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LA BATTAGLIA DEL TEGERONE

Si tratta di una battaglia che si svolse il 7 ottobre 1333, ma ma merita di essere ricordata perché fu l’unica battaglia, di una certa importanza, combattuta nei pressi di Poirino. Agli inizi del del XIV secolo il Piemonte era in gran parte soggetto al dominio del ramo cadetto di casa Savoia, denominato de’ Principi d’Acaja, mentre il ramo primogenito continuava a reggere i paesi d’ oltralpe. Nel 1312 i conti di Biandrate, dopo avvenuta la distruzione del castello di Porcile a causa del loro mal governo, avevano ceduto a Filippo di Savoia, principe di Acaja, tutti i diritti ad essi spettanti sui luoghi di Poirino, Porcile, Ceresole, Tegerone, Stoerda e Castiglione. Nella primavera dell’anno 1333 si era costituita contro il principe d’ Acaja una lega da parte di Roberto d’ Angiò, re di Napoli, Federico di Saluzzo, Teodoro marchese di Monferrato e la città di Asti. Di essi alcuni diffidavano del principe, altri agognavano di occupare qualche terra ai suoi danni. Nel giugno di detto anno si ebbero i primi rumori di guerra, e il giorno 26 Filippo avvertiva i Torinesi, a lui favorevoli, che la strada del Sangone era occupata dalle milizie nemiche. Nella primavera dell’anno 1333 si era costituita contro il principe d’ Acaja una da parte di Roberto d’ Angiò, re di Napoli, Federico di Saluzzo, Teodoro marchese di Monferrato e la città di Asti. Di essi alcuni diffidavano del principe, altri agognavano di occupare qualche terra ai suoi danni. Nel giugno di detto anno si ebbero i primi rumori di guerra, e il giorno 26 Filippo avvertiva i Torinesi, a lui favorevoli, che la strada del Sangone era occupata dalle milizie nemiche.
Fino a settembre sostarono le operazioni militari, ma poco dopo la guerra scoppiò.

I Chieresi, che inclinavano fortemente al Principe, gli fornirono un buon soccorso, mentre gli Astigiani, che secondavano i disegni della lega, ai primi di ottobre andarono in gran numero ad ingrossare il regio esercito, che si era accampato presso Poirino, una delle piazze che agli Astigiani particolarmente premeva di ricuperare. Il principe d’ Acaja, raccolte i suoi uomini, compose delle milizie comunali, e soprattutto quella di Torino e di Chieri, mosse immediatamente al soccorso. Così, ingaggiata battaglia il 7 ottobre 1333 a Tegerone, pienamente sbaragliò i cavalieri provenzali e la superba fanteria astigiana. Grande fu il bottino, molti i prigionieri, tra cui quattro Solari e altri fra i più cospicui cittadini di Asti. Il principe, qualche giorno dopo ritiratosi a Vigone, spedì due nobili a raccogliere i prigionieri rinchiusi nelle carceri dei Comuni. Tale fatto d’arme, se valse a liberare Poirino dalla minaccia degli Angioini e degli Astensi, che volevano impadronirsene, non ebbe però grandi conseguenze tattiche e nemmeno politiche, perché le ostilità non cessarono, e già nel marzo 1334 i Provenzali e i loro alleati avevano ripreso l’offensiva contro gli Acaja. Anzi ci fu qualcuno, avuto riguardo all’abbondante preda fatta rispetto alla durata del combattimento, definì la battaglia di Tegerone come una semplice razzia. In campo vi era anche il castello di Tegerone, che già è nominato in una carta dell’ anno 1031, doveva avere una numerosa popolazione, se vi erano ben tre chiese, intitolate rispettivamente a S. Pietro, a S. Giovanni e a Santa Maria, come risulta dall’atto 7 marzo 1147 da Papa Eugenio III, nel quale, confermandosi i privilegi e le possessioni dell’Abbazia di San Solutore in Torino, si nominarono espressamente le predette tre chiese di Tegerone, con le terre, le decime e loro appartenenze, e lo stesso ripete poi e conferma l’altro atto 23 luglio 1289 di Papa Nicolò IV.

Una è quella del “GAMENARIO”, così detta dal castello di tal nome, quadrato, con piccole torri, che si eleva a pochi passi da Santena, i cui avanzi ora sono ridotti a casa colonica. Da qui, il 23 aprile 1345 le milizie provenzali della regina Giovanna di Napoli, unite con quelle comunali di Chieri, Montafia e Castellinaldo, furono duramente sconfitte dalle forze di Giovanni Marchese del Monferrato e degli Astigiani in una battaglia, che dovette essere cruenta, se è vero quello che riferiscono i cronisti, che vi caddero ben tremila uomini, tra cui lo stesso siniscalco della Regina, Reforza d’Agoult. Assai famosa è l’ altra battaglia, quella di Ceresole, che l’Arpino nella sua cronaca chiama “PUGNA CERESOLIANA” . Durante le lunghe guerre tra il Re di Francia Francesco Primo e il Re di Spagna e poi Imperatore Carlo V, il 14 aprile 1544 i due eserciti nemici si scontrarono presso Ceresole d’Alba; da prima la fortuna fu favorevole agli imperiali, ma poi essendosi levato il grido:” VOLTA, VOLTA”, senza che se ne sapesse il motivo, la cavalleria cesarea si mise in fuga perso Asti, traducendo così l’antico proverbio che la “CAVALLERIA O PRESTO VINCE O PRESTO FUGGE”. La fanteria rimasta sola fu facilmente disfatta; gli imperiali persero diecimila uomini oltre tremila prigionieri; ma pure ai francesi costò cara la vittoria, e molti di essi, ridotti a mal partito, cercarono rifugio anche a Poirino.

Tale battaglia ebbe grande importanza, perché la vittoria francese sventò il barbaro disegno del marchese Del Vasto, duce degli imperiali, di dare il sacco e il guasto al Piemonte per poter poi invadere la Francia. La terza battaglia avvenne anche vicino a Santena, e precisamente al ponte sito su quella parte della Banna detta Po morto, ponte chiamato della Rotta dal nome di un castello tutt’ora esistente. E fu ancora una clamorosa vittoria dei francesi, guidati da Enrico di Lorena, conte D’Harcourt, capitano dei più famosi del secolo, contro le milizie spagnole e piemontesi condotte dal Marchese di Leganes, governatore di Milano. Essa seguì il giorno 19 novembre 1639; durissima fu la lotta da parte dei francesi, che combattevano contro un nemico molto superiore di numero, essendosi agli spagnoli uniti i piemontesi sotto il comando del Principe Tommaso di Savoia; ma vinse l’ ardimento e la bravura dell’ Harcourt. Pare anche che una delle cause della sconfitta degli Ispano – Piemontesi sia stato che il Leganes ritardò troppo a partire da Poirino, dove era alloggiato. E’ celebre l’ episodio che, secondo la tradizione popolare, sarebbe avvenuto dopo la battaglia tra i due capi degli eserciti nemici. Il Leganes mandò per un trombetta a dire all’ Harcourt: “Se io fossi Re di Francia, farei tagliare la testa all’Harcourt per essersi avventurato a battaglia contro forze tanto superiori” E l’Harcourt di rimando: “Va a dire al tuo signore che, se io fossi Re di Spagna, farei tagliare la testa a Leganes per essersi lasciato battere da forze quattro volte inferiori”. Le più antiche strutture di questi castelli a Poirino sono quelle di Stuerda, Tegerone, Castiglione, Porcile e Masio, ma di loro non è rimastra traccia se non il nome della località. Oggi del castello medioevale di Tegerone è rimasto soltanto un tratto del fossato, tuttora utilizzato come peschiera per l’allevamento delle tinche….

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Blogger: Fabrizio Bacolla

Fabrizio Bacolla
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