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CAMPO PROFUGHI

IVREA. Cari amici, confesso che

Cari amici, confesso che ho avuto qualche esitazione nel riprendere le pagine dell’Anpi ed il dialogo che da tanto tempo abbiamo instaurato. Una sorta di pudore, perché ti sembra che di fronte alla tragedia che stiamo vivendo sia preferibile tacere, forse presuntuoso esprimere opinioni che altri meglio di te sanno dire, troppo di parte e puerile alzare una qualsiasi bandiera che non sia quella universale del diritto alla vita. L’occasione della “reclusione” (#iorestoacasa) sarebbe stata buona per poter riflettere, imparare qualcosa, riprendere qualche hobby tralasciato da tempo, auto-educarsi al controllo di sé, far emergere una parte buona che avevi dimenticato di avere. Opportunità, purtroppo, spesso non colta, o mal indirizzata.

Molte voci si alzano chiedendo che la TV generalista abbia uno scatto di resipiscenza e proponga in palinsesto la buona cultura, invece di inondarci di vecchi quiz. Con una bella lettera alla RAI si esprime in tal senso, fra gli altri, il regista Pupi Avati.

Tralasciamo, per il profondo disgusto che provocano, le migliaia di fake news che strabordano sui social. “Odiatori” che si sbizzarriscono nel peggio che menti umane possano concepire: contro i Migranti (tutti spacciatori), che sarebbero ospitati nei migliori hotel a spese dei poveri Italiani; la sinistra complice; le Ong che non interverrebbero; persino contro il Papa e Gino Strada, trasformati in complici della pandemia. Sciacallaggini vomitevoli che sembrano avere una ben precisa regia: preparare il terreno per il dopo, per i sovranisti che aspirano alla dittatura, veleno inoculato in un Paese di sordi, immemori, ignoranti e ingenui più che disponibili all’uomo forte di turno, pur di evitare ogni sforzo di pensiero critico. Una indegna farsa che non esita a recitare il rosario in televisione, favorito in ciò da (si chiamavano un tempo) “nani e ballerine”. Quale contrasto con la figura di un Pontefice sofferente che prega per un’umanità che forse non lo merita…

Confesso di provare pudore, ed imbarazzo, nel riprendere il dialogo con voi, perché in questo preciso momento ogni Associazione, Movimento, Partito dovrebbero parlare con una sola voce, essere espressione ferma, precisa, intransigente, unitaria, volta al benessere comune. Esprimersi tramite i più esperti che, lo si intuisce, sono contemporaneamente anche coloro che hanno “buon senso”. Ed invece assistiamo ai soliti balletti, accuse reciproche, gelosie di carriere immeritate, di baroni intrallazzatori, primari senza meriti, dirigenti incompetenti nominati dai politici, e politici nominati dalle solite camarille, e tutti loro soggetti e proni ai “padroni del vapore”: finanza, multinazionali, capitalismo globalizzati.

Indegno lo spettacolo nelle più sacre Aule della rappresentanza democratica, dove si consumano vendette trasversali, vengono riesumati “pro domo loro” vecchi errori e nuove colpe, diluendo e quindi impedendo ogni tentativo di uscire dalla crisi.

Indegna e colpevole la burocrazia, leviatano spaventoso, medusa gigantesca, melma che ci soffoca e nullifica ogni e qualsiasi azione. Decreti che crescono, si moltiplicano, si fanno poemi per dire nulla, costringendo i Cittadini a stamparsi o scrivere a mano o compilare in auto, davanti agli agenti, dati sempre uguali, ma scritti in modo diverso, con l’aggiunta di parole, frasi, riferimenti legislativi che i più non conoscono e non possono conoscere. “Non è ammessa l’ignoranza della Legge”, è vero, ma non puoi costringermi a trasformarmi in notaio, avvocato, legislatore a mia volta, dichiarando di essere a conoscenza di ogni ghiribizzo e svolazzo di governo, regione, ente… Non puoi farlo, tu burocrate invisibile ed invadente, non potete farlo voi, ministri presenti e passati, che avete depauperato la Scuola, cancellato la Storia come materia, relegato l’Educazione civica a cenerentola ignorata. Voi che avete colpevolmente nascosto negli “armadi della vergogna” il nostro passato, ed inattuata la Costituzione, così che oggi nessuno saprebbe recitarne nemmeno i primi, fondamentali 12 articoli, e che ora ci costringete a compilare moduli di autocertificazione sgrammaticati, sintatticamente zoppicanti.

