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IVREA. Il Procuratore e la bella dormiente

IVREA. Il Procuratore e la bella dormiente

Febbraio 1999: a Ivrea fervono i preparativi per il Carnevale, “molto più di una festa colorata e chiassosa, è rabbia repressa che esplode in gioia”, mentre l’Olivetti sta preparando la scalata alla Telecom, un’incredibile operazione finanziaria ed economica che, per riuscire, deve rimanere segreta.

Giacomo Revello, autista presso l’Olivetti, noto conquistatore di donne ed ex componente dello Stato Maggiore del Carnevale, viene trovato ucciso fra i merluzzi destinati al mercoledì delle ceneri. Qualcuno gli ha conficcato nella schiena le forbici usate per tagliare la coda ai pesci. Una resa dei conti maturata nell’ambiente dello storico Carnevale, dove una goliardata in realtà è un grave affronto in grado di originare inconfessabili risentimenti? Un delitto passionale riconducibile a una questione di corna? Oppure, dietro si cela qualche segreto aziendale?

Il procuratore Ròtari (già protagonista de “Il vestito nuovo del Procuratore” quando era giovane sostituto a Torino ma che ha lasciato il capoluogo per lavorare a Ivrea), si trova ad annaspare tra ipotesi investigative diverse ma tutte ugualmente gracili e incerte. Per arrivare alla verità, dovrà indagare con accortezza fra le relazioni di una città che conosce ancora poco, comprendere le complesse dinamiche carnevalesche, scavare nella vita privata della vittima tra sacchetti colmi di sterline d’oro e cellulari scomparsi, e fare chiarezza sul vero ruolo all’interno dell’Olivetti.

Un’indagine avvincente, incalzante, ricca di colpi di scena. La trama di questo secondo giallo giudiziario di Giorgio Vìtari, che forse non per caso è stato procuratore della Repubblica ad Ivrea, consente di percorrere immagini e sensazioni dello Storico Carnevale ma anche di raccontare i poco noti retroscena di una vicenda finanziaria ai più sconosciuta ma che ha scosso gli equilibri economici del Paese e ha condizionato il presente di Ivrea. Il lettore viene così calato nell’atmosfera e nei riti di una comunità che si muove fra provincialismo e alta finanza, profondamente legata alla sua Company town come alla sacralità ancestrale del Carnevale.

Come nel romanzo d’esordio, Giorgio Vìtari è attento alla ricostruzione di luoghi e fatti, alla procedura penale e alla descrizione di personaggi facilmente riconoscibili anche dietro facili pseudonimi. C’è molta fantasia nel giallo ma le cose più incredibili che vi sono raccontate sono quelle vere: il lettore anche questa volta dovrà indovinare dove passa il confine tra invenzione e realtà. E alla fine resta il dubbio: chi può davvero sapere come sono andate le cose? Forse la Bella Dormiente, ma non si può disturbarne il sonno.

• Torinese, Giorgio Vitari (1948) è stato pretore penale e sostituto procuratore a Torino, e poi procuratore della Repubblica a Ivrea, Vercelli, Asti, infine avvocato generale presso la Procura generale di Torino. Sposato, una figlia, è in pensione dal giugno 2018. Con Neos edizioni ha pubblicato nel 2019, “Il vestito nuovo del Procuratore”, in parte ispirato alle vicende del cosiddetto “caso Zampini” che precorse Tangentopoli, da lui seguito dall’83 all’85 come sostituto procuratore.

… «Ieri sera c’è stato un omicidio al

Borghetto – disse Ròtari alla signora

Giuliana. – Più tardi darò l’incarico al dottor

Costamagna per l’autopsia. I parenti

dovrebbero essere stati avvisati dalla

polizia, comunque sinceriamocene».

«Telefono al commissariato e mi informo»

rispose la segretaria…

Breviglieri entrò nell’ufficio di Ròtari…

Attese per un attimo l’invito a sedersi

davanti alla scrivania e iniziò a riferire:

«Giacomo Revello, nato a Ivrea nel

novembre 1953. Ha fatto il servizio militare

di leva nei carabinieri, poi è andato a

lavorare all’Olivetti con la qualifica di

autista. Nessun precedente e nessuna

segnalazione particolare alla banca dati

interforze. Ho provato a sentire il suo

dirigente all’Olivetti e mi è sembrato

imbarazzato, quasi reticente, sul lavoro del

Revello. Cercherò di capirne di più».

«E la pistola?».

«Aveva il porto d’armi rilasciato dal prefetto

di Torino qualche anno fa per la delicatezza

e la pericolosità del suo lavoro

all’Olivetti. È chiaro che ieri non ha avuto

modo di usarla, evidentemente non si sentiva

in pericolo». …

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