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IVREA. Con le parole si fanno le cose, le parole diventano cose…

Le parole hanno un senso ed esprimono il vero pensiero delle persone, ed oggi le parole che si sentono, si leggono esprimono una triste umanità!

Con la parole si fanno le cose, le parole diventano cose quando vengono pronunciate o scritte; e la scelta della parole danno forma ad un racconto, lo rendono visibile e diventano contenuto. Ci sono parole che curano e ampliano gli orizzonti della speranza e ci sono parole che feriscono, lacerano l’anima.

Rodari scriveva: Abbiamo parole per piangere, parole per tacere parole per fare rumore

Andiamo a cercare insieme le parole per parlare……. Ed io aggiungo abbiamo parole per ferire, quelle chiamate hate words cioè termini odiosi che provocano dolore perché dispregiativi per natura. Sono le parole peggiori che si possano usare, soprattutto se si appartiene ad un gruppo che esercita il potere su un altro, perché costituisce una minoranza, perché diverso o semplicemente perché per presa posizione non piacciono.

• Le parole usate male, spersonalizzano, cancellano le identità e incutono paura, esempio lampante è la parola “clandestino”.

Con clandestino si dà notizia di una persona con un connotato negativo, si stabilisce a priori che si muove di nascosto, al buio, come una minaccia costante alla nostra sicurezza. Il prepotente uso scorretto della parola, in questo caso “clandestino”, soprattutto in ambito istituzionale ripetuta un numero indeterminato di volte finirà per dare una forma spaventosa al fenomeno migratorio, in questo caso,a prescindere dai dati reali.

• Le  parole fanno le cose e diventano cose, si trasformano sempre più facilmente in azione.

Se sono parole violente diventano atti violenti e se non diamo la giusta importanza alle parole, se non cerchiamo di conoscere la realtà, non verifichiamo i fatti, queste parole, utilizzate verso “gli altri”, hanno il valore aggiunto di fornire gli strumenti per costruire un argine collettivo al dialogare dell’odio, nelle parole e nei fatti.  E’ necessario riportare in primo piano parole chiave come rispetto, verità e giustizia per arginare il dilagare dell’intolleranza che si nutre di false notizie, che si nutrono di odio in un circolo perverso e devastante. Il ruolo di una politica degna di questo nome deve “disincentivare e disinnescare l’ansia collettiva”. Questa politica fatta di slogan semplici e di invettive, riesce a cancellare i dati reali che non contano più nell’analisi e nelle azioni di governo, ma si  decide solo sulla base della “percezione”. Una percezione  che non deforma solo la realtà e il linguaggio della politica e dell’essere, ma soprattutto la coscienza delle persone per cui sui social, sulla stampa e dai politici si ascoltano solo parole disumane, incitamenti all’odio fino alle minacce di morte, farneticazioni che in un mondo globale fanno riemergere i rigurgiti della supremazia razziale ed evocano scontri di civiltà. Bisogna applicare il giudizio per superare la superficialità del pre-giudizio; perché quest’ultimo giustifica una pigrizia intellettuale e mentale, fa sì che ci si limiti ad una verità sentita dire,  gridata da qualcuno e niente di più! E allora attenzione perché,come recita il titolo della celebre incisione del Goya, “il sonno della ragione genera mostri”

Gabriella Colosso

Consigliere comunale, Ivrea

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