Confesso di provare rabbia, una rabbia soffocante ed inconclusa, verso la burocrazia, più ancora che verso una politica indegna di questo nome. Una classe di mezzemaniche, mezzibusti, capi e capetti imboscati fra ministeri ed enti vari, che hanno un solo obiettivo: perpetuare il loro piccolo, miserevole potere fatto di timbri, firme e circolari, e restare eternamente a galla non assumendosi mai il benché minimo rischio, una decisione che li faccia uscire dall’anonima routine. Si accumulano nei porti le indispensabili mascherine, gli apparecchi salva-vita, ma la macchina burocratica è ferma, immobile, ragno al centro di una tela di interessi a salvaguardia della propria poltrona. Manca il timbro, la certificazione, ma non tocca a me espormi, decidere, ed intanto trascorrono i giorni, e la gente muore soffocata.

La stessa burocrazia che chiude gli occhi quando oscure “manine” aggiungono una parola, una frase, una postilla ai decreti in deroga, permettendo così ai broker internazionali di lucrare vantaggiose prebende su aziende estere che ci rifilano strumenti taroccati, mentre quelle italiane restano forzatamente bloccate.

Un metodo italiano che abbiamo già conosciuto in passato, ma che nessuno mai ha eliminato: si fa un decreto d’emergenza per un ponte crollato (ricordate), poi vi si aggiungono soldi per campi da golf o similia, e tutti a dividersi le briciole del pranzo sontuoso. Tanto i morti non votano più…

Confesso di provare imbarazzo e senso di inadeguatezza, perché quanto esprimo e vi confido temo non avrà seguito, e perciò diventa un semplice sfogo, alla stregua di uno dei tanti modi di riempire il tempo dell’attuale “confino”: chi vernicia ringhiere arrugginite, chi imbandisce gustosi manicaretti, chi fa ginnastica, legge… o scrive, come il sottoscritto. Si è già detto tutto sul carattere degli Italiani: individualisti, senza senso dello Stato, chiusi nelle proprie città murate medievali, e però capaci di grandi slanci, invenzioni, genialità. Un popolo di santi poeti navigatori ed eroi. Nel novero rientrano i nostri Padri partigiani, senza però ignorare che una gran parte della popolazione, lungi dall’essere “Italiani brava gente”, furono fascisti, colonialisti, razzisti capaci di mimetizzarsi e “trasformarsi” nel dopoguerra. Piegati al nuovo corso ma mai domati.

Che altro sono, altrimenti, le orde di incoscienti e “criminali” che ignorando ogni raziocinio ed umanità, spinti soltanto dal proprio egoismo, da un incontrollato e stupido impulso di sopravvivenza sono migrati in massa dal nord al sud, infettando i propri cari ed espandendo l’epidemia, ed ora ritornerebbero massicciamente al nord se gli fosse concesso, consentendo una nuova ondata di infezioni? Che altro sono gli imbecilli ultras del calcio che seminano infezioni per assistere ad una partita? E i dirigenti dello sport che frenano sulle necessarie cautele, perché al popolo malato non può essere sottratta la droga quotidiana? Quello scandaloso intreccio di tifo curve soldi e politica che vede nel campionato e nelle olimpiadi il solo senso della vita?

Confesso di temere il “ritorno alla normalità” che ormai molti chiedono a gran voce (soprattutto perché, signora mia, proprio non gliela fò più chiuso in casa). La cacofonia delle voci giornalistiche radio-televisive-su carta, insieme ai bollettini di guerra, lasciano intravedere la luce in fondo al tunnel. Come farne a meno? Bisogna pure cambiare argomento per riprendersi l’audience. Tanto più che decenni di vita comoda, spesso insulsa, con tanta movida e facilità di rapporti ci hanno disabituati alla casa come rifugio e alla gestione di noi stessi. E allora tutti ad attendere, come corridori al nastro di partenza, il fatidico, sperato e prossimo ineludibile “via” che getterà orde di persone ad uscire, affollare, intasare spazi e luoghi pubblici. Abbracci, baci, aperitivi e feste, così che torneranno a crescere e svilupparsi nuovi contagi, e l’onda di ritorno della pandemia (come ben si sa) s’abbatterà nuovamente su di noi.

