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La democrazia dei social e la disinformazione pilotata

L’italia sta implodendo. La democrazia dei social è l’egemonia della mala informazione, della legge di chi è più veloce a digitare sulla tastiera, ad usare gli hashtag giusti ed a colpire meglio la pancia del lettore svogliato, annoiato ed alla ricerca del nuovo nemico da combattere.

La mancanza di occupazione e di infrastrutture non esiste, la criminalità organizzata sembra scomparsa, le incomprensioni diplomatiche e il crollo di produzione industriale e competitività a livello internazionale sono chiacchiere da bar. Il reale problema è l’immigrazione, lo straniero che incalza e dobbiamo combattere per evitare la colonizzazione del nero. Porti chiusi ed ognuno a casa sua. Tolleranza zero. Finalmente siamo tutti italiani contro il nemico comune. Le differenze tra nord e sud (infrastrutturali, economiche, politiche, sanitarie), tra napoletani e milanesi, torinesi e palermitani, triestini e romani, le mettiamo momentaneamente da parte, o non ne parliamo troppo ad alta voce, così le autonomie locali diventano realtà senza che si sia capito bene come o a vantaggio di chi.

Non importa se (fonte il sito del ministero dell’interno) si sbarchi nel 2017 sono stati di oltre 96mila unità, sono passati a 18mila nel 2018 e, abra cadabra, il 5 agosto 2019  sono arrivati nella nostra penisola in 3950. Il nero che delinque. Il nero che porta in Italia le malattie, uccide i nostri uomini e violenta le nostre donne, o soltanto per pochi euro ci porta a domicilio il pasto pronto ordinato su un sito di cibo pronto.

La retorica dell’emergenza, dell’invasione e della colonizzazione, come l’appello alla lotta contro il nemico comune, ha un doppio benefit: accomuna il diverso contro una diversità maggiore e distoglie l’attenzione dalle vere emergenze. Passano in secondo piano l’economia in crisi, il pil che migliora solo grazie ai consumi privati innalzati da un reddito assistenzialista (lo stato che si nutre di se stesso) e la produttività di un paese che non decolla; il nuovo assistenzialismo del reddito di cittadinanza che disincentiva la voglia di lavorare e la regolarizzazione dei posti di lavoro diventati troppo cari (tra contributi e costi di gestione le spese accessorie di un dipendente raddoppiano il costo del lavoro); le tangenti o “regali” di ringraziamento che  lubrificano i cardini della macchina burocratica e chi (tutti), per mantenere la poltrona, si adatta al sistema che non può cambiare. 

Per fortuna oggi tutti abbiamo il nostro nemico da combattere. Ognuno scelga il suo. Si chiama democrazia.

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Blogger: Mary Rider

Mary Rider
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