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Emmanuel Macron

La lezione francese

Sabato scorso, nel tardo pomeriggio, le Agenzie hanno battuto la notizia che «il governo francese ha annunciato il ritiro “provvisorio” di un punto dal progetto di legge per la riforma delle pensioni». Viene sospesa insomma l’istituzione dell’età di equilibrio a 64 anni che consentirebbe di ottenere la pensione a tasso pieno. O meglio: nel tardo pomeriggio di sabato scorso, alla fine dell’ennesima settimana di mobilitazione con le piazze francesi stracolme, in una comunicazione inviata alle parti sociali, il primo ministro Edouard Philippe, pur mantenendo il principio, si è detto «disposto a ritirare» provvisoriamente l’età di equilibrio a 64 anni dal progetto di legge sulla riforma delle pensioni. Perché il «pivot» dei 64 anni (il punto di equilibrio per non avere decurtazioni della pensione) fa problema, e trattare su questo potrebbe dividere i sindacati, per ora compattissimi. 

Dopo la mobilitazione del 9 gennaio, tutti i media hanno sottolineato che questo «è lo sciopero più lungo dal 1968: 36 giorni consecutivi per i lavoratori del settore pubblico, la stessa durata delle proteste a scacchiera della Sncf (le ferrovie francesi) di aprile-giugno 2018». Ora, per noi è stupefacente che si possa contare su 42 regimi diversi previdenziali (con il 97% dei francesi che partecipa ad almeno due sistemi) e che alcune casse pensionistiche vengano finanziate dalla fiscalità generale. 

Ciò non toglie che il braccio di ferro ingaggiato dai lavoratori francesi con il presidente Marcon è di per sé elettrizzante, non solo per l’ampiezza e la durata del movimento, ma per essere stato capace di raccogliere un consenso ampio e una comprensione generalizzata da parti di soggetti sociali meno coinvolti. Elettrizzante anche per il fatto che la Francia non è mai stata un Paese fortemente sindacalizzato. Come il movimento dei gilet gialli, pur scollegato dalle organizzazioni politiche e sindacali e rappresentativo della Francia periurbana e rurale che si sentiva e si sente ignorata e marginalizzata, ha beneficiato di una notevole benevolenza popolare, così questo movimento iniziato da alcune categorie di lavoratori «privilegiati» in opposizione ad una riforma strutturale ha beneficiato di un consenso ampio e durevole perché è stato capace di interpretare inquietudini e malesseri diffusi. 

Sullo sfondo, ma non tanto, il sospetto che la riforma punti a mettere le mani sui risparmi previdenziali dei francesi dirottandoli sul mercato finanziario privato, consentendo alla società d’investimento più grande del mondo di gestire anche i fondi pensione d’Oltralpe. Anzi. Si vocifera che proprio gli esponenti di questo Fondo siano i consigliori del presidente francese. Oltre alle dichiarazioni con le quali Larry Fink (patron della BlackRock) indicava, prima delle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron come candidato ideale per la Francia e, di recente, un commento circa la riforma pensionistica che consentirebbe di «riorientare i risparmi dei francesi verso l’economia reale», ha fatto molta sensazione la concessione della Légion d’honneur a Jean Francois Cirelli, attuale presidente della società d’investimento BlackRock per la Francia. Vincere (provvisoriamente) sull’età e perdere di vista tutto il resto, potrebbe rivelarsi un pessimo risultato. 

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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