Non conosciamo la Storia, ed ignoriamo ciò che successe con le pesti del Trecento, del Seicento, con la “Spagnola” degli inizi Novecento. Epidemie che si portarono via milioni di persone, enormi percentuali di popolazione, e che tornarono, ogni volta, in ondate successive, decimando l’Europa. Noi, che scientemente infettammo (e continuiamo a farlo) gli abitanti autoctoni delle Americhe (e non solo) per eliminarli a nostro vantaggio, non sappiamo padroneggiare i veleni che produciamo, quasi cercassimo inconsciamente un’estinzione di massa, che invece è soltanto ignoranza, potere, sopraffazione, cieco interesse economico.

Uscire oggi impropriamente da casa, come molti furbescamente fanno, aggirando infantilmente i controlli e le norme significa (almeno statisticamente) provocare e provocarsi una possibile, orribile morte. Impegnare una sanità stremata. Essere cioè, sia pure inconsapevolmente, degli omicidi in potenza, degli untori. Una Sanità, ricordiamolo, erosa negli anni a favore del privato. Migliaia di medici, infermieri, tecnici, posti letto, macchinari, ospedali cancellati, e di cui ora si avrebbe disperatamente bisogno. Piani di emergenza internazionali e nazionali mai completati, lasciati per pigrizia, incapacità, se non volontà politica, a prender polvere. Così si muore, per colpa di chi ha rimandato sine die il proprio dovere.

Chi ricorda più la guerra di Bosnia, quando uscire di casa, per attingere acqua, andare al mercato, a scuola, significava esporsi al tiro improvviso dei cecchini, e si cadeva sulla strada, costringendo altri a trascinarne via il cadavere, esponendosi a sua volta? Trovate qualche somiglianza con l’oggi? Una morte per pallottola o per polmonite virale… quale spaventa o fa soffrire di più? Certo i giovani che oggi si sentono soffocare in casa, non possono ricordare, eppure sono trascorsi pochi anni da allora.

Confesso di non saper trovare le giuste parole, e le idee che tanti altri esprimono meglio di me, possedendo competenze specifiche e sorretti da idealità che invidio loro. Fiducia in un futuro che si palesa sempre più distopico. Mentre l’utopia è il luogo che desidereremmo, come vorremmo che fosse, la distopia è il suo esatto contrario, un luogo spiacevole e indesiderabile. Così forse si configurano gli anni che verranno. Film e racconti che abbiamo catalogato come fantascienza ce lo hanno già mostrato, ma la società e noi tutti li abbiamo ignorati. Ed invece erano nell’aria. Non per nulla (e ci piace pensare di aver centrato il tema) la serie di incontri organizzati dall’Anpi assieme agli amici di Comunità Creativa per il 2020 vertevano proprio su questo tema. Sono stati ovviamente rimandati, ma li riprenderemo, sperando che molti vogliano seguirli e ragionarci sopra.

Gli scenari e gli argomenti che dovrebbero essere ben presenti in noi sono quelli di sempre, ma con un’attenzione centuplicata. Il problema gravissimo del lavoro, con una disoccupazione cronica e in crescita, con la sua frammentazione, il mancato riconoscimento dei diritti, la contrattazione collettiva sempre più difficile. Un lavoro che miete vittime giornaliere, nella disattenzione di tutti. Lavoro che manca, e di conseguenza i salari, anche quelli che andrebbero pagati e vengono invece rubati alla collettività. Se ne occupa il Sindacato, altrettanto l’amica Cadigia con le sue battaglie.

L’ambiente vilipeso e distrutto, che sembra paradossalmente migliorare ora che in tanti sono fermi con le auto e le aziende, a riprova che sarebbe possibile intervenire qualora vi fosse una concertazione sulle misure da prendere, invece di una colpevole ignoranza e sottovalutazione.

