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L'assessore Claudio Castello

La catastrofe del teleriscaldamento ci costa 25 milioni di euro

Il teleriscaldamento chivassese è una catastrofe. Man mano che emergono altri particolari, il disastro appare nelle sue dimensioni. Inevitabile la domanda: chi sono i responsabili? Il Comune ha sottoscritto contratti con Enerchivasso di Settimo, che sta posando le tubature, e con Edipower di Milano, la cui centrale dovrebbe immettere il calore nei tubi: entrambe le società si sono accortamente messe al riparo dai rischi che l’incerto futuro dell’economia italiana riserva loro. In base al suo contratto, Edipower non è tenuta a fornire il calore in caso di fermata temporanea o definitiva della centrale. A sua volta, Enerchivasso ha la facoltà di rinegoziare la concessione se la centrale smette di erogare il calore. E il Comune di Chivasso? Se resterà col cerino in mano, a chi va attribuita la responsabilità della scottatura? I contratti sono stati approvati o sottoscritti tra il 2005 e il 2007: il primo dal sindaco Fluttero, il secondo dal sindaco Matola, entrambi di centrodestra. Dal 2011 le amministrazioni De Mori e Ciuffreda, di centrosinistra, hanno portato avanti il progetto. Il contratto con Enerchivasso reca anche la firma di due alti dirigenti del Comune, quelli a cui paghiamo la botta di 80, 100 mila euro di stipendio lordo annuo. Quanto alle opposizioni, l’attuale minoranza di Adriano Pasteris non mi pare si sia molto preoccupata (se sbaglio correggo). E i consiglieri del centro sinistra che conducevano l’opposizione si fa per dire a Fluttero e Matola? Ricordo nel 2005 i consiglieri DS che andavano in pellegrinaggio a Settimo Torinese nella sede di ASM (Azienda Servizi Municipali), la casa madre di Enerchivasso, ad esaminare il progetto. Non dubito della loro buona fede: sicuramente erano convinti che una tecnologia superata come il teleriscaldamento fosse un’ottima cosa per Chivasso. Però mi è rimasto un dubbio: avevano un occhio di riguardo per ASM, la società dei loro compagni di partito di Settimo? Così, destra e sinistra ci hanno portati al pasticcio attuale. Tutti d’accordo: il teleriscaldamento non si doveva toccare! Eppure, era così difficile coltivare qualche dubbio? Se non nel 2005, almeno a partire dalla grande crisi cominciata nel 2007. Era ragionevole affidarsi, o meglio impiccarsi, alla centrale Edipower, ad una sola ed unica fonte di calore, contando sulla sua eternità? Una volta consideravamo Mirafiori, il Lingotto, lo stabilimento Lancia, la centrale Enel, come dei monumenti che sarebbero durati per sempre, e i cui dipendenti godevano del posto assicurato fino alla pensione. Oggi, con l’attuale volatile economia, anche i monumenti come la centrale tirano giù improvvisamente la serranda, talvolta definitivamente: le società a cui appartengono combattono in un mercato in continuo mutamento, e non esitano a chiudere e tagliare ai primi segni di cambiamento di congiuntura. E’ del 2010 l’allarme lanciato da un dirigente Enel davanti all’Autorità per l’energia. Negli anni successivi è andata anche peggio. La domanda di energia diminuiva e i produttori, Enel, Suez, Eon, Edison, Sorgenia, annunciavano dismissioni. In Comune leggevano i giornali o Topolino? Nel frattempo il teleriscaldamento diventava, oltre che un’impresa economicamente rischiosa, anche una tecnologia obsoleta. Nel settembre scorso l’assessore Claudio Castello ci ha detto che quello di Chivasso costerà 20-25 milioni di euro. Una somma del genere potrebbe venire impiegata per attuare e incentivare il risparmio e l’efficienza energetici, attraverso la ristrutturazione di edifici pubblici e privati, o per coprire di pannelli fotovoltaici quelli pubblici. Tanto per citare solo due dei tanti interventi attuabili per sottrarci, nella misura del possibile, alla dipendenza dal fossile, petrolio e gas, e alla sorte malcerta dei megaimpianti come la centrale Edipower.

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