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IVREA. Ospedale e ferrovia, territorio e autonomia

ospedale di Ivrea
ospedale di Ivrea

In questi giorni stanno arrivano dal Parlamento romano chiari segnali che, più prima che poi,  nel 2018 ci sarà data la possibilità di esprimere un voto politico nazionale. Troppo presto per indovinare se le Elezioni Amministrative di Ivrea verranno accorpate a quelle nazionali.

Per restare in campo locale, ci sono comunque numerosi argomenti che potranno trovare un riscontro politico in entrambe le competizioni, determinando le scelte degli elettori. Sempre alla ricerca di quegli elementi che possano determinare un rilancio socio-economico del nostro Territorio o quantomeno renderlo più vivibile, per una popolazione in costante invecchiamento, ancora una volta si finirà per ricadere su due temi che da decenni sono divenuti il “leitmotiv” di quell’estensione  territoriale che sino a ieri chiamavamo Canavese e che ora, nell’era della Città Metropolitana di Torino, è stata ripartita in Aree Omogenee. Niente di nuovo sotto il sole quindi se cito i temi del Nuovo Ospedale e del collegamento ferroviario Ivrea-Torino, tanto invocati quanto vituperati, secondo l’angolo di visuale con cui vengono traguardati. Nel titolo, tanto per incasinare un po’ l’approfondimento, ho voluto collegare gli argomenti già tanto abusati, con i concetti di territorio e di autonomia del medesimo. Forse mi ha spinto in questa direzione una tendenza che sta riprendendo piede, quella della secessione, con l’eclatante caso della Catalogna, e dell’autonomia, da quella consolidata di Regioni come la vicina Valle d’Aosta a quella desiderata ed inseguita, che si deciderà con il voto del referendum del prossimo 22 Ottobre,  per la Regione Lombardia, fino a giungere alla costituzione di comitati per la promozione del referendum anche per la Regione Piemonte. Esprimo il mio totale dissenso per azioni che tendono ad uno smembramento dell’Unità Nazionale e che tendendo alla ricerca di privilegi, dimenticano persino quanto è già stato predisposto dalla Costituzione con quella determinazione delle Regioni che ha costituito di fatto oltre una ventina di “staterelli” con troppe leggi e norme differenziate che non hanno fatto che complicare la vita del sistema economico nazionale. Ho citato la Regione Valle d’Aosta perché mi pare proprio l’esempio più calzante di una “Autonomia” di comodo, fondata su un “bilinguismo” di cui non ne frega niente a nessuno e che è invece servito ad usufruire di smisurati vantaggi fiscali che noi, canavesani o eporediesi, conosciamo fin troppo bene, come vicini di casa sfigati.

E’ di questi giorni una forte polemica che mette a nudo come in quella Regione siano state sperperate risorse in nome di un consenso e clientelismo  politico, determinando il crollo del settore edile e la crisi del famoso Casinò di Saint Vincent. Non credo che sia aggiungendo privilegio a privilegio che si possa andare  lontano. Ritengo che sarebbe più logico e proficuo per tutti annullare anche quelli esistenti che hanno fatto il loro tempo e tornare tutti alla stessa linea di partenza da Bolzano a Lampedusa.

Tornando ai nostri problemi territoriali irrisolti più noti, se per la Ferrovia Ivrea Torino restano persino irrisolti i problemi secondari, quelli relativi alle disfunzioni della stazione di Ivrea, sull’ospedale, di cui ho già scritto nell’editoriale del 09.05.2017, si sono spese recentemente ancora il solito saccone ben ripieno di parole ma quando si è prospettato di passare ai fatti tutto è svanito in fumo. Sostengo ancora che ipotizzare un “ Nuovo Ospedale”  per Ivrea vuol dire prendere necessariamente in considerazione tutto un Territorio, che lo si chiami “Eporediese”, come è stata denominata l’Area Omogenea nella nuova Città Metropolitana di Torino e che fa riferimento al cosiddetto Anfiteatro Morenico della Serra di Ivrea per una quantità di circa 58 Comuni, o che si faccia riferimento a quel Canavese  quando risultava costituito da 297.581abitanti e 183 Comuni. Ed è proprio qui che “comincia il bello”, anzi proprio il “brutto”.

Senza alcun criterio scientifico e di quella indispensabile organica pianificazione, c’è stato subito chi l’ha posizionato all’area Montefibre (ma quest’area non è mica il pozzo di San patrizio!) altri che l’hanno già fatto sorgere nell’ex area Olivetti di Scarmagno. Quando rispunta il confronto sull’argomento i Sindaci del territorio paiono rianimarsi per poi arrendersi al primo diktat proveniente dagli organi sovracomunali, magari come quello pronunciato dall’Assessore  Regionale alla Sanità Antonio Saitta, lo stesso che non si mette a piangere invece se il Ministro Beatrice Lorenzin annuncia l’Ok a parte del finanziamento del “Parco della Salute” sull’area Avio-Oval per Torino, per una spesa complessiva di 568 milioni di euro. Allora, e il ragionamento vale pari, pari, anche per il tema del collegamento ferroviario Ivrea-Torino, deve essere rivisto l’assetto di un Territorio che vede ancora oggi quegli stessi Sindaci difendere principi di campanilismo ormai quanto mai inopportuni e controproducenti. Tralasciando però ogni tentazione di polemizzare ancora una volta con chi si è sempre schierato contro quella modernizzazione Istituzionale del Territorio che si potrebbe ottenere con l’applicazione delle fusioni tra Comuni e quindi con l’attuazione della Città Diffusa, sono fermamente convinto che per concretizzare queste due ambiziose realizzazioni si debba partire proprio da una solidarietà e da una compattezza ben diversa del Territorio. Pare evidente a tutti che le Comunità locali non hanno più alcuna possibilità di incidere sui processi in atto, se non subendoli.

Credo che sia più moderno sostituire al concetto di autonomia il concetto di “solidarietà dei territori omogenei” per sostenere con più vigore quegli obiettivi, come nel nostro caso specifico dell’ospedale e della ferrovia che possono cambiarne in positivo il futuro della Comunità.

Se si concretizzeranno le condizioni per una partecipazione della LISTA DEI CITTADINI alla competizione elettorale Amministrativa del 2018, saremo sicuramente i primi a verificare con gli elettori quanto il concetto di “Città Diffusa”, con il valore aggiunto derivante in termini di maggior forza politica e capacità e compattezza di sostenere progetti di sviluppo, riportando nel nostro simbolo, accanto allo scorpione, simbolo di Ivrea, uno slogan comprensibile ed ispirato ad un nuovo assetto Istituzionale.

Potrebbe essere il prototipo di una linea da estendere ai tanti Comuni che andranno al voto nel 2019. Vale il concetto che se non si parte non si arriverà mai da nessuna parte.     

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