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IVREA. Asilo nido sì, asilo nido no! Asilo della Lega o asilo del Pd?

I servizi socio educativi ed assistenziali sono importanti perché garantiscono a cittadini e famiglie supporto e risposte concrete ad esigenze reali.

Inoltre questi servizi creano COMUNITA’ che è e deve essere il collante di una società, di una città, in questo caso di Ivrea.

Investire sull’educazione e sulla formazione dei bambini e delle nuove generazioni è la migliore garanzia per il futuro. L’asilo nido è uno di quei servizi che favorisce percorsi di integrazione a partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle diversità dei singoli e, oggi condiviso da tutti, “un investimento” molto importante perché nei primi 3 anni di vita la plasticità della mente di un bambino è massima.

Importante,allora, l’obiettivo che una  amministrazione si dà su tali temi: controllo del programma educativo e luogo  in cui viene inserito il nido: elementi questi che fanno  “la differenza”.

Per quanto riguarda le famiglie la scelta “politica” di una amministrazione è quale “peso” dare ad esse:

– Dare più peso alle persone che lavorano in modo da aiutarle nella conciliazione dei tempi?

– Dare più peso alle famiglie monoreddito, disoccupate, in modo da dar loro del tempo per reinserirsi nel mondo del lavoro?

Queste sono scelte politiche che ogni amministrazione si deve prendere e l’una non è più giusta dell’ altra ma si deve tener presente che per i bambini di famiglie meno benestanti, quelli che vivono tensioni in famiglia per la precarietà di lavoro che i genitori stanno affrontando, hanno più bisogno degli altri di tale servizio.

Il nido ha un effetto positivo sui bambini, sulla loro capacità di problem-solving, su tante altre capacità e gli effetti sono più forti per i bambini meno benestanti e, sovente, i genitori disoccupati (mamma o papà che sia) hanno uno strumento in più per organizzarsi nel cercare lavoro.

Per i nuclei familiari che lavorano va data attenzione riducendo in parte le rette, soprattutto in quelle fasce intermedie di reddito.

Con questa premessa ecco che è importante:

• mantenere le 36 fasce adottate dalla amministrazione precedente perché le poche previste dalla attuale amministrazione possono “incorrere” a privilegiare o a penalizzare alcuni redditi grazie allo scarto di alcuni;

• modificare le rette tenendo ben ferme le prime 15 perché sono soglie di povertà, sia che siano famiglie prese in carico dal Consorzio IN.RE.TE.,  che non;

• abbassare le rette in quella “zona d’ombra” che va dai 6.000 ai 30.000;

• riportare nei criteri del punteggio per l’inserimento quello che c’era nel vecchio regolamento che contempla anche il genitore disoccupato;

• assicurare servizi di qualità (e quello del nido Olivetti lo è sempre stato) in risposta ai bisogni e ai diritti dei bambini, nell’ambito di un sistema pubblico integrato. 

I bambini e i genitori sono i soggetti centrali di riferimento delle attività di servizio.

Si legge sui giornali che le richieste sono calate rispetto al 2016, da 101 a 87bambini, la capienza delle 4 sezioni è di 96 bambini e attualmente sono iscritti 87 (90% dei posti disponibili) e con il dato di oggi un calo del 9,4% e non del 14% come riportato.

Calo questo dovuto dalla divisione del vecchio nido? Oppure per il calo demografico o ancora per la poca promozione del servizio? Noi pensiamo a queste ultime due, avendo sentito anche alcuni genitori.

Come si legge  della chiusura di una/due sezioni, cosa vuol dire chiusura? In commissione si è parlato di spostamento di 1 sezione e, in questo caso, come verranno composte le sezioni se i bambini possono essere sono 24 per ognuna?

E, lasciando da parte per un attimo i bambini, la domanda successiva viene spontanea: il personale di quelle due sezioni che fine faranno?

Si legge anche che la chiusura dell’asilo Olivetti è dovuta alle manutenzioni fatte male, va ricordato che l’edificio ha 70 anni, è di mattoni e pietra senza traccia di cemento armato e che sta “collassando” per la sua stessa anzianità. L’amianto è negli scantinati e i tubi sono sigillati a pericolo zero.

Si può capire che in un Comune l’Assessore al bilancio deve “fare i conti”, ma sappiamo anche che l’Assessore di competenza dovrebbe invece tutelare le esigenze degli utenti che fanno capo al suo assessorato e con questa attenzione fare “strategia” superando le difficoltà dei costi, perché il fine dovrebbe essere quello di promuovere una cultura attenta ai bisogni dell’infanzia, in una ottica di comunità educante ed in qualità educativa determinanti fin dai primi anni di vita delle persone, questo per crescere cittadini responsabili in grado di adottare scelte non solo per sé stessi ma anche per la comunità.

Circolo PD Ivrea

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