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IVREA. “Sardine” anche in Piazza di città a Ivrea…Sabato 14 dicembre alle 18!

Nato quasi per caso in Emilia Romagna per iniziativa di quattro ragazzi, Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa, Roberto  Morotti e Mattia Santori. Incredibile ma vero è bastato loro lanciare un appello  sui social per radunare in piazza Maggiore a Bologna più di 6 mila persone. 

Sono le “sardine”. Obiettivo dichiarato: contrapporsi all’avanzata delle destre e del leader della Lega Matteo Salvini che nello stesso giorno e nella stessa città avrebbe lanciato la sua campagna elettorale.  

S’aggiunge, molto in sintesi, una critica alla deriva populista e un’esortazione al ritorno di una politica  con la “p” maiuscola.

Da lì in avanti il movimento non si è più fermato: Modena, Roma, Genova, Firenze, Savona, Ravenna. Come un “anticorpo” che però si muove in banco. 

“Sardine”, perché riempire una piazza significa stare stretti come “sardine”. Più si tengono “strette” e più l’iniziativa può dirsi compiuta. Il nome però ha anche un significato metaforico che allude al caratteristico “silenzio” dei pesci. Un silenzio che gli organizzatori della protesta dicono di voler contrapporre agli “urlatori” dei comizi politici. Al massimo qualche canzone e tra tutte “Bella ciao”!

Il “movimento” che non aveva fino a qualche giorno fa un volto definito, né un programma politico, attraverso la pagina Facebook “seimila sardine” sta tentando di definire un’organizzazione condivisa.

A Ivrea perché?

Beh per intanto perché in una delle serate in cui uno si chiede il perché della vita, il direttore di questa testata ha deciso di creare su Facebook il gruppo delle sardine di Ivrea (6000 sardine Ivrea) sconfortato dalla cronaca dell’ultimo dibattito in consiglio comunale. 

Non erano passate che poche ore e le sardine erano già diventate centinaia. 

Facile dire che c’era da aspettarselo considerando che la città è amministrata da una maggioranza filo leghista che su certi argomenti si fa guidare dalla professoressa Anna Bono, africanista, autrice del saggio “Migranti!? Migranti!? Migranti!? (ed. Segno, 2017)” ed ex ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di culture, politica e società dell’Università di Torino fino al 2015.

E parliamo di una che disconosce il “riscaldamento climatico” e che lunedì 2 dicembre intervistata in diretta da Nicola Porro  a Quarta Repubblica, trasmissione politica di Retequattro, ha ribadito il suo pensiero sui profughi. “Dall’Africa – ha sentenziato – non partono i poveri ma persone del ceto medio che si vendono la mandria che risparmiano per affrontare i costi di un viaggio costoso. Parte gente che vuole di più non gente che non ha niente…”. Un po’ come quegli italiani che negli anni venti fecero rotta su New York Usa. Capaci di acquistare un biglietto per la nave, comunque poveri ma ricchi di sogni e di ideali…

E sono, quelle di Bono, cose già smentite dai numeri. Sono fake news da dare in pasto ai social media. Sono castronerie che non si possono più stare ad ascoltare, soprattutto a Ivrea, città divenuta patrimonio Unesco proprio grazie alla sensibilità di un imprenditore illuminato che ha stravolto il concetto di uomo “non pensante” buono solo per lavorare in una catena di montaggio.

Ecco. A Ivrea i cittadini hanno un pensiero e non è il “pensiero unico”. A Ivrea c’è chi si vergogna di questa deriva e lo vuole sottolineare.  

L’appuntamento per chi vuole cantargliene quattro a tutti quelli che guardano dall’alto in basso chi ha avuto la sfortuna di nascere nella parte del modo più sfortunata è per sabato 14 dicembre in piazza di città, alle 18. Si canterà. Si ballerà. Si faranno bolle di sapone. 

Tra i promotori dell’evento Sabrina Della Bruna, Maurizio Fiorentini, Luca Spitale, Daniele Ossola, Sara Grassiano, Franco Cappelletti, Giorgia Caserio e Marco Cigolini.

“E che a nessuno venga in mente di appiccicare all’evento un marchio politico. Non ce l’ha – commenta Liborio La Mattina, 52 anni, direttore de La Voce – Diciamo che sarebbe incomprensibile la partecipazione di un leghista, questo sì….”.

 

GIORGIA CASERIO Ho 32 anni e mi occupo di commercio elettronico. Sono sardina perché  credo in un’Italia più tollerante, civile e inclusiva.

SABRINA DELLA BRUNA Ho 49 anni, madre single, amo il mondo del food. Credo nelle sardine perché riescono a unire i cuori di tutta l’Italia, infondendo una nuova energia e speranza

SARA GRASSIANO Ho 45 anni, tre figli ed un lavoro da impiegata. Sono sardina perché credo nel dialogo senza livore ed odio.

MAURIZIO FIORENTINI Ho 61 anni e mi occupo di informatica. Sono una sardina perché voglio un Paese sgombro da trote, capitoni e squali.

FRANCO CAPPELLETTI Ho 53 anni, agronomo e autore satirico. Apprezzo le Sardine perché è ora di trovare un modo nuovo di dire le cose giuste.

DANIELE OSSOLA Ho 35 anni e mi occupo principalmente di teatro. Sono sardina per dare un taglio netto a questo clima, fatto di istigazione all’odio e ricerca di capri espiatori, di semplificazione della realtà e di bugie raccontate senza alcun pudore. Credo che le sardine possano e debbano essere una “sveglia” per il mondo politico.

LUCA SPITALE Ho 40 anni, una moglie e tre figli. Sono segretario del PD ad Ivrea e Cascinette. Sono una sardina perché amo le azioni dal basso e credo che la politica debba fare la sua parte in questa  nuova avventura.

MARCO CIGOLINI Ho 40 anni e mi occupo di marketing. Sono sardina perché io penso che l’umanità è un sentimento, quello che sottende alla solidarietà reciproca, di comprensione e indulgenza verso l’altro. Come tutti i sentimenti, può essere sviluppato attraverso l’educazione e soprattutto oggi, come non mai, sento forte la necessità di comprendere se le persone, sappiano davvero “essere umani”. Essere umani vuol dire superare quei comportamenti che ci riducono molto simili a dei robot; la società in cui viviamo, basata sulla competizione e sulla prestazione ci rende vulnerabili e poco inclini ad accettare gli errori, i difetti, le storture, le frustrazioni, le imperfezioni, tutto ciò che risulta “diverso dalla norma”, tutto ciò che ci definisce. Tutto ciò che mi definisce

LIBORIO LA MATTINA Ho 52 anni e sono il direttore responsabile del giornale LA VOCE. Sono sardina perché sono stato abituato a dire “fango al fango”. Perché non mi piace non prendere una posizione. Soprattutto perché mal sopporto chi guarda dall’alto in basso chi ha avuto la sfortuna di nascere nella parte del mondo in cui si sta peggio.

 

 

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