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IVREA. I giusti e gli ingiusti

Francesco Comotto

Il clima che si respira ad Ivrea da qualche giorno è pesante, carico di inusitato odio, e tutto ha una precisa data di inizio: il 10 giugno 2018, giorno in cui si è votato al primo turno per il rinnovo del Consiglio comunale eporediese.
Si è fatto pesante perché qualcuno ha voluto scientemente spostare l’attenzione di una campagna elettorale, fino ad allora filata via piuttosto liscia, su un piano esclusivamente ideologico e propagandistico che ricorda molto quella strategia della tensione che spunta fuori ogniqualvolta si prospetta la possibilità di un cambiamento importante. Questo modo di agire trova poi quasi subito un certo numero di incendiari che provengono nella maggior parte dei casi da quel sottobosco di privilegi, incarichi, aiutini, spinte, consulenze, poltrone, il cui unico scopo è quello di evitare che qualcosa si possa inceppare in un sistema di potere consolidato nel tempo.

La nostra campagna elettorale è stata tutta impostata sui contenuti e abbiamo elaborato un progetto (sempre disponibile sul nostro sito internet) decisamente alternativo all’attuale amministrazione a traino PD proponendo un cambiamento radicale soprattutto nel modo di fare politica e di amministrare la città che fosse sganciato da vincoli ideologici e/o di partito che invece, grazie al ballottaggio tra destra e sinistra, sono nuovamente venuti fuori in maniera anche verbalmente violenta.

1943 elettori hanno posto in noi la loro fiducia considerandoci evidentemente una forza civica in grado di concretizzare questo processo di cambiamento, ma non sono bastati e non siamo andati al ballottaggio. Ciò non toglie che in un Paese democratico il parere di quasi il 20% degli elettori dovrebbe avere un peso nelle dinamiche di governo e per questo abbiamo proposto ai due schieramenti la possibilità di un apparentamento. Unica forma di accordo trasparente, consentita dalla legge, per poter avere un peso specifico e determinante nella futura amministrazione della città. Abbiamo immediatamente rifiutato poltrone finalizzate all’unico scopo di venire fagocitati all’interno della maggioranza depotenziando in tal modo la nostra presenza sui banchi dell’opposizione e rendendo inutile il resto della minoranza.

Ciò a cui abbiamo pensato fin da subito, lunedi 11 a urne chiuse, è stato tentare di cercare la soluzione che meglio avrebbe potuto rappresentare il nostro elettorato e ne abbiamo discusso tutti insieme decidendo, a livello di intera coalizione, di procedere in tal senso.
Dopo aver sentito le due parti ancora in gioco abbiamo poi deciso, sempre in base ad una discussione aperta a tutta la coalizione, di non scendere in campo a fianco di nessuno e di non dare indicazioni di voto al nostro elettorato.
Qualcuno dei candidati aveva nel frattempo deciso, all’oscuro della coalizione che venerdì 15 giugno discuteva su quale strada seguire, che il solo prendere in considerazione di poter fare un accordo con il centro destra sarebbe stato un “tradimento” dei valori del nostro progetto dando addirittura indicazioni di voto che collegialmente avevamo deciso di non dare. Più che di tradimento per un qualcosa che non c’è stato forse sarebbe il caso di parlare di slealtà di persone che sono salite sul carro del cambiamento sbandierando, sotto mentite spoglie civiche, un convinto: “mai col PD” per poi appoggiare quello stesso partito fin dal giorno dopo le elezioni, usando pretestuosamente i nostri tentativi di dialogo fra le parti.

Anche se negli ultimi giorni sono state fatte circolare falsità che abbiamo prontamente smentito, va rimarcato che molti sono stati gli attestati di solidarietà e di incoraggiamento a proseguire sulla nostra strada arrivati anche da parte di molti delusi proprio da quella parte politica che ha amministrato negli ultimi 40 anni e che ora si erge a paladina della moralità e della solidarietà internazionale. Solidarietà spesso espressa con distratta adesione e vaga partecipazione.
Qualcuno ha voluto leggere strumentalmente la dichiarazione della nostra coalizione di non fare accordi pre-elettorali, della quale mi sono assunto la responsabilità, sostenendo che si trattasse di una indicazione di voto implicita solo perché nel comunicato stampa ringraziavo Sertoli mentre evidenziavo la mancanza di volontà a dialogare di Perinetti. Di fatto Con Sertoli c’è stata un’interlocuzione onesta e franca pur nella diversità di vedute su determinati argomenti e da qui i ringraziamenti alla persona, mentre in area PD per giorni si è evitato un incontro diretto per poi arrivare a un incontro tardivo ed ambiguo sia nella forma che nei contenuti. Con alcuni video seguenti a quell’incontro si è poi voluto creare un clima di sospetto agitando spettri che forse sarebbe stato meglio lasciar riposare in pace.

Guardando il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che questa campagna elettorale ci è servita, e non solo a noi ma a tutti gli elettori eporediesi, per conoscere meglio alcuni personaggi che sono finalmente usciti allo scoperto.
Noi ci siamo approcciati a questo cambio di amministrazione cercando di apportare l’aria del rinnovamento e lo abbiamo fatto nello stesso modo di sempre, con trasparenza ed onestà intellettuale, mettendo in evidenza le profonde contraddizioni che caratterizzano l’amministrazione uscente ed i suoi satelliti.

Comunque sia il ballottaggio è ormai vicino e gli elettori hanno tutti gli strumenti per valutare, secondo i loro parametri di giudizio, chi dei due contendenti meriti di diventare Sindaco della nostra città, perché in definitiva di questo si tratta: della scelta di un Primo Cittadino e non di una crociata che avrebbe solo l’esito di spaccare la cittadinanza e di allontanarla ulteriormente dalla partecipazione, già drammaticamente bassa. Noi come abbiamo fatto nei cinque anni precedenti, faremo dai banchi della minoranza da sentinelle sull’operato della nuova amministrazione, senza fare sconti a nessuno, come è nel nostro stile.

Buon voto a tutti

Diceva O. Wilde: “Esistono due classi di uomini: i giusti e gli ingiusti. La divisione fra queste due classi viene fatta dai giusti”

FRANCESCO COMOTTO

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