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Il Ponte dei Preti

IVREA. Ponti, strade e ferrovie nel traffico del XXI° secolo

Sta terminando questo mese di Agosto, tradizionalmente vacanziero, ma purtroppo reso tragico dall’incommensurabile disgrazia della caduta del ponte Morandi di Genova, con l’implicazione della perdita di tante vite umane e di un sicuramente lungo disagio, che penalizzerà una vasta zona, dal punto di vista sociale, economico ed ambientale, nell’ordine che preferite.

Prima della pausa estiva avevo espresso le mie perplessità sulla realizzazione della nuova rotonda di Porta Vercelli, nella nostra Ivrea, che ritenevo negativamente condizionata dall’esigenza di soddisfare il traffico pesante. In questo nuovo articolo mi vedo costretto proprio a ripartire da dove mi ero fermato.

Già, in quel momento non poteva essere sospetto il giudizio molto critico al mai impedito transito dei veicoli pesanti nelle vie cittadine. Già, forse meno sofferto, perché fortunatamente ad Ivrea non abbiamo un ponte che ci passa sopra le teste, c’è solo un modesto Ponte XXV Aprile che, essendo anche lui non molto più giovane di quello di Genova, datato com’è 1972, ha già una bella serie di sue paturnie da mettere quanto prima in chiaro.

Ma sarebbe persino banale ritornare ora su una struttura per la quale mi sono già espresso più volte in veste di Consigliere Comunale in questi anni. Quello che è capitato a Genova è più facilmente assimilabile ad un’altra struttura che credo tutti noi abbiamo utilizzato qualche volta e che chiamiamo familiarmente “Ponte dei Preti”, tratto significativo della Pedemontana che da Ivrea raggiunge Castellamonte, Rivarolo, Cuorgnè e le Valli dell’Alto Canavese. Anche qui, ancora più che per il Ponte Morandi, ci troviamo di fronte ad una struttura realizzata quando non si sapeva cosa fosse un automezzo da 30 o 40 tonnellate e non si immaginava neppure che due di questi si sarebbero potuti incastrare sulla ristretta carreggiata, a suo tempo progettata per il traffico del 1920. Ecco, ora forse ci siamo, si scopre il punto debole. Le nostre viabilità sono condizionate da un trasporto diffusissimo su gomma, realizzato con mezzi pesantissimi. E’ quello stesso trasporto che ha reso necessario ampliare le carreggiate autostradali, perché oramai una corsia di qualsiasi loro tratto è sistematicamente occupata dai Tir. Tir che evidentemente necessitano di rotatorie ampie in Città, di ponti larghi e dimensionati adeguatamente alle spinte dinamiche che quei bestioni generano in frenata, paragonabili a piccoli terremoti ripetuti, di corsie esclusive in autostrada. Non sarebbe ora di intervenire su questa disastrosa situazione? Ero Consigliere Provinciale nel 2002 quando, con grande mio interesse, la Provincia di Torino organizzò una visita all’appena iniziata realizzazione di 57 chilometri della galleria ferroviaria del San Gottardo, in Svizzera. Ne avevano realizzati solo due chilometri e li visitammo. Oggi quell’opera è terminata e consentirà di raddoppiare il volume di traffico pesante indirizzato su rotaia invece che su gomma. Il risultato di decisioni chiare sui finanziamenti, sui progetti, sui lavori. Certo che, se ci sbagliamo di dare uno sguardo verso la nostra ferrovia locale, non possono che caderci le braccia. E’ ancora quella che utilizzavo nel 1972, per recarmi al Politecnico di Torino! Ma   dove sono finiti i nostri soldi invece che permettere la realizzazione di opere pubbliche efficienti per adeguarci ai tempi?

Ancora un riferimento ad un recente passato, facciamoci del male, risalendo ai tempi della Provincia di Torino, mi chiedo che fine hanno fatto quei Piani per la Viabilità dell’area Eporediese elaborati da Assessori competenti ed intraprendenti come Luigi Rivalta ed il conterraneo Luciano Ponzetti. Ricordo che, tra le altre previsioni, si parlava di opere come il Peduncolo e della Tangenziale di Ivrea, di raccordo tra la Pedemontana e la Valle d’Aosta.

Tutto dissolto nel nulla? Sembra quasi che per Ivrea e dintorni l’unico modo per regolamentare il traffico e diminuire gli effetti negativi di quello pesante sia quello di determinare un’involuzione socio-economica progressiva del territorio. Un Territorio che deve rileggersi in una nuova chiave Istituzionale per affrontare temi che non hanno certamente la dimensione comunale.   

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Blogger: Alberto Tognoli

Alberto Tognoli
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