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IVREA. Arrestato Gatti, indagini anche sul Cic Adesso il Consorzio ha sede a Napoli

Svolta nell’inchiesta su Finpiemonte, la cassaforte della Regione. Venerdì mattina la guardia di finanza ha arrestato Fabrizio Gatti, che della finanziaria regionale è stato vicepresidente e, dal 2014 al 2016, presidente. “Peculato continuato, aggravato dal rilevante danno patrimoniale”, l’accusa nei suoi confronti e degli amministratori di due società private, Massimo Pichetti e Pio Piccini, finiti anche loro in carcere. L’inchiesta era scattata alcuni mesi fa, dopo il controllo interno sui conti della società voluto dall’attuale presidente, Stefano Ambrosini.

Ex leader della Fgci torinese, manager di area Pd ma apprezzato anche dal centrodestra che nel 2010 lo aveva nominato nel consiglio d’amministrazione di Finpiemonte, Gatti è finito nel registro degli indagati per alcuni ammanchi nei conti. Soldi pubblici trasferiti secondo l’accusa da un conto corrente svizzero – altra anomalia – di Finpiemonte a due società amministrate da persone legate al manager da rapporti d’affari.

Più nello specifico Piccini presenta a Gatti un certo Francesco Cirillo funzionario di Vontobel Bank. Finpiemonte sposta 100 milioni di liquidità nella banca svizzera e poi dal giugno 2016 al gennaio 2017 partono i tre bonifici per 6 milioni totali.

Il pm Francesco Saverio Pelosi, del gruppo ‘pubblica amministrazione’ e il giudice per le indagini preliminari Rosanna La Rosa sospettano che quattro milioni di euro i siano stati utilizzati per coprire i debiti della Gem Spa, di fatto amministrata dallo stesso Gatti, sull’orlo del fallimento per un investimento di diversi milioni di euro in un immobile di Collegno  che voleva trasformare in una palestra per vip.  Altri due milioni siano andati alla P&P, società svizzera di Pichetti. .

La difesa

Gli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano, descrivono Gatti – loro assistito – “sereno e pronto a chiarire la propria posizione davanti ai magistrati”. E ricordano che il manager “ha sempre ribadito la sua estraneità ai fatti contestati”. I tre bonifici contestati, però, sarebbero stati firmati proprio dell’ex presidente. Nei suoi confronti, e in quello degli altri due arrestati, la procura ha disposto il sequestro di beni. Ed ora rischia anche l’azione di responsabilità da parte della stessa Finpiemonte, come deciso in una riunione dalla giunta Chiamparino.

“Confidiamo che l’indagine della magistratura faccia piena luce su quanto avvenuto – commenta il presidente della Regione Piemonte – nel frattempo tutte le nostre iniziative sono tese a proseguire il lavoro già in atto per garantire l’operatività della finanziaria regionale e consolidare i meccanismi di controllo sulla gestione di Finpiemonte stessa”. Le rassicurazioni del governatore non sembrano però bastare alle opposizioni. Forza Italia chiede di riformare e rilanciare Finpiemonte, mettendola nelle condizioni di “operare al meglio”, mentre i Cinque Stelle puntano il dito contro la “lottizzazione politica”. E chiedono l’istituzione di una commissione d’inchiesta regionale.

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