Home / In provincia di Torino / IVREA. La “fusione” tra Comuni strumento potente di sviluppo. Perchè l’Amministrazione Sertoli si rifiuta di parlarne?
Municipio ivrea
Municipio ivrea

IVREA. La “fusione” tra Comuni strumento potente di sviluppo. Perchè l’Amministrazione Sertoli si rifiuta di parlarne?

Lo sviluppo del nostro territorio è obbiettivo fondamentale su cui sono chiamati ad agire Istituzioni, operatori economici, rappresentanze di categoria, professionisti, cittadini. Sono stati costituiti Enti dedicati, sono state proposte o tentate vie diverse per mettere insieme energie, competenze e risorse.

Nei giorni scorsi l’Agenzia per lo sviluppo del Canavese (che agisce nell’ambito territoriale che comprende 162 Comuni del Canavese) ha presentato i primi risultati del proprio lavoro, articolato su quattro aree tematiche: industria e attività produttive, infrastrutture e trasporti, formazione, turismo, cultura e sport. 

Attorno a questi quattro tavoli si sono seduti gli attori economici, politici ed amministrativi del territorio per costruire linee di sviluppo e priorità condivise. 

Il motto è: “fare squadra”; tutti sono chiamati a partecipare e ad agire in sinergia.

Viene così tentata una prima risposta operativa alla frammentazione del territorio in piccoli o piccolissimi Comuni, privi delle competenze, risorse e strutture necessarie per esprimere capacità progettuali e operative, attrattività per gli investimenti, infrastrutture adeguate e supporto politico autorevole. 

Occorre “fare sistema”. E l’Agenzia è un tentativo in questa direzione. Speriamo di successo.

È però necessario ricordare quanti studi ed esperienze ormai consolidate, hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale della Pubblica Amministrazione come fattore propulsivo e facilitatore delle iniziative di sviluppo.

Purtroppo è di questi giorni la notizia della liquidazione della Unione Collinare piccolo Anfiteatro morenico Canavesano, dopo il recesso di Romano, Strambino e Scarmagno. Viene così confermata la fragilità delle Unioni come strumento di governo condiviso di Comuni diversi.

E anche l’Unione Eporediese, costituita nel 2015, non ha ancora dato risultati apprezzabili.

Contemporaneamente sul Corriere della Sera del 19/3 è comparso un articolo intervista del Sindaco di Valsamoggia (Comune di 30.000 abitanti, nato nel 2014 dalla FUSIONE di cinque municipalità, alle porte di Bologna).

Riduzione delle spese, efficienza dei servizi, manutenzione e cura delle strutture urbane, apertura di uno specifico casello autostradale, incremento delle piccole aziende ma anche insediamenti di nuove grandi imprese, inversione del trend demografico (!) sono alcuni dei risultati citati. “ Si è creato un circolo virtuoso che ha fatto sì che molte famiglie giovani si siano trasferite sul nostro territorio per l’aumento dei posti di lavoro…..” conclude il Sindaco.

Ecco, noi del Comitato AMIunaCitta’, che da quattro anni lavoriamo per promuovere la FUSIONE come strumento potente, facilitatore e promotore di sviluppo, ci domandiamo il perché di questa sordità al tema da parte delle Amministrazioni della nostra Città e del nostro territorio, perché questo pregiudiziale rifiuto ad entrare nel merito, anche solo a ragionare ed approfondire l’argomento.

Perché il “campanile” è difesa di valori, cultura, identità mentre i paesi si spopolano e i migliori giovani se ne vanno? Meglio un destino esangue, meglio l’emarginazione e la inconsistenza o meglio mettere in circolo la propria identità, le proprie competenze e rivitalizzarle mediante il confronto e la sinergia con le identità vicine?

Perché c’è il rischio di essere fagocitati dal Comune più grande? Perché verrebbero penalizzati i servizi di vicinato? A queste ed altre preoccupazioni dà risposte la struttura su cui si modella il nuovo Comune. Basta esaminarle nel merito, con spirito libero da pregiudizi.

Ma c’è qualche risposta alla decrescita e alla emarginazione di Comuni troppo piccoli? C’è qualche risposta allo spopolamento in atto? Alla capacità di competere in un mondo dove la dimensione è fattore di successo? Alla espropriazione di autonomia decisionale? Alla indifferenza della Città Metropolitana verso le aree periferiche? Al rischio di declino del nostro territorio se non saprà darsi capacità autonoma di decisioni strategiche, di accesso diretto ai finanziamenti europei, di attrattività e di efficienza amministrativa.

Noi ripetiamo con forza: cerchiamo uno scatto di orgoglio, uno slancio di generosità per riconoscerci soggetti attivi di un comune destino.

Abbiamo bisogno di esprimere idee e progetti di ampio respiro, abbiamo bisogno di mettere insieme risorse, competenze, energie. 

Abbiamo bisogno di un governo del territorio veramente rappresentativo, democraticamente eletto da una comunità che riconosce e condivide un destino comune, che sottoscrive un nuovo patto di cittadinanza per darsi un futuro migliore.

Si preferisce non affrontare il problema perché si teme di perdere voti e piccoli poteri?

Per elaborare e realizzare grandi progetti serve un contesto istituzionale adeguato, autorevole e competente.

Per gestire il declino bastano le Istituzioni attuali.

Si potrebbe almeno parlarne?

Emilio Torri

Per il Comitato AMIunaCitta’

Commenti

Blogger: Redazione

Redazione

Leggi anche

Carabinieri (foto d'archivio)

TORRAZZA. Sparato un proiettile contro l’abitazione di una coppia di commercianti

Un solo sparo, in pieno giorno, contro la porta della villa di una coppia di …

CHIVASSO. Massimiliano Modena e le sue foto che “parlano”

“La fotografia è il grande amore della mia vita. Sono specializzato, in particolare, in reportage …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *