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Toni Ziliotto

IVREA. La vera storia di Porta Bosone

I quattro affezionati lettori che seguono da tempo le tortuosità del mio pensiero su Facebook, conoscono già il mistero e le potenzialità di Porta Bosone perciò sono esentati dal leggere questo mio piccolo contributo.

Per gli altri, la grande maggioranza, potra forse essere utile approfondire un po’ la storia di questo modesto manufatto che si affaccia sul prato del parcheggio ex Foscale.

Per capire l’importanza di quanto segue bisogna sapere che da decenni si parla della necessità di rivitalizzare la Città Alta, quella del castello e del duomo, collegandola con la circonvallazione e con la piazza del mercato.

La passata Amministrazione Comunale a suo tempo aveva bandito un concorso per un collegamento con ascensori esterni alle Mura, con quale impatto sull’ambiente e sulla Storia lascio al lettore decidere.

Per fortuna questo progetto è stato abbondondanto anche per via delle lunghe battaglie condotte dal comitato Ivrea Nostra di cui hanno riferito tutti i giornali locali.

Francesco Carandini, l’autore di “Vecchia Ivrea” passeggiava lungo le mura cittadine un giorno dei primi del 1900. Nota e fa fotografare questa Porta e la pubblica nel suo libro (foto n° 1: la porta è murata e poi spiegheremo il perché). 

Fin da subito la classifica come l’ottava Porta della città e la battezza Porta Bosone perchè nei vecchi statuti di Ivrea era citata una porta con quel nome.

Ottant’anni dopo a passeggiare sotto le Mura ci va anche il modesto autore di queste righe e “riscopre” Porta Bosone (foto n° 2).

Qualcosa però mi lascia perplesso rispetto alle tesi del Carandini secondo cui sarebbe una porta come le altre, ad esempio Porta Aosta che si trovava in cima a via Palma: Porta Bosone ha una soglia in pietra che supera di circa 3 metri il livello del terreno circostante.

Cosa significa?

Primo: che per entrare occorre una sorta di ponte levatoio come nei castelli medievali o anche solo una scala, il che appare quantomeno anomalo.

Secondo: il buco prodotto dalla caduta di una parte della muratura lascia intravedere un tratto di acciottolato. 

Ebbene, se si sale nel cortiletto della Comunità San Nicola, all’interno delle Mura si noterà un altro tratto di acciottolato che fuoriesce dal terreno: per direzione e pendenza è lo stesso di prima.

Ma dove porta questo acciottolato?

Orbene esso prosegue in direzione del castello sabaudo.

Domanda: ma se Porta Bosone era una porta normale aperta al popolo perchè si dirigeva al castello dove ovviamente il popolo non era ammesso?

Mentre rimuginavo da giorni questo mio pensiero fui invitato in casa di amici.

Nella sala da pranzo campeggiava una bella incisione che riproduceva una grande battaglia: quella della presa di Ivrea da parte dei francesi di Napoleone il 21 maggio 1800 (foto n° 3 – dettaglio).

La stampa era dell’incisore Bagetti ed era stata disegnata nel 1835 alla presenza di un ufficiale francese che aveva partecipato a quella battaglia e quindi poteva considerarsi assolutamente realistica.

Ed è qui che ebbi la folgorazione.

Osservando bene, magari con le lenti, i francesi stanno salendo sugli antemurali (l’attuale parcheggio ex Foscale) difesi dai Piemontesi. Ma dove si dirigono? Guarda caso proprio verso l’angolo delle mura dove si trova Porta Bosone (che nel disegno risulta però coperta da una nuvoletta di fumo).

E i piemontesi da dove sono scesi agli antemurali che stanno difendendo? L’unica apertura in quel tratto di Mura è proprio la nostra Porta. Ed è da qui che secondo me i francesi sono entrati a Ivrea.

Sicchè, se le mie deduzioni hanno una qualche ragionevolezza Porta Bosone non era una delle otto Porte “normali” della città, bensì in tutto e per tutto una Porta militare per il passaggio di soldati e di armamenti dal castelo agli antemurali.

Quando è stata aperta? Difficile dirlo.

Le mura stesse, sia secondo il Carandini che per gli studiosi Palo Carra e Franco Quaccia risalgono a varie epoche, dalla romana (poche) alla medievale (1.100-1.200) con aggiunge e rifacimenti un po’ dovunque.

E’ troppo facile dire che la Porta è coeva degli antemurali perchè li serviva. Già ma a quando risalgono questi antemurali? 

I primi disegni e schizzi delle fortificazioni cittadine risalgono al 1500-1600 con gli antemurali che ancora non si vedono. Solo verso il 1650 sembrano apparire in un disegno dell’ingegner Morello riportato nel libro di Faletto e Ravera. Questa è infatti un’epoca in cui i miglioramenti di fucili e cannoni imponevano una cortina difensiva supplementare attorno alle Mura.

Quindi, salvo errori, possiamo far risalire a quell’epoca la creazione di Porta Bosone.

Sappiamo invece con maggior precisione quando essa fu chiusa: tra il 1815 e il 1825.

Le armi sempre più moderne rendevano infatti le fortificazioni cittadine sempre più obsolete e fu deciso di distruggerle o di abbandonarle. Così avvenne per Porta Vercelli e per il tratto di Mura che da essa risalivano il corso della Dora.

Furono costruite lungo Dora e la circonvallazione.  Ivrea aveva cambiato volto.

L’interno delle Mura fu poi colmato da un terrapieno e il tutto fu ceduto alla Curia.

Di Porta Bosone non si parlò più fino alla scoperta del Carandini.

Delle Mura ci si occupò ancora meno e questo spiega lo stato di estremo degrado in cui versano oggi con ogni genere di piante che ne fuoriescono e con massi che cadono dappertutto.

Non è impossibile che nei prossimi anni si assista ad un crollo generale con probabili vittime.

Come sta oggi Porta Bosone? 

Bene! Grazie, salvo che pochi anni fa è stata nascosta da un boschetto mai esistito prima (foto n° 4 del compianto Fulvio Lavarino).

Chi mai avrà piantato quel boschetto e a che scopo? Chi tra i lettori risponderà a questa domanda riceverà in omaggio un mio libro.

Ora parliamo del futuro.

Amici lettori cosa ne pensate della foto n° 5 che ritrae la Porta con all’interno una scala mobile che arriva al livello della piazza del castello?

Ovviamente ci potrà essere un portone che la nasconde alla vista oppure al suo posto si potrà ricavare all’interno un ascensore con la stessa funzione.

Questa nostra proposta aveva anche ricevuto l’assenso di massima della Curia, nella persona del Vescovo Miglio, che a suo tempo aveva visitato il sito con noi.

Tutte le opzioni sono possibili ma per carità niente ascensori esterni!

Come abbiamo visto la precedente amministrazione ha sempre osteggiato le soluzioni di “Ivrea Nostra”. Forse perchè il nostro progetto costava troppo poco?

L’Amministrazione attuale non si è ancora pronunciata malgrado i ripetuti inviti. Pensate come sarebbe bello se noi anziani di “Ivrea Nostra” potessimo accompagnare la giovane giunta a visitare l’insieme delle Mura spiegandone i vari aspetti e le numerose criticità.

Dopotutto queste nostre Mura sono anche le loro Mura…  

Toni Ziliotto

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