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La grande guerra?

Ogni anno, in occasione del 4 novembre, il dibattito si arricchisce di nuovi elementi, forte della propaganda nazionalista che bolla come eretico chiunque osi criticare nel merito l’evento celebrativo, reo di non comprendere l’importanza di una festa di unità nazionale o, peggio, di essere contro le forze armate.

Per questo è bene ricordare che la festa venne istituita il 4 novembre del 1919 per celebrare la memoria della “grande guerra”, così definita per l’eroismo e il patriottismo dei soldati che sacrificarono la propria vita per la patria. La commemorazione ufficiale ha visto nell’immediato dopoguerra il moltiplicarsi di monumenti ai caduti e cerimonie pubbliche per esaltare gli “eroi” di una vittoria che completò l’unità nazionale.  Tant’è che nel 1922, dopo la marcia su Roma, la festa cambiò anche il nome in Anniversario della Vittoria, accentuando il richiamo militarista della celebrazione (nel 1949 ritornò al suo significato originario).

Inoltre, è bene ricordare che proprio durante il fascismo andarono distrutti monumenti e lapidi “alternativi” il cui obiettivo era quello di mantenere sì il ricordo ma in opposizione alla guerra: l’orrore del conflitto e di soldati mandati morire come vittime e non come eroi, come ci ricorda il professor Saudino: “…che il 4 novembre non vi è nulla da festeggiare e che anzi il 4 novembre è un giorno di lutto nazionale, poiché in quella data termina una delle guerre più violente della storia, costata la vita ad oltre tredici milioni di uomini. La grande guerra fu un vero e proprio crimine politico figlio dell’aggressività dell’imperialismo, della cecità delle classi dirigenti, delle alleanze militari, della corsa agli armamenti, della violenza dei nazionalisti, della crisi del movimento operaio internazionale e della volontà della grande borghesia di trasformare la lotta di classe tra sfruttati e sfruttatori, interna alle nazioni, in una lotta orizzontale tra proletari e contadine nelle trincee. La prima guerra mondiale fu una scellerata macelleria sociale senza precedenti dal cui sangue sbocciarono i frutti velenosi del fascismo e del nazismo, che portarono il mondo nel baratro di un nuovo e ancor più devastante conflitto globale, fatto di stermini, lager, genocidi e armi atomiche”.

Così recitava l’iscrizione sul monumento ai caduti di Tolentino: “Possa la santità del lavoro redento/fugare e uccidere per sempre/il sanguinante spettro della guerra/per noi e per tutti le genti del mondo/questa la speranza e la maledizione nostra/contro chi la guerra volle e risogna”.

Ed oggi, al di fuori di qualsiasi ipocrisia, questa dovrebbe essere la “versione della memoria” da ricordare e raccontare ai nostri giovani. In nome della pace e della Costituzione il ripudio totale della guerra e di ogni sua forma di esaltazione e celebrazione di eroismo, ricordando tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti, nonché i disertori che non vollero partecipare a quella che Papa Benedetto XV definì “un’inutile strage”. Per non parlare delle lettere censurate dal fronte dei soldati contro il re.

Invece, la retorica dominante si nutre di propaganda e falsi simulacri, omettendo di raccontare ciò che la “guerra porta sempre con sé, e cioè morte, violenza e violazione dei diritti umani”.

In questo scenario si collocano i politici che non esitano ad esibire rosari o ad invocare (essendo a corto di argomenti reali) Dio nei propri comizi. Dimenticando, forse, che quello che invocano è il Dio del buon samaritano che ebbe compassione dell’uomo percosso, senza chiedersi come mai l’Unione europea non fosse intervenuta prima. Dimenticando, forse, che il tratto distintivo della testimonianza dell’uomo di Nazareth, sia esso il Cristo o il figlio di un falegname, sia stata proprio quella della non-violenza quale linea di condotta nella sua predicazione. Altrimenti, sarebbe stato più semplice farsi eleggere senatore o essere a capo di cento legioni romane per “imporre” il proprio messaggio.

Di questo e di altro si potrebbe discutere, anche e non solo, il 4 novembre, forse per scoprire che “la grande guerra” fu un grande inganno.

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Blogger: Alessandro Brescia

Alessandro Brescia
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