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IVREA. Battaglia per l’oncologia. Consiglio diviso

Cittadini, aranceri, attività commerciali. In tantissimi si sono mobilitati in questi mesi. E lunedì sera, all’ultimo, si è finalmente accodato anche il Consiglio Comunale di Ivrea. Senza troppa convinzione a giudicare dalla discussione che si è arenata sulla primogenitura anziché sull’obiettivo. Come se, dopo trentamila firme, avesse un qualche senso rivendicare la paternità della battaglia. Nessun senso. Ed infatti Tommaso Gilardini, del centro destra, ad un certo punto, dopo due ore di dibattito, ha alzato i tacchi: “non è possibile che su un tema del genere non si trovi un accordo per approvare all’unanimità un documento unico“.

Sul tavolo, infatti, due mozioni: una protocollata già nel febbraio scorso dal trio Tognoli-Comotto-Blasotta, ed un’altra presentata dai pappagalli del Pd. Naturalmente ha prevalso la maggioranza numerica, nonostante gli inviti del Sindaco Carlo Della Pepa a ricavare un collage dei due testi.

“Mi spiace e mi ha un po’ infastidito – ha esordito, andando diretto al cuore della rilevanza mediatica della mozione, il consigliere della “Lista dei Cittadini”, Alberto Tognoliche non ci sia stata condivisione immediata e che la mozione Pd sia arrivata solo il 23 marzo quando l’attenzione è cresciuta in maniera esponenziale poiché già si parlava di quattromila firme raccolte per l’oncologia. Mi sembra studiata per non lasciare il palcoscenico sotto i piedi delle minoranze. Oltre ventimila firme sono il segno che il territorio si sta rivoltando”. “Il tema non è mai stato sottovalutato…” si è difesa timidamente Erna Restivo, prima firmataria della mozione Pd. “Che l’oncologia fosse uno dei problemi aperti, comunque, lo abbiamo rimarcato nell’assemblea di fine aprile” ha rincarato Della Pepa ricordando l’incontro con i sindaci, l’Assessore Regionale alla Sanità Antonio Saitta ed il nuovo Direttore Generale dell’Asl To4, Lorenzo Ardissone, fresco di nomina.

Secondo Pierre Blasotta del Movimento 5 Stelle la vicenda oncologia segna il fallimento del ruolo della politica: “la battaglia avrebbe dovuto essere prerogativa delle istituzioni prima che dei cittadini“. Di parere un po’ diverso Gilardini: “ho firmato personalmente la petizione. Liste d’attesa e disguidi sono all’ordine del giorno all’ospedale di Ivrea. Trovo positivo un modus operandi che parta dal basso e che grazie ai cittadini si sia arrivati a Roma. Quando ci fu il consiglio comunale aperto sulla sanità, la serata di tramutò in una gazzarra indegna, con l’allora consigliere Petrachi che interveniva ed io subii epiteti dall’allora assessore regionale alla sanità Artesio: è quello lo spettacolo che non mi piace”.

Duro Tognoli: “Il nostro ospedale ha un vincolo geografico e morfologico che lo penalizza ed evita lo sviluppo futuro nei confronti della popolazione che avrà sempre più bisogno del sistema sanitario. Sembrerà una bestemmia ma non credo che lo stilicidio delle risorse su questa struttura porterà a qualcosa di buono. Dovremo dare un segnale forte, per avere una struttura che sia confacente alle esigenze della popolazione. No ai cavilli, quando si dice non chiude oncologia ma spariscono solo i posti letto per i malati di tumore, che resterà la radioterapia ma senza primario: sono dei giochi di prestigio”.

 

 

Ivrea consiglio comunale 2015

Il Pd si schiera in difesa dell’oncologia ma difende la politica sanitaria della Regione. Delle due l’una. Da una parte l’immagine, dall’altra la sostanza. Tagli giustificati, secondo il Sindaco Carlo Della Pepa.

Non fosse altro, come ha tenuto a ricordare durante il consiglio comunale di lunedì scorso, che “la vicenda parte dal fatto che la Regione ha sforato i parametri nazionali sulla spesa regionale ed è stata sottoposta dal Ministero della Salute ad un piano di rientro con il riordino della rete ospedaliera (tra le criticità risultava l’oncologia) e poi dei servizi“.

Ed oltretutto “i tumori non sono la prima causa di morte ma la seconda: la prima, dal punto di vista epidemiologico è costituita da problemi cardiovascolari”. Insomma, secondo il sindaco di Ivrea “nell’immaginario collettivo può fare più paura sentir parlare di oncologia, ma abbiamo sempre il problema aperto dell’emodinamica”. E poi e poi e poi… “ci sono la nefrologia e la dialisi: si ridurrebbe il servizio lasciandone soltanto uno”. Rassicurazioni arrivano sulla radioterapia: “il primario è andato in pensione ed i concorsi erano bloccati, ma probabilmente ora si potrà assumere”.

Con tutti questi problemi sul tavolo che si fa, quindi? “Noi – mette in chiaro Della Pepa – abbiamo l’obiettivo di preservare il sistema sanitario pubblico. Dobbiamo tenere presente che il modello di assistenza è territoriale, che il modello della rete permette a tutti i cittadini di avere o stesso tipo di trattamento ovunque si trovino. Siamo concordi sul fatto che andrebbero potenziati i servizi a domicilio. Il mio impegno sarà per difendere tutti quei servizi che esistono e per far sì che i servizi a domicilio siano realizzati prima di sopprimere dei servizi ospedalieri”.

Della stessa lunghezza d’onda Maurizio Perinetti, per la serie che chi troppo vuole nulla stringe: “non si sta cercando di smantellare la sanità pubblica ma di difenderla e se avessimo voluto far battaglia per mantenere il Pronto Soccorso sia a Castellamonte che a Ivrea, oggi non avremmo più né l’uno né l’altro”. Perinetti si è messo a fare le bizze sulle interpretazioni letterarie, criticando il trio Tognoli-Comotto-Blasotta per aver parlato, nella loro mozione di “smantellamento”. “Cambiamo questo termine e sostituiamolo con ‘ristrutturazione’ se volete che ve l’approviamo“. Niente da fare.

Blasotta resta della convinzione che “si stia andando verso una sanità di tipo privato: resto critico sulle affermazioni del maggiore partito di Ivrea che è lo stesso che decide a Roma”.

S’è tornati a parlare anche del vecchio progetto, mai andato in porto, di un ospedale unico del Canavese. “Se nascondiamo la testa sotto la sabbia non ne facciamo un monito per il futuro – ha messo in chiaro Gilardini -. I campanilismi hanno portato alla situazione attuale. E’ un’autocritica che la classe dirigente deve rivolgersi. Ci sono quattro sistemi di sanità in Italia che funzionano: toscana, emiliana, veneta e lombarda. La sanità piemontese è tale per cui molti si rivolgono alla Lombardia. E’ mancata una politica sanitaria di continuità”.

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