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Manifestazione pace ivrea

IVREA. Spegniamo la guerra, accendiamo la pace

Sabato 25 gennaio 2020 giornata di mobilitazione internazionale per la pace, contro le guerre e le dittature, a fianco dei popoli in lotta per i diritti. Manifestazione anche a Ivrea.

In piazza a Ivrea si è svolta una bella manifestazione, con vari interventi e canzoni pacifiste. Sono state raccolte 130 firme tra i presenti, da allegare all’appello che verrà consegnato al Prefetto di Torino, con le richieste al Governo italiano.

Dopo l’introduzione pronunciata dal Presidente del MIR, Pierangelo Monti, è stato letto l’appello della Rete Pace e la lettera dei manifestanti di piazza Tahrir (Bagdad). Rappresentanti di alcune delle 27 organizzazioni aderenti alla manifestazione hanno spiegato alcuni punti delle richieste contenute nell’appello.

Al termine della manifestazione è stato distrutto un missile di cartone, dicendo i nomi dei missili di alcuni stati che quel missile simbolizzava (con riferimento all’amico Turi Vaccaro).

 

INTRODUZIONE ALLA MANIFESTAZIONE

Questa giornata internazionale di mobilitazione per la pace è stata lanciata dal movimento pacifista statunitense contro l’attacco di Trump all’Iran.

Ma comincio col ricordare che sono trascorsi esattamente quattro anni dalla scomparsa in Egitto Giulio Regeni. Le autorità egiziane si ostinano a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio.

In questi anni non ci siamo mai arresi. Continuiamo a chiedere verità per Giulio Regeni!

Il 2020 è iniziato con un rischio enorme di un’altra guerra su vasta scala, che si aggiunge a quelle già in corso, specialmente a quella a noi vicina, in Libia. E noi abbiamo subito sentito la necessità di dire: Fermatevi! Basta guerre! Non vogliamo più che scorra sangue umano a causa delle armi, non vogliamo assistere a stragi, a violenze, a distruzioni.

I movimenti che formano le Reti della Pace e del Disarmo hanno rilanciato la proposta di questa giornata. Oggi 365 organizzazioni, in 53 città italiane hanno promosso manifestazioni come questa. Ma ci sono iniziative in 20 nazioni (da Canada a Costarica, da Australia a Venezuela, da Uganda al Giappone).

Ora sembrano essersi attenuate le minacce da parte statunitense e iraniana, ma continua il CONFLITTO IN LIBIA e tante guerre. Poi sappiamo che i rischi di guerra ci sono ancora, perchè come è vero che tutti hanno bisogno di pace, di stare in pace, c’è chi ha interesse a fare le guerre. A costoro i popoli devono opporsi, togliere il potere, abbatterli dai troni. Invece si continua a investire in armamenti continuando a pensare di preparare la guerra per avere la pace. La situazione permanentemente tragica dell’Iraq e del Medio Oriente sta a dimostrare che dalla violenza, dalla guerra, dal terrorismo di ogni genere, non viene la pace. Studi storici seri dimostrano che le lotte nonviolente hanno ottenuto risultati duraturi a favore della gente superiori a quelli ottenuti con la violenza delle armi.

Invece l’avidità di risorse petrolifere, l’odio e la paura, i pregiudizi e le chiusure, gli interessi privati portano a continuare a credere che la guerra può essere necessaria. Così oltre 1600 mld sono stati spesi nel 2018 per gli eserciti nel mondo, 105 per le armi nucleari. L’Italia 23 mld.  Poi può succedere quello che non è previsto, come è accaduto l’8 gennaio all’aereo ucraino colpito da 2 missili M1 TOR iraniani. (176 morti)

Il Papa due mesi fa ha ripetuto: “C’è l’ipocrisia “armamentista”. Paesi cristiani – almeno di cultura cristiana  – che parlano di pace e vivono delle armi: ipocrisia, si chiama questa. Che una Nazione abbia il coraggio di dire: “Io non posso parlare di pace, perché la mia economia guadagna tanto con la fabbricazione delle armi”.

Noi siamo qui a dire che alla pace si arriva col metodo della nonviolenza, cioè col rispetto dei diritti umani, il dialogo, l’amicizia tra i popoli, la tolleranza, la riconciliazione dopo gli errori e le offese, la collaborazione, gli investimenti di risorse economiche per la sanità e l’istruzione, per vincere insieme le sfide dei cambiamenti climatici, per la tutela dell’ambiente e prevenire le catastrofi ambientali, le tragedie che sono come malattie croniche in Italia e nel mondo. Non bastano le sofferenze naturali? La follia e l’egoismo umano ne causano di peggiori…  fino a rischiare la fine del pianeta con le armi nucleari.

Intanto 820 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza.

I maestri della nonviolenza come Gandhi e Martin Luther King insegnano che la nonviolenza comincia con la non collaborazione al male. E uccidere è male. L’indifferenza è male. L’Italia, che ripudia la guerra, non può rimanere in un’alleanza, la NATO, guidata da chi compie atti di tipo terroristico, andando contro il diritto internazionale, e alimenta le guerre.

Come è scritto  nell’appello che ora leggeremo, noi condanniamo  non solo la guerra ma anche le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani da parte di regimi autoritari, che negano la libertà di espressione ai popoli oppressi. E noi stiamo dalla parte delle vittime delle guerre e delle dittature.

Pierangelo Monti, Presidente MIR

 

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Blogger: Mario Beiletti

Mario Beiletti
Oh bella ciao

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