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IVREA. L’epifania del Generale Percivalle

Ci sono feste che sono sempre uguali eppure sempre attraenti, affollate, soprattutto attese: lo Storico Carnevale di Ivrea è sicuramente  una festa così, capace di rafforzarsi nel tempo, con una magia che solo il tempo e la passione umana riescono a creare, unendo la gioia e la tradizione, il calore dei sorrisi e degli evviva con la forza dei riti e delle parole. Le parole, appunto, quelle che si inseguono per raccontarlo questo Carnevale, che, non a caso, racchiude  proprio nei grandi e riveriti “Libri” che ne hanno scandito gli eventi , quella continuità che rende unica e irresistibile non una manifestazione, ma una ricorrenza, non un pur grande evento, ma un vero e proprio consacrato rito.

Ecco perché la mattina dell’Epifania ci si risveglia pregustando  il rassicurante ritorno delle musiche dei Pifferi che percorrono la città: il corteo si va ingrossando dietro a loro, cittadini, famiglie, persone di ogni età si accodano agli eleganti ufficiali che seguono i musici. La prima tappa è già una Fagiolata, quella di San Lorenzo, dove Pier Luigi Percivalle, Pigi per gli amici, si manifesta simpatico ed emozionato in mezzo ai suoi ufficiali. Al suo fianco un altro debuttante, il Sostituto Marco Adriano, classe 1963 e un servizio nello Stato Maggiore dal 1985 con l’incarico, vedi il destino, di portare, quale giovane “Prima Nomina”, il libro dei Verbali prelevato dalla casa del Notaio Burbatti, allora Gran Cancelliere.

La cronaca si mescola con le storie personali perché il Carnevale è prima di tutto un’emozione grande e intensa, con tuti quei simboli legati ai valori più importanti per individui e comunità: la libertà, la giustizia, la solidarietà…

La vicenda personale del Generale 2015, Pier Luigi Percivalle, vive uno dei suoi momenti più intensi e commoventi alle 12 di questo 6 gennaio mitigato da un tiepido sole: riceve sciabola e feluca, li alza al cielo e si commuove, così come del resto il suo predecessore Morris Stracuzzi, Generale sorridente e  amato. Un abbraccio alla moglie Donatella e ai due figli, un rimprovero  divertito agli striscioni dei goliardi, qualche foto e poi via verso un breve pranzo scandito dai brindisi alla nuova “Campagna.”

L’altra esperienza personale che si consuma negli stessi minuti è quella del Sostituto Gran Cancelliere: Marco Adriano ne veste i panni con sicurezza e autorevolezza, il suo punto d’onore è l’accuratezza, racconta inforcando gli occhiali dell’investitura del Generale e sottolinea l’Alzata dei Pifferi riferendosi a un’opera ottocentesca e romantica quale i “Bozzetti alpini” di  Giuseppe Revere che, immaginando di visitare il Canavese con due amici immaginari, giunge ad Ivrea  durante il Carnevale e nell’italiano del 1877 si chiede: ”Quale musica suonano in questa città? Perché pare che le case trabalzino di gioia?”

Quelle case che “trabalzano” di gioia hanno dunque garantito  forza e originalità al verbale di apertura, un fuoco d’artificio linguistico e simbolico, perché l’autore voleva certo sottolineare sia quella sonorità coinvolgente delle musiche dei Pifferi, sia il loro penetrare in ogni casa della città portandovi il gusto e la voglia della festa molto speciale dell’antico Carnevale. Chi ama la nostra bella lingua non può che applaudire  il Sostituto e sperare che ci faccia ancora sobbalzare  con la sua narrazione!

Del resto, è un’iperbole non solo grafica, ma anche vocale, lo stesso “logo” scelto per questa edizione per il premio della battaglie delle arance, quello stendardo con la “Vittoooriaa poopoolaanaa” così volutamente amplificata  che viene benedetto il pomeriggio nella suggestiva Messa in Duomo, davanti e tutti gli stendardi e le bandiere raccolte davanti al Vescovo Monsignor Cerrato che aspetta sul sagrato l’arrivo del corteo. Dal primo pomeriggio è in campo anche il terzo protagonista, il Podestà, Paolo Cafasso che viene accolto alle 14 in Piazza di Città dai Credendari che gli consegnano il pane e il sale, quindi giura fedeltà alla libera Eporedia e poi sale al Monte Stella per consegnare tre torce di cera di sei libbre, accolto lungo i tornanti da molta gente e poi nella piccola Chiesa da Monsignor Arnaldo Bigio, che ricostruisce l’antica origine di tale devozione, ritenuta capace di far cessare la peste in città a metà del 16^ secolo. Medioevo e Rinascimento si incrociano nella figura del Podestà che Cafasso interpreta con ironia e solennità ben dosate, dispensando saluti e autorevolezza ad un tempo, sicuro nel suo ruolo e curioso degli aspetti storici più lontani della festa.

Dopo la cerimonia, il corteo di Podestà e Credendari ritorna in Duomo per la solenne Messa: a proposito, benvenuto al più piccolo dei Credendari, Nicholas, figlio della giovane amazzone Valentina Bonino e primo festeggiatissimo nipote per il carismatico papà Rudi Bonino, fondatore del gruppo e animatore di tante iniziative, affiancato dalla pazienza e tenacia della moglie Patrizia, anche lei nonna felice.

Torniamo infine al Carnevale come storia di donne, uomini, riti e tradizioni, storia di un popolo, quello festante che accompagna il corteo all’uscita dal Duomo, quando la sera scende e solo i Pifferi scaldano questo strano inverno e i nostri …soliti cuori  desiderosi di certezze. Buon Carnevale a tutti, adesso il tempo è arrivato!

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