La finanza, ovviamente, di cui il sottoscritto ignora molto, che estende i suoi tentacoli sull’intera nostra esistenza. I Canavesani avevano già vissuto il passaggio dall’era della produzione materiale a quella evanescente della finanza, raccogliendo macerie che ora riesumiamo con una inutile “Città dell’Unesco” cui non corrisponde alcuna rinascita.

La crisi economica non data da oggi. Si avvia per il ventennio, ma ora è aggravata dagli effetti della pandemia. Come uscirne? Ho ascoltato con interesse le parole dell’ex ministro Ferrero. Se le ho ben capite, introducendo liquidità nel sistema-Paese. Negli Stati Uniti la Federal Reserve (la loro Banca centrale) sta immettendo 2mila miliardi di dollari mediante l’acquisto di titoli di Stato e la stampa di nuova moneta. La Banca Centrale Europea, viceversa, si sta muovendo con una scoraggiante lentezza. Siamo al paradosso che gli Stati Uniti, patria del capitalismo, siano più aperti dell’Europa, dove invece prevalgono il libero mercato, la competizione ed il liberismo più ottuso. Uno Stato contro l’altro, trasformando quelli più deboli in una nuova “Grecia” (e senza mascherine!)

Sono concetti più semplici di quanto possa sembrare. Resta però difficile da  comprendere come mai in Italia il 20% della popolazione abbia redditi 6 volte superiori al resto della popolazione più in difficoltà, con l’ascensore sociale fermo al piano sotterraneo…

Così come si fatica a capire come mai, al calo dei prezzi del petrolio, non corrisponda mai il calo della benzina alla pompa, o perché le mascherine da pochi centesimi oggi costino come gioielli. Libero mercato? Vivaddio!, chiamiamolo col suo vero nome: speculazione degna di pene severissime. L’articolo 41della Costituzione afferma che l’attività economica privata è, sì, libera, ma “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Che ne è di questa enunciazione?

Un pensiero va a chi oggi è dimenticato e lasciato a morire di contagio nelle carceri, in condizioni indegne di un Paese che ci rammenta, sempre nella Costituzione, articolo 27, che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato…”. E come sarebbe possibile in luoghi ristretti e fatiscenti?

Per i dannati della terra, i migranti chiusi fra la Turchia e la Grecia, vittime della guerra, ostaggi degli egoismi internazionali, non vi è speranza. Lo stesso per chi è prigioniero nei lager libici o dell’indifferenza dei tanti campi profughi palestinesi, asiatici, o cacciato nelle foreste amazzoniche…

Confesso di provare invece sincero rispetto, e riconoscenza, per i tanti che si prodigano per il bene di noi tutti, dai medici agli infermieri, agli operatori e volontari. Un paese non dovrebbe aver bisogno di eroi, ammoniva Brecht. Aveva ragione, ma vi sono circostanze in cui, per colpevole insipienza dei governanti, essi si rendono necessari, e li dobbiamo ringraziare e celebrare, essi sì, nuovi Partigiani e martiri.

Grazie al corpo resistente della Scuola, che malgrado i tanti disastri causati dall’infinita successione di ministri pasticcioni si è adeguata a nuove soluzioni per mantenere il rapporto con gli alunni. Penso ai professori Davide, Luisa, Bruna, Silvia, Domenico, Paolo, Giuseppe…

Potremo mai accettare che queste Istituzioni debbano subire continue erosioni dei pochi fondi loro destinati, mentre la Difesa assorbe e potenzia fette consistenti del bilancio statale? Ricorderemo inascoltati che l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra? Come conciliarlo con la produzione e vendita di armi italiane che purtroppo consentono guerre assurde ed infliggono morte fra le popolazioni (fra cui molti bambini)?

