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IVREA. Ballurio incontra Rebel Firm e il giornale della diocesi si schiera

Gettata alle ortiche dalla sinistra, ma appoggiata dal Risveglio Popolare.  La scorsa settimana anche il giornale della Diocesi di Ivrea, ha preso una posizione e dato, inaspettatamente, la sua benedizione al dibattito organizzato dal presidente del consiglio Elisabetta Ballurio con  “Rebel Firm”.

Lo ha fatto con due articoli, uno firmato dal nuovo direttore, il biellese Carlo Maria Zorzi, succeduto da pochi giorni a Don Massimo Ricca, e l’altro dell’opinionista Mario Berardi, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte. Insomma, due firme non di poco conto.

E’ successo in pochi giorni. Ed è successo tutto dopo l’annuncio che quei ragazzi avevano accettato di confrontarsi pubblicamente e in una sede istituzionale.

La cronaca estiva è nota e comincia con la denuncia per “apologia di fascismo” sporta da Elisabetta Ballurio e Mario Beiletti dell’Anpi in Procura a Ivrea contro chi, su Facebook, stava promuovendo un “campo nazional rivoluzionario” il 12 e il 13 agosto nel giardino di una villetta privata ubicata in città.

Sono seguite alcune telefonate, tra cui una tra la “Pasionaria” eporediese e Andrea Cervellin, leader del gruppo, quindi il dietro front di Ballurio, non tanto sulla sostanza quanto sulla forma.

Da qui alla decisione di un incontro il passo è stata più breve di quanto si potesse prevedere e pensare. E Ballurio è così finita non proprio sul patibolo ma quasi.

E c’è chi applaude (Pierre Blasotta dei  5 Stelle e i sindaci di Cuorgné e Valperga), c’è chi l’accusa di essere stata precipitosa (“avrebbe dovuto incontrarli e poi denunciarli”), chi si dice attendista e chi infine di dialogo non ne vuole proprio sentire parlare.

Alla presa di distanza di Andrea Benedino della minoranza orlandiana del Pd (“Un incontro potrebbe dare a quei ragazzi legittimità istituzionale che non meritano”) e di Tommaso Gilardini di Forza Italia (“Con questa iniziativa il consiglio comunale non c’entra nulla”), si aggiunge la netta contrarietà di Rifondazione Comunista, di Francesco Comotto (Viviamo Ivrea), del Centro Documentazione Pace di Ivrea, di Franco Giorgio (di articolo 1 MDP) e di Mario Beiletti (dell’ANPI).

Mancava, per l’appunto il commento della Chiesa ed è arrivato pure quello. Deciso

“Le forze politiche  scrive Mario Berardi anzichè dividersi in personalismi esasperati, debbono puntare su grandi proposte di valore e di comportamenti, nella logica del bene comune. I giovani anche a Ivrea hanno bisogno di esempi della società civile…”.

Perchè sarà anche vero che Ivrea non è Charlotteville, ma il clima (dice sempre Berardi) sta mutando ed è essenziale  rilanciare il primato della persona.

Una grande responsabilità – insiste Berardi – contro il ritorno di una destra estrema, violenta, ghettizzante, separatista, spetta alle Istituzioni e alle forze politiche, pur in presenza della crisi dei partiti…”.

E che Ballurio su quelle pagine si senta a suo agio come una trota in Dora è ancora più chiaro nell’intervista rilasciata  al direttore.

“Ma quale merito – confessa a Zorzi e sembra di sentire Papa Francesconel parlare solo con chi la pensa come noi e non con chi ci fa ribollire il sangue nelle vene. Ma quale merito nell’amare solo chi ci ama…?”.

Insomma, dal Vangelo di Luca ed oggi pure di Elisabetta, Amen.

Ed è un “Amen” quasi tombale, visto che è già stato tutto deciso e l’incontro si farà  lunedì 25 settembre, in Santa Marta.

“Esclusa la possibilità che Ballurio sia in qualche modo collusa coi fascisti – scrive da tutt’altra parte, quasi istericamente, la redazione di Varieventuali, schierata alla sinistra della sinistra –  il suo comportamento e l’insistenza sembrano dettati, più che da ingenuità ai limiti della dabbenaggine, dalla smania di protagonismo che la caratterizza da anni e che si fa più frenetica con l’approssimarsi della scelta del candidato sindaco del PD per le elezioni comunali della primavera prossima. Una vera e propria smania (molto simile a quella del Berlusconi di anni fa che faceva qualsiasi sciocchezza pur di occupare in qualche modo la prima pagina di tutti i media) che, nella sua furia, non si cura dei “cocci” che può lasciare. E, qui a Ivrea, potrebbe mandare in cocci il comune sentire antifascista che, dalla Resistenza in poi, ha unito la città. Non è un prezzo troppo alto per una candidatura?”.

E il dibattito continua con i sensi di colpa dell’Anpi, su che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato fare di fronte a chi (so’ ragazzi) il fascismo e il nazismo non l’hanno conosciuto.

Scrive Beiletti: «… come conciliare la nostra presa di posizione netta contro il dialogo (che li riconoscerebbe “politicamente“) con la necessità che essi conoscano e prendano coscienza del passato in cui si identificano? Ci dicono che molti giovani, pur non essendo fascisti, tendono a concedere visibilità a costoro: sono compagni di scuola, hanno esperienze comuni, non amano che i “vecchi” e la politica impongano loro alcunché. Come possiamo recuperarli alla consapevolezza storica, “trasformarli” in cittadini democratici?”.

Morale. Il dibattito è tutt’altro che chiuso, ancor più con Beiletti,  che il confronto ufficialmente non lo vuole fare, ma sembra più interessato di Ballurio a capire cosa pensano e cosa diranno quei ragazzi. 

E meno male, vien da dire, che si trattava di un “innocuo” dibattito estivo sul fascismo e sull’antifascismo…

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