’Europa, che è il continente, la zona più vicina, ma in realtà il mondo intero deve veramente farsi carico di questa situazione, andando ad aiutarli nei paesi d’origine e facendo la guerra alla potente lobby dell’industria degli armamenti e a chi si ingrassa in tutto questa abominevole situazione, e non parlo solo degli scafisti ma a chi ha interesse di sfruttare i migranti come schiavi!
Favria, 6.08.2020 Giorgio Cortese

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