Che sarà del dopo coronavirus? Chiaro è Massimo Cacciari: o questo Governo saprà trovare la forza e le idee per andare oltre il traballante esistente, oppure non potremo nemmeno immaginare quale ne sarà il destino. Europa compresa. L’esempio di ieri, con il premier Orban, in Ungheria che approfitta dell’emergenza coronavirus per assumere i pieni poteri, con una opposizione che grida disarmata al golpe, è il chiaro scenario che potrebbe proiettarsi anche in Italia, dove già le destre scalpitano. Rischiamo di perdere le restanti libertà che la nostra indifferenza di decenni ha lasciato erodere.

Non può essere soltanto l’Anpi a ricordare il passato (che molto ha da insegnarci) e difendere le conquiste democratiche. La “voce nel deserto”, il Battista, venne decapitato da Erode per le grazie di Salomé. Non lasciamoci derubare delle nostre libertà dalle lusinghe del consumismo che ottunde le coscienze.

Occorre, lo abbiamo ripetuto più volte, che ciascuno di noi, ogni Associazione, Movimento, Partito, si unisca in un patto che abbia al centro pochi ma essenziali punti programmatici. Senza, soli, siamo allo sbando.

Confesso, infine, di aver sbagliato (mea culpa) perché troppe volte i miei (modesti) interventi, pur sorretti e guidati da una corretta linea dettata dall’Anpi, hanno avuto tagli e direzione che definirei “morali”. E cioè, hanno analizzato il comportamento umano, politico e sociale, con un criterio di giudizio che si basa sui due concetti antitetici di “bene” e di “male”: libertà, coscienza, norma…

Siamo in molti a farlo, anche fra le Associazioni di cui siamo spesso partner. Si tratta di opinioni e giudizi esclusivamente spirituali, che spesso faticano ad emergere, convincere e vincere l’indifferenza, l’egoismo, la cruda realtà umana. Millenni di Religione ancora non ci sono riuscite, così come, d’altra parte, non hanno saputo fare rivoluzioni e sistemi politici, economici e sociali di segno opposto.

Che fare? Confesso di non saperlo (ovviamente), ma sono convinto che dobbiamo parlarne più spesso, e rifletterne senza preclusioni ideologiche, e con uno spirito molto concreto, perché le battaglie si vincono nel fango delle trincee, e non nell’astrazione degli alti comandi.

Vi lascio con un augurio che vorrei estendere a tutti, ripreso dal ricordo dell’indimenticabile “Terribile”, quando salutava alzando con spirito indomito il bicchiere dicendo “Che non sia mai l’ultimo”. Un ottimismo che mi è difficile provare, ma che recupero dai nostri Partigiani e vi regalo. Ché, anzi, ci spinga a rinserrarci, nel nome dell’antifascismo e della Costituzione.

Mario Beiletti

P.S. Riprenderemo la corrispondenza inviandovi un articolo sul coronavirus del professor Di Giorgi, la lettera di alcuni Sindaci all’Europa e la segnalazione di varie attività promosse dall’Anpi nazionale che in questi giorni ci chiama all’unità CREATIVA #giornipartigiani.

Potrete trovare questo materiale sulla pagina Facebook “Anpi Ivrea e Basso Canavese” alla quale vi chiediamo di mettere “mi piace” e diffondere sui social ai vostri contatti.

Ci sentiremo anche per rilanciare la Campagna tesseramento oggi ferma. Abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno per restare un presidio democratico che ha come obiettivo la Memoria del passato e la difesa della Costituzione.

Per il 25 Aprile, Festa della Liberazione che quest’anno certamente non potrà realizzarsi, proporremo ai Cittadini ed ai Sindaci un programma alternativo. Teniamoci in contatto. A presto!

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Oh bella ciao

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2 Commenti

  1. Avatar

    Condivido quello che ha scritto., purtroppo la maggior parte della gente ha dimenticato cos’è l’umiltà, l’educazione e il rispetto verso il prossimo. Non so quante persone si sono veramente rese conto di quanto sia importante restare a casa per se stessi e rispetto al prossimo. Speriamo che tanti leggendo il suo articolo riflettano un po’. Le auguro una buona serata e grazie per il suo articolo.

  2. Avatar
    Pier Paolo Busselli

    condivido pienamente lo scritto di Mario Beiletti
    e spero che sia diffuso e letto dai più.
    Esso rappresenta il pensiero di molti italiani onesti

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