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Elisabetta Ballurio

IVREA. Castellazzo chiuso da una politicante da strapazzo… Attacco a Ballurio

E’ dal 20 agosto scorso che gli spazi del Csoa Castellazzo Assediato sono stati chiusi, privati dalla funzione di centro di elaborazione e costruzione di alternativa al precostituito, resi luogo di una grave violenza.

Il Castellazzo, unico spazio sociale libertario e di lotta a Ivrea, è da sempre spina nel fianco di porticati da strapazzo e fascistelli vari.

E’ da gennaio, dalla sua riapertura, che il Castellazzo ha saputo essere un luogo di confronto ed autorganizzazione antisessista, antifascista, anticapitalista.

In quali locali gli studenti hanno potuto trovarsi per organizzare il “loro” treno della memoria e portare avanti, in libertà, la loro aula studio. Abbiamo partecipato ad iniziative contro il decreto sicurezza, contro le misure repressive e carcerarie. Siamo stati a Lace in occasione del 25 aprile portando la nostra voce, una voce di antifascismo militante. Abbiamo organizzato presentazione di libri, discussioni sulla critica all’esistente, affrontato i temi delle lotte partigiane ed internazionaliste, dalla Resistenza ad oggi; della precarietà, della disoccupazione, dell’emarginazione, della solidarietà e cercato di ipotizzare nuove vie per costruire la lotta contro le barbarie che questo sistema economico produce. Il Primo Maggio a Torino eravamo presenti co il nostro striscione contro lo sfruttamento e la rappresaglia padronale, contro la repressione di stato e per la libertà di tutti i compagni e le compagne rinchiusi nelle galere. Il 1° giugno abbiamo impedito, con presidio e corteo, ai nazisti di Ivrea e company e i suprematisti bianchi di DO.RA di prendersi piazza Balla e di comparire in città. Abbiamo organizzato cineforum e cene solidali; l’ultima iniziativa è stata la piccola bella festa di quartiere, proprio lì,  sulla stradina davanti alla porta del Castellazzo.

Il Castellazzo ora fa parte dei tanti spazi pubblici abbandonati, lasciati a marcire o rivenduti a speculatori. E mentre la lista di questi stabili si allunga, cresce anche l’emergenza abitativa. Gli affitti sono sempre più cari, il diritto alla casa non esiste e le città si riempiono di non-luoghi come i centri commerciali, dove gli individui entrano in contatto solo attraverso le funzioni di consumo, dalla mercificazione. Anche per questo sentiamo l’esigenza di appropriarci di spazi dove fare esperienza di comunità libera, socialità non preconfezionata e lotta contro le miserie che il sistema di potere del Dio Danaro semina nel mondo.

Dopo la valanga di articoli, dai titoloni roboanti, usciti sui giornali locali e nazionali nei giorni successivi alla perquisizione del Castellazzo, il cui intento non era certo quello di fare chiarezza sulla vicenda ma, semmai, di colpire una realtà politica scomoda e attiva sul territorio, cosa è rimasto?

Cosa si sa realmente dei fatti accaduti? Nulla!

Ad oggi no c’è niente di certo e non risulta ancora nessun indagato.

Ciò che rimane è una ragazza data in pasto ai giornali ed un luogo, il Castellazzo, chiuso. Chiuso da una banda di politicanti da strapazzo, come la Ballurio, che pur di far carriera cambia bandiera di partito ad ogni alito di vento, che parla e collabora con gruppi neonazisti, che cerca ogni occasione per farsi propaganda e azionare la politica repressiva, che strumentalizza uno stupro per sgomberare, di fatto, un posto occupato. Che si mostra così tanto preoccupata dalla sicurezza al punto di sigillare l’entrata lasciando la porta sfondata (?) e mettendo un lucchetto uguale a quello precedente lo scasso; che risolve chiudendo definitivamente quanto è stato scassinato e abusato proprio negli unici giorni dell’anno in cui era chiuso! Cosa aspettarsi da una politica opportunista e affamata di voti?

Cosa aspettarsi dal corso della “giustizia”? Nulla! Quante donne che denunciano abusi e violenze vengono credute ed ottengono verità e giustizia di fronte alla legge? Quasi nessuna. Anzi, tante, si ritrovano a loro volta denunciate come calunniatrici. Quindi non sarà la giustizia di giornali, tribunali e galere a restituire umanità ad una comunità ferita. E non è il “giustizialismo” che ci interessa ma la verità militante.

E se qualcuno crede che l’essenza dell’occupazione del Castellazzo sia stata messa a tacere, congelata lì, a quel fatto di cronaca, si sbaglia di grosso: il Collettivo al di là di un luogo fisico perché muove tentativi di lotta e libertà!

Perciò e nonostante tutto, il Collettivo del Castellazzo c’è e continuerà nel suo percorso di militanza, dentro e fuori gli spazi, contro miseria, nocività, muri, confini e repressione.

E che sventoli perbacco!

Collettivo Castellazzo d’Ivrea

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