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Adriano Olivetti
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IVREA. ‘Matera e Adriano Olivetti’, quell’idea di ‘comunità’

Motivazioni, studi, esperienze e risultati che nella prima metà degli anni Cinquanta portarono Adriano Olivetti a lavorare a Matera all’idea di ‘comunità’ con la progettazione e realizzazione del villaggio ideale di Borgo La Martella, per ospitare i residenti dei ‘malsani’ rioni Sassi, caratterizzano i contenuti del libro ”Matera e Adriano Olivetti. Conversazioni con Albino e Leonardo Sacco”.

La pubblicazione, disponibile gratuitamente nel formato e-book sul sito della Fondazione, è stata presentata in serata nella Città dei Sassi nel corso di un incontro moderato da Francesca Limana, responsabile comunicazione e progetti editoriali della Fondazione, e che ha visto la partecipazione degli autori, di studiosi e di amministratori locali.

Il lavoro – corredato di fotografie, cartografia e studi raccolti negli anni – ripercorre con le testimonianze di quanti lo affiancarono nel progetto i diversi momenti che portarono l’illuminato imprenditore piemontese, già presidente dell’Istituto nazionale di Urbanistica e vicepresidente dell’Ente di ricostruzione postbellica Unrra Casas, a concretizzare anche al Sud e a Matera – città simbolo della ricostruzione e della civiltà contadina – un nuovo modello di organizzazione sociale, economica che non ne dimenticasse le radici culturali. Va segnalata, in proposito, la testimonianza dello studioso tedesco americano, ma di origine ebraiche, Friedrich                 Friedmann che ebbe contatti con Carlo Levi e lavorò con Olivetti e il suo staff, grazie a borse di studio di fondazioni americane. La testimonianza fa riferimento alla specificità di Matera, ai contributi di studiosi internazionali e locali come Rocco Mazzarone, Eleonora Bracco, Francesco Saverio Nitti e altri su temi specifici. Il borgo La Martella, progettato dall’architetto Ludovico Quaroni, venne inaugurato nel 1953 dal Presidente del Consiglio dei ministri, Alcide De Gasperi. “Matera – afferma Friedmann nell’intervista – venne scelta perché in quel momento i Sassi e la città cominciavano a destare interesse in tutto il mondo, non tanto                 per il punto di vista economico e sociale ma per la cultura viva che quell’area esprimeva, una cultura che piano piano veniva riscoperta e grazie ai Sassi era visibile a chiunque volesse ammirarla”.

 

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