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Amianto

IVREA. Preoccupazione per l’amianto

Stefano Silvestri, perito nominato dalla Procura di Ivrea, nell’ambito dell’inchiesta per i morti per amianto Olivetti, ha definito il sito dismesso della frazione San Bernardo di Ivrea una “bomba ecologica”. Uno dei più inquinati d’Italia. E la preoccupazione, circa quello stabilimento, aumenta in questi giorni: sono crollati alcuni dei pannelli installati dal Comune come protezione, per evitare la dispersione delle polveri di amianto. Il rischio per la salute pubblica è elevato. Intorno all’area vivono oltre 1800 persone. Anche se l’Assessore Giovanna Codato rassicura: “la situazione è sotto controllo”. Dal sopralluogo, svolto con i tecnici del comune, emergerebbe che la guaina di protezione del tetto installata cinque anni fa, con un investimento di circa 35mila euro, sia integra e non presenti problemi di dispersione di fibre. Per rimediare, tuttavia, è stato annunciato che si provvederà al ripristino dei pannelli caduti e alla sostituzione di una parte della rete di recinzione divelta.

Scettici i cittadini. “Il Comune non guarda a casa propria e bada ad uno stabilimento privato…?” dicono. Non foss’altro perché c’è un problema che da tempo attanaglia la frazione: pezzi di amianto stanno cadendo dal tetto della bocciofila, già sede della Pro Loco, passata dalla Curia in comodato d’uso gratuito al Comune. “E la bocciofila si trova in mezzo al paese” fa notare il consigliere comunale pentastellato Pierre Blasotta che si è schierato dalla parte dei cittadini, da tempo, lottando contro il progetto di cava e favorendo la formazione di un comitato di quartiere. “E poi – aggiunge Blasotta – va considerata la differenza di trattamento tra il privato, che se non smaltisce l’amianto rischia grosso, ed il comune, che continua a non intervenire. La bocciofila andrebbe per lo meno messa in sicurezza”.

La presenza di amianto è tra i maggiori problemi segnalati anche nel questionario che il comitato di quartiere ha consegnato agli abitanti. “Al momento abbiamo terminato la consegna del questionario e dal 19 al 26 ottobre passeremo a raccoglierlo. Speriamo che siano in molti a restituircelo compilato. Abbiamo fatto volantinaggio, fatto informazione sui social – sottolinea il componente Gianpiero Rodda -. Sicuramente ci faremo parte attiva per portare le richieste al Comune oppure, se necessario, per vie legali”.

Nel capannone di San Bernardo, fino agli ani Ottanta, lavoravano più di mille dipendenti. Nel 1956, aprirono le Officine meccaniche. Ma già in un documento del 1987 si parla della presenza di asbesto nell’intonaco del soffitto del capannone nei pannelli della controsoffittatura e in alcuni uffici. Una volta chiuso, lo stabilimento era stato assalito dal vandali.

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