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IVREA. Tutti contro il ponte di Ativa

Lo ha affermato persino Paolo Foietta, Direttore Territorio, trasporti e protezione civile della Città metropolitana: “andare ad aggiungere infrastrutture nella zona del Nodo Idraulico non è la soluzione, significa modificarne tutta la dinamica”.

L’incontro, che si è svolto martedì sera in una sala Santa Marta gramita, ad Ivrea, promosso dal circolo locale di Legambiente, per dibattere del megaponte che l’Ativa vorrebbe costruire lungo la Dora Baltea, da Pavone fino a Borgofranco d’Ivrea, si è concluso con una richiesta condivisa: servono ulteriori studi, e servono in fretta.

Ivrea incontro Ativa Legambiente 2015 pubblicoLa Città Metropolitana ha già fatto presente alla Regione Piemonte la disponibilità a riaprire un tavolo di confronto, mentre L’associazione ambientalista mantiene alto il livello di attenzione, ostile all’innalzamento dell’A5 di circa quattro metri, per una lunghezza di 500 metri, che l’Ativa spa vorrebbe barattere con la proroga della concessione autostradale, in scadenza nel 2016, per la durata di trent’anni, da parte della Regione Piemonte.

“La concessione scadrà a fine anno, noi stiamo sorvegliando con i nostri contatti e faremo tutto ciò che è possibile” ha sottolinea Vanda Bonardo del CIPRA Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi). Il tempo stringe, ma ci sono margini d’intervento nell’ambito dell’iter burocratico. Specie perché tutti stanno vedendo con i propri occhi che cosa significherebbe l’innalzamento per mezzo chilometro: il ponte sul viadotto Marchetti, realizzato a Pavone, primo stralcio dell’opera faraonica, è un pugno nell’occhio difficile da digerire, per il quale non era stata prevista nemmeno un valutazione di impatto ambientale, ed ecco il risultato.

Ivrea incontro Ativa Legambiente 2015La differenza è che, sue i lavori in canton Marchetti urgevano per problemi idraulici, sul resto del tratto la questione è diversa. La sopraelevazione, con la creazione di un viadotto a Salerano, in sostituzione dell’attuale terrapieno, in cui dovrebbe confluire l’acqua, in caso di esondazione, per raggiungere il rio Ribes, provocherebbe delle conseguenze. “Che succederebbe – ha domandato Cieol – se nel rio Ribes dovessero arrivare 300/400 metri cubi di acqua in più rispetto al 2000?”, visto che quindici anni fa non era presente tutto l’attuale sistema di arginature, e quindi l’acqua dovrebbe confluire in maggiore portata dell’alveo dell’affluente della Dora, e con maggiore velocità, se ristretta in una viadotto. E non si può abbassare l’incile per la presenza di gasdotti sottostanti.

“Lo studio si ferma a Salerano e Fiorano, varrebbe la pena di redarne un altro che comprenda tutta l’area” ha aggiunto l’ex Sindaco di Banchette Maurizio Cieol, tra i primi firmatari della petizione che lanciò Legambiente due anni fa. Ed infatti restano interrogativi su ciò che sarebbe l’impatto anche per i Comuni a valle. “Mi faccio portavoce dei sindaci della pianura, Strambino è il punto in cui si realizza la confluenza tra la Dora ed il Chiusella, cosa dobbiamo aspettarci?” è intervenuto il Sindaco di Strambino Sonia Cambursano, senza ottenere infatti risposte.

“Affrontando il Nodo Idraulico parliamo di un progetto di area vasta – hanno ribadito sia Foietta che Nevio Perna di Legambiente -. Il Ribes non era nient’altro che l’ex alveo della Dora, in epoche molto antiche, che alla fine confluiva nel Chiusella. L’incile è grande cento ettari. Sotto di esso sono presenti delle infrastrutture. Il Pai (Piano di Assetto Idrogeologico) dice che l’opera pubblica, come la sopraelevazione e la creazione del viadotto, non deve influire sul corso idraulico. La situazione potrebbe essere risolta in altri modi. La soluzioni alternative ci sono per non perdere i contatti con la Francia e la Valle d’Aosta in caso di alluvione. Se l’A5 dovesse restare chiusa basterebbe imboccare la ss26, che viene messa in sicurezza”.

Il tema della serata, “Sopraelevazione fa rima con concessione? Sicurezza idrogeologica: quali priorità per il territorio?”, è stato sviscerato con i contributi di Diego Corradin (Osservatorio Paesaggio AMI) e Daniele Meregalli (FAI Fondo Ambiente Italiano). Presenti molti amministratori comunali e cittadini che avevano già vissuto sulla loro pelle l’alluvione.Ivrea incontro Ativa Legambiente 2015 Sonia Cambursano

“Anche se non direttamente interessati- ha aggiunto il Sindaco Carlo Della Pepa, tra i relatori al tavolo –, siamo molto preoccupati. In questi anni il livello di sicurezza è aumentato, ad Ivrea si stanno ultimando interventi in via delle Rocchette ma ci sono punti critici tra Pavone e Fiorano e vorremmo capire che cosa significhi costruire una sorta di diga e bucarla per 500 metri”.

Anche perché, nell’ambito del Nodo Idraulico, ci sono altre priorità. “A Torre Balfredo l’acqua sta scavando nella discarica e qui l’Aipo deve intervenire creando difese spondali” ha ricordato Perna, proponendo un prossimo appuntamento.

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