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Marcello Martini

IVREA. Addio a Marcello, staffetta partigiana e testimone degli orrori di Mathausen

Avevamo da poco dato la notizia del conferimento della cittadinanza onoraria di Castellamonte al dottor Marcello Martini, ed ora è con tristezza che comunichiamo la sua morte. Lo avevamo personalmente conosciuto ed apprezzato per la sua opera di divulgazione nelle Scuole. Tante volte il professor Di Giorgi lo aveva ospitato nelle sue classi del Liceo Gramsci.

Nato a Prato nel 1930, Marcello Martini fu arrestato con la famiglia a Montemurlo (dove erano sfollati); solo il padre riuscì a fuggire, la mamma e la sorella furono incarcerate mentre Marcello venne trasferito al campo di transito di Fossoli e poi a Mauthausen. 

Aveva 14 anni e fu il più giovane tra i deportati politici italiani. Fu uno dei tanti prigionieri usati come schiavi per l’industria bellica tedesca.

Il primo aprile 1945 inizia la terribile marcia della morte (250 chilometri percorsi in sette giorni). Nonostante sia ridotto in terribili condizioni riesce a sopravvivere fino all’arrivo delle truppe americane il 5 maggio. Rientrato nel luglio 1945 a Prato, ha la gioia di ritrovare gli altri suoi famigliari, anch’essi scampati alla morte; ripresi gli studi si laureerà in chimica.

Racconterà poi la sua esperienza nel libro “Un adolescente in lager” e porterà la sua testimonianza nelle scuole, riuscendo ad alleggerire quella terribile memoria con un tocco di ironia tipicamente toscana.

Marcello veniva da una famiglia repubblicana e antifascista. Il padre Mario era stato comandante di un battaglione di giovani che, dopo l’8 settembre, rimandò a casa salvandoli dalla deportazione. Divenne subito il responsabile militare a Prato per il Comitato di liberazione nazionale e il figlio, Marcello, si ritrovò partigiano o meglio, giovanissima staffetta partigiana per portare viveri e notizie alle varie brigate. Fu catturato il 9 giugno a Montemurlo, dove la famiglia era sfollata, due giorni dopo l’arresto dell’intero gruppo partigiano di Radio Cora, la radio clandestina che teneva il collegamento tra la Resistenza toscana e gli Alleati. Fu portato a Firenze a Villa Triste, in via Bolognese dove la milizia fascista interrogava e spesso torturava i prigionieri, poi alle Murate, il carcere della città, quindi trasferito al campo di smistamento di Fossoli e il 21 giugno a Mauthausen in Austria e da lì nei sottocampi di Wiener Neustadt e Hinterbruhl, a costruire prima battelli fluviali dal fondo piatto, tender per locomotive e poi assemblare fusoliere e equipaggiamenti elettrici dei primi aerei a reazione. Fu liberato il 5 maggio 1945 dagli americani. Raccontava: “Nei campi si sopravviveva in genere dai tre ai nove mesi. La media era di sei e io sono stato molto fortunato”.

 A Mauthausen, Marcello Martini portava il numero 76430 stampato sotto il triangolo rosso appuntato alla divisa, il triangolo dei deportati politici. Gli diedero un paio di zoccoli in legno, dopo una doccia fredda lo rasarono completamente. Lo misero a lavorare, per molte ore al giorno, fino allo stremo. Vide sparire uno dopo l’altro decine di compagni di prigionia. Martini spiegava come fosse difficile ribellarsi, come le violenze e le umiliazioni fossero pane quotidiano assieme alla fame e alla paura di morire. E’ diventata, la sua voce, una testimonianza preziosa degli orrori dei campi di concentramento.

La scomparsa di Martini ci  tocca nel profondo. A nome dell’Anpi esprimiamo alla famiglia le più sentite condoglianze. La sua testimonianza resterà viva nei nostri cuori.

I funerali si sono tenuti sabato 17 agosto a Castellamonte

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Blogger: Mario Beiletti

Mario Beiletti
Oh bella ciao

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