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IVREA. Scazzottata in auto in tribunale. “Ti abbiam scambiato per un altro, prendiamo un caffè”

 

Una scazzottata per nulla. Per un gesto sbagliato ad uno degli incroci più trafficati della città. Tanto che persino i due aggressori, alla fine, se n’erano resi conto, proponendo un caffè all’aggredito come gesto di riconciliazione. Ma questo modo un po’ grossolano di chiedere scusa non ha risparmiato, a Giovanni Lagaren, 46 anni, e a Gaspare Dainer Carzaghi, 28 anni, un processo penale, cominciato la scorsa settimana di fronte al giudice Ombretta Vanini del Tribunale di Ivrea.

Malgrado Laurent Romano, 26 anni, il ragazzo che aveva rimediato un pugno in faccia dai due, quel pomeriggio del 5 marzo 2014, abbia ritirato la querela, restano, a loro carico, due reati procedibili d’ufficio, danneggiamento e violenza privata.

E’ stato proprio Romano, dopo un confronto fra il giudice e le parti (il Pm Roberta Bianco e gli avvocati difensori Ferdinando Ferrero ed Enrico Scolari) per decidere sul da farsi, a raccontare quanto avvenne quel giorno. “Stavo rientrando da lavoro verso la mia abitazione, a Ivrea. Mi trovavo all’altezza del Tarabella, sulla mia Ford Fiesta, quando un furgoncino mi ha tagliato la strada” ha riferito il giovane. A bordo del mezzo si trovavano, appunto, Lagaren e Carzaghi. “Siccome credevo volessero svoltare verso il distributore di benzina per far gasolio (loro provenivano dalla parte opposta e il distributore era sulla mia destra) mi sono accostato sul marciapiede, ho abbassato il finestrino e mi hanno fatto segno di avvicinarmi, al che li ho mandati a stendere” ha proseguito Romano.

Ma, a quel punto, Lagaren e Carzaghi lo avrebbero seguito verso Torre Balfredo fino a che i veicoli si sono fermati entrambi su un piazzale. “Lagaren è sceso e me la sono presa perché mi aveva sputato sul vetro – ha aggiunto Romano -. Poi Carzaghi è salito sul cofano, è venuto verso di me e mi ha colpito al volto con due pugni. Lagaren lo ha preso e gli ha domandato che stesse facendo. Mi ha detto di avermi scambiato per un altro, che avremmo potuto andare a prendere un caffè”. Il ragazzo non aveva accettato, aveva già il suo bel da fare: doveva recarsi al pronto soccorso per farsi medicare”.

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