Home / BLOG / IVREA. La fabbrica di serie  A e quella  di serie B, ieri ed oggi a Ivrea:  la “Sua” e l’Olivetti
Olivetti Adriano
Olivetti Adriano

IVREA. La fabbrica di serie  A e quella  di serie B, ieri ed oggi a Ivrea:  la “Sua” e l’Olivetti

 

Mercoledi 1 Giugno andrà in onda presso il palazzo municipale il Consiglio Comunale incentrato sul Bilancio di Previsione 2016. La LISTA DEI CITTADINI presenterà nove emendamenti che riguarderanno molti aspetti della vita cittadina.

Dedicherò a questo argomento un apposita edizione dell’editoriale. Proseguirà in questo modo l’atteggiamento costruttivo che caratterizza la LDC.

Si potrebbe iniziare una certa disamina di quello che la Giunta guidata dal Sindaco Della Pepa cercherà di fare divenire il suo “leitmotiv” della serata. “Come siamo bravi”, mi sembra già di sentire dire, “ adesso facciamo un sacco di investimenti!”.

Ci sarà ampiamente modo di smontare questo castello di carte con cui si cerca già di anticipare una campagna elettorale che, evidentemente, prima di giungere alla primavera 2018, si annuncia lunga e non esente da colpi ad effetto.

Ci sarà tempo per tornarci sopra, intanto attendiamo l’esito delle prossime elezioni Amministrative del 5 Giugno che rinnoveranno la guida di molti comuni della C.M.T. e soprattutto eleggeranno proprio il Sindaco della stessa Città Metropolitana di Torino.

Per riempire queste attese ho pensato di riportare qualche considerazione su una situazione che ha caratterizzato la vita della nostra Città nel secolo scorso e che ancora si ripercuoterà per lungo tempo futuro.

Mi ha sempre incuriosito l’evoluzione nel tempo di due “aziende”, entrambe di prestigio del nostro territorio, sia sotto l’aspetto della produzione e dell’occupazione che quello, fisico-urbanistico, dell’occupazione di aree, della edificazione di fabbricati industriali e anche residenziali, per i propri dipendenti e dirigenti.

Mi riferisco alla “Soie de Chatillon” regina dell’area oggi citata come “Montefibre” e naturalmente all’azienda leader per antonomasia del nostro territorio e nota nel mondo intero, l’Olivetti.

L’una nata nel 1896, l’altra un paio di decenni dopo, nel 1917.

Sin da quando ero piccolo e vivevo con la mia famiglia, estranea al ciclo di entrambe, ma legata con l’attività commerciale, alla vita dei loro dipendenti, operai o impiegati che fossero, hanno sempre rappresentato, non credo solo ai miei occhi, la industria di serie A, l’Olivetti, quella di serie B, la Soie de Chatillon, chiamata, con un po’ di disprezzo, la “Sua”.

Occupavano anche due zone ben distinte della Città.

La “Sua” si estendeva nello spazio ristretto tra la ferrovia, alla quale si collegava persino con un binario proprio ed il Fiume Dora Baltea, quasi chiusa tra quegli ostacoli naturali o costruiti dall’uomo.

L’Olivetti partiva da qualche metro sull’altro lato del binario ferroviario per svilupparsi, senza particolari limiti naturali, poi progressivamente sull’asse di quella che è diventata Via Jervis.

Se entrambe riversavano ricchezza verso i Cittadini di Ivrea e dei paesi del Canavese, non era possibile confondere chi lavorava nell’una rispetto a chi lavorava nell’altra.

La “Sua”, nata a Chatillon dove l’energia elettrica era vicina, produceva viscosa (o rayon) con manodopera prevalentemente femminile nella preparazione dei filati, poi nel dopoguerra l’attività si espanse alle fibre sintetiche (nylon). La rilevanza della “Sua”, se non raggiunse i picchi internazionali della sua contrapposta Olivetti, consentì persino la nomina di un suo presidente a presidente della Confindustria negli anni sessanta.

Dall’altra parte c’era il colosso Olivetti, con la filosofia della Comunità, dell’industria per la Città o della Città per l’industria, fate un po’ Voi. Alla Olivetti c’era la tecnologia del futuro, alla “Sua” le scorie del poliestere, del fiocco. Anche le paghe erano di serie A alla Olivetti, di serie B alla Sua.

Poi, mentre l’Olivetti restava Olivetti ma si frammentava in tante “boite” gestite da dirigenti fuorusciti dallo stesso organigramma, nell’altra azienda cominciava la trasformazione in Montedison e poi in Montefibre, sino al 1985.

Fu proprio in quell’anno che seguii professionalmente le vicende del Condono Edilizio, rilevando quegli spazi ormai abbandonati dove si erano aggirati più di tremila dipendenti, come potei constatare con tristezza in uno schedario ormai obsoleto.

La “Sua”, con la vendita a privati estranei alla Città, si stava trasformando in quella divenuta nota  come l’”Ex Area Montefibre”, poi normata con il PP3.

Sorte non molto diversa toccò al colosso Olivetti. I miei ricordi vanno al 1998, quando sconvolgendo anche le organizzazioni sindacali dell’epoca, mi impegnai con successo per portare ai cancelli della OP Computer un leader politico di quella destra che dalle nostre parti veniva strumentalmente ancora definita come “estrema”, mentre invece stava penosamente venendo risucchiata da un liberismo-faccendiero che fu poi causa della sua dissipazione.

Se le due “aziende” erano profondamente diverse nella loro fase operativa, altrettanto diversa è stata l’evoluzione delle loro aree. Oggi gli edifici Olivetti rientrano largamente nella proposta di Dossier Unesco per Ivrea Città industriale del XX secolo, con tutte le incognite che l’osannata operazione comporterà dopo la eventuale consacrazione. Se molte superfici sono vuote, ha però mantenuto sostanzialmente i volumi utilizzati nella lunga fase produttiva.

Tutt’altro percorso hanno seguito gli edifici della lontana Soie de Chatillon, interamente demoliti, senza una minima attenzione agli aspetti storici-architettonici,  per fare spazio a nuove costruzioni in un area di quasi 250.000 mq., che poteva effettivamente  rappresentare una vera e propria nuova identità della nostra Città. Ma così non è stato. Ora in quell’area che avrebbe consentito di identificare un polo scolastico come quello sanitario, si può ritrovare un po’ di tutto, come ad esempio il Nuovo Tribunale di Ivrea, privo però degli spazi idonei per processi in larga scala, proprio come quello che, guarda il caso, vede coinvolti molti dirigenti della ex Olivetti.

Oppure il nuovo Poliambulatorio, chiamato “Comunità”, guarda il caso proprio come il movimento politico fondato da Adriano Olivetti, sino a giungere a un quartiere residenziale per il quale si è fatto uso smodato di retorica, chiamandolo, ma guarda se era il caso, “Nuovo Quartiere Olivettiano”. Due storie diverse ma per un certo verso mai del tutto disgiunte e destinate ad intrecciarsi sicuramente ancora per molto tempo.

Commenti

Blogger: Alberto Tognoli

Alberto Tognoli
Dalla parte dei cittadini

Leggi anche

IVREA. Malpede saluta Ballurio e scende in piazza con la Lega

Delle due l’una. O ieri mattina la Lega aveva bisogno di uno che in piazza …

CUORGNE’. Cavalot attacca l’Asl: “Ardissone non collabora coi Comuni”

CUORGNE’. Cavalot attacca l’Asl: “Ardissone non collabora coi Comuni”. Giancarlo Vacca Cavalot attacca frontalmente – …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *