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Ivrea via Jervis

IVREA. Variante di via Jervis, chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno, e chi mezzo vuoto.

L’Assessore Giovanna Codato lo vede mezzo pieno: la variante di via Jervis, “porta” di Ivrea già sottoposta a vincolo monumentale, centro gravitazionale della candidatura Unesco, consentirà un ventaglio più variegato di destinazioni degli immobili. Si potranno aprire negozi di piccolo vicinato, fino a 250 mq ciascuno. Si potranno ridisegnare i parcheggi.

Tutto questo “per favorire il riuso di un’area dismessa”. E parliamo di 150mila mq, vuoti o semi abbandonati dagli inizi del duemila. “Chiaro che una zona così debba essere riqualificata – sostiene Codato -, valorizzata e deve tenere alto il nome di questa città, che si è spesa in una vision, ha finanziato un intervento (il dossier di candidatura Unesco), ed è vero, pur con i piccoli strumenti che può fornire la Legge Regionale, che questa variante può cambiare Ivrea, e non ha la presunzione né l’arroganza di inserirsi in un contesto di urbanistica rigida per la quale è scaduto il tempo. Dobbiamo dare il fiato giusto con gli obiettivi giusti che sono stati ben chiariti proprio nel piano di candidatura Unesco e sono stati ben interpretati da Ministero che ha vincolato quei beni. Via Jervis era un esempio di urbanistica progettata che ha finito il suo tempo. Non è solo una scelta politica ma un atto doveroso perché non possiamo lasciare morire 150mila mq di area industriale”.

E questa è la risposta per chi, come Comotto e Tognoli della minoranza, vede invece il bicchiere mezzo vuoto, non vede una vision ma un saltellamento caotico da un’area all’altra di Ivrea. Il PP3 dell’ex Montefibre, il nuovo ambulatorio, il tribunale, il Piano Particolareggiato attuato nemmeno per al 50 per cento e abbandonato… La politica urbanistica è uscita dal centro storico.

“Qui si parla di via Jervis, asse della nostra storia, il tentativo di sminuire la portata di questa variante un po’ mi preoccupa quando si dice di aprire la porta al commercio di vicinato – sostiene Francesco Comotto -. Penso alla fila di negozi che stanno chiudendo in via Palestro, in via Arduino. Negozi di vicinato in via Jervis? Ditemi quante residenze vedete e mi pare che le attività essenziali si contino sulle dita di una mano”.

In quanto ai parcheggi Comotto osserva che “non è il problema di via Jervis ma di tutta la città. Un piano complessivo. Questo sarebbe, a mio avviso, una vision. Qui, di vision, non ne vedo nessuna”.

E basta tornare sul tema trito e ritrito della candidatura Unesco, che ancora ingolferà le orecchie visto che l’Amministrazione vuol continuare ad investirci: “Cappai e Meinardis – è tornato all’attacco il consigliere di “Viviamo Ivrea” hanno progettato un edificio, la Serra, che non è stato inserito nel parcheggio Unesco. Quando digito i loro nomi su internet trovo, da tutto il mondo, le foto della Serra. E’ l’ennesima dimostrazione che la candidatura è stata fatta con superficialità. E poi negli atti che allegate alla variante si cita il profilo orizzontale della Serra, la Bella Dormiente, mi si apre il cuore, e poi penso che avete costruito il Poliambulatorio… trovo tutto questo, per non dire vergognoso, quantomeno inopportuno”.

Se si vuol parlare di una “vision”, allora, “mandiamo lettere casa per casa e raccogliamo i pareri della gente. La politica urbanistica non va fatta solo con i grandi immobiliaristi che sono in via Jervis, facciamolo anche per altre zone dove ci sono edifici degli anni ’40 e ’50 che rischiano di svuotarsi”.

Su questo fronte l’Amministrazione ha attivato il progetto “Casa prima cosa”. “Proprio per informare, agevolare e dare anche un supporto a chi abita in queste case” spiega Codato. Che ha anche replicato: “le cento richieste di variante sono state da me raccontate in un documento che ho inviato a tutti i consiglieri della commissione ed è stato chiesto a voi di dare feedback sui criteri, è stato chiesto un contributo. E’ la base di partenza per nuovo bando”.

Più drastico Alberto Tognoli della “Lista dei Cittadini”: “a mio modo di vedere questa variante va in controtendenza rispetto a candidatura Unesco. Indubbio è che si cerchi di allargare i cordoni dell’utilizzo di ampissimi spazi poco utilizzati. E ci sta. Ma discutibile è il perché: alcuni buoi sono già scappati dalla stalla ad esempio con l’alterazione delle connotazioni storiche di Palazzo Uffici e con le trasformazioni invasive all’interno di questo edificio, legittime, ma peccato che per rispondere a normative assolutamente restrittive oggi in vigore siano stati eliminati materiali caratteristici. Altro esempio: recentemente l’Amministrazione ha riordinato la viabilità come via Carandini, via Pavone eccetera, ottenendo un risultato apprezzabile per evitare la sosta selvaggia ma la strada parallela a via Jervis è diventata un parcheggio permanente. Una volta c’era una proporzione tra spazi e parcheggi, poi abbiamo vissuto l’exploit Olivetti ed oggi ci troviamo in questa situazione”. 

E poi ancora, sul commercio: “E’ in atto da tempo un depauperamento continuo del centro storico col trasferimento del Tribunale e non è stata trovata nemmeno una sostituzione per Palazzo Giusiana, e non sarà lo spostamento degli uffici comunali che colmerà questa lacuna. Immagino la felicità di chi gestisce ancora degli esercizi nei centro storici quando scoprirà che in via Jervis potranno aprire anche in quell’area”.

Insomma, se questo è il primo passo di Codato verso l’accaparramento della delega al commercio (che sta sfilando dalle mani del non troppo apprezzato Assessore Giovanna Strobbia), per la minoranza sta partendo col piede sbagliato.

A prendere le difese dell’Assessore, dai banchi del Pd, Paolo Bertolino. “Eh insomma, siamo in una economia liberale – è intervenuto in consiglio -, c’è la libera concorrenza e non è detto che i negozi del centro chiudano. Se chiudono è perché non sono in grado di competere. Sui parcheggi, poi, abbiamo da poco concluso il parcheggio in via Torino, siamo riusciti a farlo diventare ad uso pubblico. Stiamo proseguendo nell’operazione di reperire spazi che erano della Olivetti, poi acquisiti da altre società o fondi immobiliari. Questa è una delle mission”.

In tutta la discussione è rimasto equidistante Pierre Blasotta del Movimento 5 Stelle, interessato più ai disagi concreto e quotidiani dei cittadini. “Capisco – ha commentato il pentastellato – da un lato esigenza pratica, di recuperare un’area, dall’altro la sensazione che si voglia privilegiare qualcuno in questa operazione. Non voglio entrare nella disputa. Di certo c’è che il problema dei parcheggi andrà risolto”.

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