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IVREA. Legionella al Poliambulatorio. L’Asl: “Più o meno”

A gennaio alcune analisi di routine, effettuate presso il Poliambulatorio di Via Natalia Ginzburg, avrebbero riscontrato tracce di legionella nelle tubature dell’acqua.  

Fino a ieri, la notizia non aveva trovato smentite ufficiali pur essendo ormai di dominio pubblico tra il personale medico e paramedico. 

Poi finalmente la lieta novella..

“Circa due mesi fa – chiariscono dalla Direzione dell’Asl – in un lavandino di uno studio non utilizzato del Poliambulatorio, nel corso dei controlli routinari sui campioni di acqua, sono state evidenziate delle colonie di Legionella Species, che non è il tipo di Legionella responsabile della malattia legionellosi (quest’ultima è un’infezione polmonare causata dal batterio Legionella Pneumophila). In ogni caso, sono state messe in atto le indicazioni previste dalle linee guida nazionali: è stata aumentata la temperatura dell’acqua, sono stati cambiati i rompigetto di tutti i rubinetti del Poliambulatorio ed è stata effettuata una bonifica dell’impianto dell’acqua…”.

E se è vero che non ci si trovava di fronte ad un’epidemia è altrettanto vero che la “notizia” o se si preferisca la “non notizia” qualche danno lo stava già provocando, a cominciare dall’aumento esponenziale del numero delle persone che giorno dopo giorno si diceva o fortemente preoccupate da una totale assenza di comunicazioni.

Questo piccolo batterio che ama l’acqua, le temperature elevate (tra 25 e 42 gradi), si trasmette infatti per via aerea ed è in grado di scatenare febbre e polmoniti che, se non curate per tempo, possono portare anche alla morte.

In ragione delle sue caratteristiche occorre sapere che le tubature, le piscine, le acque termali, i serbatoi d’acqua e le fontane rappresentano l’habitat ideale. 

La legionellosi, fa sapere l’Istituto Superiore di Sanità, «pone un serio problema di salute pubblica, perché costituisce un elemento di rischio in tutte le situazioni in cui le persone sono riunite in uno stesso ambiente, come case di cura, ospedali, piscine e terme, in cui è in funzione un sistema di condizionamento, umidificazione, trattamento dell’aria o ricircolarizzazione delle acque». 

A facilitare l’insediamento della legionella sono sedimenti organici, ruggini, depositi di materiali sulle superfici dei sistemi di stoccaggio e distribuzione delle acque: motivo per cui la prevenzione del contagio consiste soprattutto nella corretta manutenzione di impianti idrici per l’acqua calda e dei climatizzatori. Non è invece possibile contrarre l’infezione consumando acqua potabile: nemmeno se questa arriva da cisterne in cui ha fatto capolino il batterio.

La legionellosi

Nota anche come malattia dei legionari fu descritta per la prima volta nel 1976. L’epidemia scoppiò all’interno del Bellevue Stratford Hotel di Philadelfia, dov’era in corso il congresso annuale degli ex-combattenti. L’infezione colpì 221 persone e determinò 34 decessi. Ma all’epoca nulla si sapeva di quel batterio, che fu isolato nell’impianto di condizionamento dell’hotel in cui i veterani avevano soggiornato. 

Identificarlo non è così semplice, per cui non si può escludere che i casi siano in realtà di più di quelli documentati. Il patogeno colpisce le vie respiratorie e può dare origine a due condizioni: la febbre di Pontiac (la forma meno grave, ndr) e la polmonite. Ma la causa di quest’ultima, anche se riconosciuta, non sempre viene ricondotta alla legionella». Di fronte ai sintomi tipici di una polmonite (tosse, dolore toracico, febbre e difficoltà respiratorie), a dover indurre in sospetto è l’eventuale presenza di problematiche gastrointestinali, perdita di appetito, stanchezza e dolori muscolari associati. La presenza di sintomi al di fuori dell’apparato respiratorio è una peculiarità della polmonite provocata da legionella, che si cura con una combinazione di antibiotici ed eventualmente con farmaci sintomatici.

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