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Gambone Elvio
Gambone Elvio

IVREA. DON CAMILLO E PEPPONE ALL’OMBRA DELLE ROSSE TORRI…

Oggi è il giorno del Patrono San Savino e della festa religiosa vera e propria con la processione che porterà fuori del Duomo le reliquie del Santo: un rito ripristinato da Monsignor Arrigo Miglio ai tempi del suo episcopato  e continuato dal suo successore,  Monsignor Edoardo Cerrato.
Un Vescovo affabile  e sorridente, che ha fatto dell’amicizia la sua cifra stilistica di uomo di fede e di pastore: eppure, questo suo calore non è riuscito a comprendere e accogliere Elvio Gambone. Difficilmente oggi infatti il patron di “Eporedia 2004” sarà presente in Duomo insieme alle autorità Comunali e agli altri organizzatori della Patronale.
Il “vulnus” che Gambone  lamenta nei confronti del Vescovo di Ivrea è quella sua mancata approvazione nei confronti della sua Festa dell’Assunta  che, attorno alla Madonnina adorna di migliaia di fiori, aveva raccolto tantissimi fedeli e curiosi non solo di Ivrea per due anni consecutivi nella giornata del 15 agosto.
“Quello di Ferragosto era diventato un evento, nel bel mezzo delle ferie estive, con tantissima gente che apprezzava e seguiva la nostra Festa dei fiori dedicata all’Assunta” racconta Gambone.
Quanto alla reazione  del Vescovo, è ben  nota: quella Madonnina non gli era piaciuta, quella festa non ha trovato il suo consenso ed è finita in archivio.
Elvio Gambone non ha mandato giù questa decisione:”No, niente contrapposizioni, ma al Vescovo ho detto che quando si arriva in una realtà nuova sarebbe bene prima conoscere e poi valutare e scegliere. La pecorella Gambone – conclude con foga polemica – il Vescovo non l’ha conosciuta”.
Siamo dunque alla contrapposizione più tipicamente italiana, quella fra Don Camillo e Peppone, tra il Vescovo della città e un esponente laico delle società: Gambone non è Sindaco come il rosso Peppone, ma è stato eletto Consigliere Comunale e il suo attivismo nell’organizzazione  di eventi ufficiali è noto e per certi versi davvero provvidenziale.
Così, niente Bassa  Padana, niente fiume pigro che corre alla foce, niente simboli come falce e martello e niente Cristo i n croce che chiede pazienza al suo ministro in terra, semplicemente anche qui, nel cuore verde del Canavese, nella ex capitale della tecnologia ancora alla ricerca della sua identità e soprattutto del suo futuro, le cronache si accendono di un antico e un poco nostalgico contrasto fra sacro e profano, uno dei più antichi e affascinanti  per l’animo umano e le cronache di ogni tempo.

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