Home / BLOG / IVREA. La politica degli opposti
Municipio ivrea
Municipio ivrea

IVREA. La politica degli opposti

Da troppo tempo ormai assistiamo inermi ad un’involuzione del pensiero umano che non ci dovrebbe lasciare indifferenti. Eppure l’attuale società sembra come paralizzata, anestetizzata di fronte agli eventi, spesso drammatici, che quotidianamente ci troviamo di fronte. Ci sentiamo inermi di fronte alla grandezza di ciò che avviene e tendiamo a spostare le nostre paure anche su quanto accade più vicino a noi, più alla nostra portata, pensando di non poter fare nulla.

Di questo timore ad impegnarsi, a lottare per esprimere il proprio pensiero, a denunciare l’ennesimo sopruso, chi detiene il potere è ben conscio e nulla fa per modificare lo stato delle cose.

Una delle strategie messe in campo dai poteri forti e dai partiti politici, a questi poteri ormai sottomessi, è quella, già teorizzata nell’antichità, del “dividi et impera”. Lo avevano capito già i romani che se il popolo è diviso praticamente su tutto nessuno riuscirà a costituire una massa critica sufficiente per scalzare il potere costituito.

Quindi non si prediligono il dibattito e la discussione, ricercando una sintesi tra visioni divergenti di uno stesso problema, ma si tende a “polarizzare” le posizioni estremizzandole più che tentando di farle avvicinare ricercando dei punti di incontro.

Prendiamo alcuni dei più eclatanti fatti di cronaca degli ultimi tempi come l’ennesimo naufragio di migranti nel mare di Sicilia, l’inaugurazione di Expo, il terremoto del Nepal. Si tratta di eventi eterogenei e non correlati, ma ad un’attenta analisi possiamo osservare in tutti una visione dicotomica tipica della società individualista ed egoista nella quale ci troviamo immersi.

Viviamo in bilico tra posizioni estreme: il bene e il male, la scienza e la coscienza, il ricco e il povero, il nord e il sud, il bianco e il nero e molte altre categorie all’apparenza contrapposte che proprio non riescono ad incontrarsi come accade alle due facce di una stessa medaglia.

Alle immagini della devastazione del terribile terremoto in Nepal e della solidarietà internazionale si contrappongono quelle di donne e uomini, bambini e anziani senza più nulla e nemmeno un luogo dove ripararsi ai quali vengono richiesti soldi, tanti soldi per un telo da mettere sopra la testa e per poter condividere un giaciglio. Alle immagini sul mega schermo che scorrevano dietro il premier Renzi all’inaugurazione di Expo 2015 con donne africane sorridenti che coltivano la terra si contrappongono i milioni di morti per fame, sete, malattie nei paesi sfruttati dalle multinazionali dell’agro-business che poi sono le stesse che sponsorizzano l’evento milanese. Alla straziante cronaca di oltre 900 vittime morte in maniera atroce e senza scampo nelle acque del Mediterraneo si contrappongono la violenza verbale, la disumanità, la malvagità gratuite di una classe politica, che gode di troppi privilegi, non propone soluzioni ai problemi e il cui unico fine è il consenso a qualunque costo per arrivare ad ottenere una poltrona.

Dove sta la verità? Da una parte della barricata o dall’altra? Tenere separate le due sponde di un problema giova solo a chi ha interesse nel mantenimento dello status quo.

Di fronte a quanto ci passa davanti ogni giorno non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo passare dalla lamentela all’azione. Per fare questo serve immaginare una strada nuova. Un ponte capace di far parlare donne e uomini di buona volontà che si trovano oggi su sponde differenti, ma che se solo riuscissero a venire in contatto senza pregiudizi avrebbero molto da dirsi, come peraltro è sempre avvenuto nella storia. Bisogna spostare il dibattito dai muscoli al cervello e al cuore.

Non serve guardare ai massimi sistemi o a complesse teorie politologiche, spesso la realtà e le soluzioni ai nostri problemi quotidiani sono più semplici di quanto si potrebbe immaginare. Ognuno può apportare qualcosa sulla strada di un cambiamento che dovrà essere innanzi tutto “culturale”. Non servono grandi cose bastano un po’ di sano realismo, onestà intellettuale e vincere la paura di non essere all’altezza. Se proviamo a guardare i problemi per quello che sono, senza condizionamenti, potremmo vedere che molti di questi si potrebbero risolvere velocemente e senza costi per la collettività. E’ però necessario basarsi su un atteggiamento virtuoso fondato sulla trasparenza e sulla verità; senza queste due chiavi di lettura ogni cambiamento sarebbe vanificato in partenza. In fondo come diceva George Orwell: “Nei tempi dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

 

Commenti

Blogger: Liborio La Mattina

Liborio La Mattina
Nun Te Reggae Più

Leggi anche

CHIVASSO. Floriana Ferrero e i cavalli: una passione che diventa essenza stessa della vita

Come nasce una passione? Una passione di quelle che diventano motivo di vita e essenza …

Sotto la mascherina! – Avejne gent me niet!

Sotto la mascherina! Quando esco di casa incontro persone con la mascherina, ed anche io …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *