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Municipio ivrea
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IVREA. Cum grano salis

Per cinque anni abbiamo sostenuto che la precedente Amministrazione Comunale a traino PD non avesse una visione programmatica complessiva in grado di immaginare un futuro per la nostra città, possibilmente con uno sguardo al territorio circostante; sempre iniziative sporadiche, spesso dettate dall’emergenza, nell’assoluta incapacità di pianificare investimenti di rilievo inseriti in un quadro di medio e lungo termine.

Siamo così arrivati alla tornata elettorale del 2018 dove la nostra richiesta di cambiamento è stata cavalcata anche da quella coalizione di centro destra che è poi risultata la vincitrice delle elezioni. Segno evidente che gli eporediesi desideravano un cambiamento effettivo e hanno pensato che questo potesse venire meglio interpretato da una compagine legata a doppio filo ai partiti tradizionali del centro destra: Lega e Forza Italia, piuttosto che da una forza realmente civica come la nostra slegata dai partiti, ma con una notevole esperienza di amministrazione pubblica.

L’esperienza e il lavoro sul campo ci avevano portato a elaborare e proporre agli elettori un “Progetto politico” nel quale, dopo aver effettuato un’accurata disamina sull’attuale situazione economica e sociale, veniva proposta una visione di città basata su una molteplicità di politiche pubbliche da attuarsi nel breve, medio e lungo termine. Ci siamo anche resi disponibili, in caso di vittoria, ad un confronto pubblico costante, possibilmente annuale, tra quanto proposto nel progetto politico e quanto effettivamente realizzato perché siamo convinti che non sia più il tempo di promesse, spesso irrealizzabili, ma di concretezza e di trasparenza nel rapporto tra società civile e politica.

Trascorso ormai un anno e mezzo dalle elezioni il cambiamento promesso dall’attuale maggioranza proprio non si riesce a cogliere con l’aggravante che anche le peggiori abitudini di chi deteneva il potere in precedenza sono state confermate e, in alcuni casi, addirittura peggiorate. 

Come abbiamo fatto in precedenza, pur non assumendo una posizione di opposizione a prescindere, non abbiamo lesinato critiche, ma anche proposte alternative, nei confronti di  quei provvedimenti che non abbiamo ritenuto adeguati per risolvere il problema affrontato.

Purtroppo dopo un lasso di tempo sufficiente a comprendere il funzionamento della macchina comunale, anche da chi non ha mai ricoperto ruoli nelle istituzioni pubbliche, ci tocca riscontrare nell’attuale forza di governo la stessa assenza di visione di chi sedeva in precedenza nella stanza dei bottoni. Uno degli elementi che maggiormente stona nell’atteggiamento dell’attuale esecutivo sono le modalità con le quali viene gestita la prassi amministrativa, spesso senza un minimo sindacale di fair-play istituzionale nei confronti delle minoranze, e, peggio ancora, dell’intero Consiglio Comunale, che troppe volte si è trovato a discutere di problematiche anche complesse senza un minimo dibattito pubblico, né con i cittadini, né con i consiglieri comunali attraverso le apposite Commissioni.

Quando abbiamo manifestato la nostra contrarietà, nelle sedi competenti, a questo modo di procedere, le  risposte ottenute sono state sostanzialmente due: “è colpa di quelli di prima” oppure “dobbiamo fare in fretta perché ci sono delle scadenze”. Sul primo punto abbiamo già detto: se è giusto non dimenticare gli errori e in taluni casi le nefandezze, si veda il vergognoso fallimento del CIC, compiuti dal precedente esecutivo, del quale peraltro l’attuale vice-sindaco faceva parte, sarebbe ora di guardare avanti. Si dovrebbe passare ad una fase che, pur partendo dalla pesante eredità ricevuta, sappia proporre vie d’uscita positive proiettate ad un futuro basato su una visione, una linea programmatica chiara, valori condivisi, una nuova stagione creativa e progettuale finora sconosciuta.

La seconda risposta, quella imperniata sulla fretta, dà anche maggiormente il senso della disorganizzazione e dell’assenza di coesione e di visione politica dell’attuale esecutivo.

Abbiamo già vissuto alla fine dello scorso anno la vicenda dell’ipermercato di fronte alla Stazione. I più attenti ricorderanno che fu chiesto ai consiglieri comunali di tenersi pronti, in tutta fretta, ad approvare una variante di piano regolatore niente meno che tra Natale e capodanno. Fortunatamente, anche per la maggioranza, abbiamo cercato di capirne di più con diverse commissioni consiliari e aprendo un dibattito pubblico sul tema il che ha portato alla definitiva bocciatura della proposta a seguito di due successive Conferenze di Servizi nelle quali gli enti superiori, Regione e Città Metropolitana, e alcuni dei presenti al tavolo, tra cui i rappresentanti dell’Unesco e la Sovrintendenza, hanno chiaramente evidenziato la fallacia della proposta di variante. Già allora dicemmo che la proposta avrebbe dovuto arrivare prima, e  non solo come informazione, sul tavolo della commissione competente cosa che, se fosse avvenuta, avrebbe potuto evitare gli strascichi che sono seguiti.

Purtroppo l’accaduto pare non sia servito a modificare questo modo di procedere superficiale e rischioso tanto che ora, di nuovo in fretta e furia, viene detto al Consiglio Comunale che entro il 31 ottobre si dovrà procedere all’adozione di una variante preliminare per l’adeguamento al Piano Paesaggistico Regionale (PPR) con un focus sull’area Unesco, ma che riguarderà l’intero territorio comunale. Il PPR è stato approvato nell’ottobre del 2017 e conteneva una norma che obbligava gli enti locali ad adeguare, entro 24 mesi, tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica o territoriale in loro possesso. Lo stesso dicasi per il riconoscimento di Ivrea, città industriale del XX secolo che è stato reso noto nell’estate del 2018. Di tempo quindi ce n’era a sufficienza senza ridursi all’ultimo minuto dell’ultimo giorno come invece accadrà dovendo peraltro sottoporre la commissione competente ad incontri ravvicinati magari in assenza, come è successo la settimana scorsa, della necessaria documentazione tecnica.

Stiamo vivendo una situazione analoga, quanto caotica, per la questione del nuovo centro cottura catapultato sul tavolo dei consiglieri comunali come un meteorite e senza il necessario approfondimento anche se si parla di un appalto che si presume spalmato su 12-15 anni per un valore complessivo di circa 18 mln di euro.

Come si sa la fretta non è una buona consigliera e l’invito che facciamo al Sindaco e alla Giunta è quello di non farsi prendere dalla frenesia per la voglia di fare qualcosa di tangibile in città. Quando sono in ballo soldi pubblici, magari tanti, sarebbe utile muoversi con oculatezza, consapevolezza e parsimonia come ognuno fa quando guarda agli affari di casa propria, usando quella che, in termini giuridici, viene definita “la diligenza del buon padre di famiglia”.

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