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Massimo Troisi (Il Postino)
Massimo Troisi (Il Postino)

IVREA. C’era una volta il postino…

Uffici postali a rischio nei piccoli Comuni. A  lanciare l’allarme è l’Uncem che, nei giorni scorsi ha scritto a Poste Italiane contro il piano di riorganizzazione.

In Piemonte sparirebbero 40 uffici di cui tre in Canavese: in frazione Baio Dora di Borgofranco, a Villate di Mercenasco e a Muriaglio di Castellamonte.

Altri 13 uffici  passerebbero ad un orario ridotto, due o tre giorni alla settimana. E sono  Bairo, Mercenasco, Pratiglione, Ronco, Scarmagno, Torre, Tavagnasco, Cuceglio, Prascorsano, Pecco, Ciconio, Cintano e Valprato Soana. Possibili tagli anche a Lusigliè e Argentera (frazione di Rivarolo).

“Le notizie relative ai tagli previsti da Poste italiane degli sportelli nei Comuni con media e bassa densità di popolazione destano in noi molta preoccupazione – commenta il Presidente Uncem Enrico Borghi -. Conosciamo le regole del mercato e comprendiamo la necessità di garantire all’azienda la sostenibilità economica dei servizi postali, ma al tempo stesso riteniamo che Poste abbia l’obbligo di non venir meno agli impegni presi, suddividendo così i cittadini in serie A e B e vanificando tutto il lavoro che noi parlamentari dell’Intergruppo montagna quotidianamente facciamo per fronteggiare spopolamento e disservizio in quelle aree del Paese già vessate da specifiche difficoltà socio-economiche e orografiche”. “Il servizio postale universale – prosegue Borghi – è chiarissimo in materia e non si può stravolgere. Saremo sentinelle sul territorio, segnalando eventuali storture o disservizi in quelle aree svantaggiate. Ora la sfida è un confronto che avvieremo con Poste Italiane sul nuovo piano di riorganizzazione, affinché il tema della privatizzazione si trasformi in miglioramento dei servizi e non in una loro riduzione”.

Rassicurazioni arrivano dal presidente dell’Autorità garante delle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, circa la “volontà di mettere in atto ogni sforzo possibile per obbligare Poste italiane al rispetto dello specifico divieto di chiusura di quegli esercizi che servono gli utenti nelle zone remote del Paese”. “Abbiamo l’esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate – scrive in lettera – anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio”.

Dalla Valchiusella alla Valle Sacra, passando per il basso canavese ed arrivare in Dora Baltea. Sono numerosi i Comuni in cui il servizio, già sacrificato, rischia di sparire.

 

 

La Slc-Cgil

La Slc-Cgil dice no al piano di razionalizzazioni e chiusura di uffici postali in Piemonte. Il riferimento è alle indiscrezioni secondo le quali sarebbero previste da Poste Italiane 40 chiusure e circa 130 razionalizzazioni (aperture ridotte a soli due/tre giorni settimanali): 20 nel pinerolese, circa 15 nel Canavese, 24 ad Alessandria e provincia, 29 nell’astigiano, 8 nel cuneese, 15 nel biellese, circa 10 tra Novara e Verbania, 6 a Torino città (di cui 2 già chiusi).

“Verrebbe a mancare – sostiene la Slc-Cgil – il ruolo primario di servizio al cittadino (pagamenti di pensioni, bollettini, canoni, tasse) in particolare nelle zone disagiate: pensiamo ai piccoli comuni montani dove l’ufficio postale rappresenta in molti casi l’unico presidio sociale dello Stato sul territorio. Non solo la posta potrà essere consegnata a giorni alterni nei comuni meno popolati (come previsto dall’ultima Legge di Stabilita) ma ora si aggiunge la possibile chiusura di alcuni uffici o l’apertura in determinati giorni”.

Slc-Cgil stigmatizza “un modello di relazioni industriali, che anticipa sui media notizie e dati rilevanti prima che siano forniti alle organizzazioni sindacali regionali, come previsto a livello contrattuale: certe informazioni socialmente “sensibili” non si twittano ma si discutono a un tavolo. Se confermate, queste chiusure potrebbero avere ricadute negative sugli organici, oltre all’impatto sociale sui cittadini”.

Oltre ad attivare tutti gli strumenti sindacali previsti, la Slc-Cgil chiede un confronto con l’Anci, l’assessorato regionale, l’Uncem e le associazioni dei Consumatori.

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