Home / BLOG / IVREA. 25 luglio 1944: la battaglia per l’occupazione della Valle del Lys
Il raduno a Issime

IVREA. 25 luglio 1944: la battaglia per l’occupazione della Valle del Lys

“È un’estate di fuoco e saltano i binari della ferrovia per Aosta. Meno treni passano, meno carbone scende, meno acciaio arriva dalla Cogne, meno armi ci saranno e questo vuoi dire anche meno morti, meno guerra. Vuoi dire affrettare la fine della tragedia che sta divorando tutti.

Siamo nell’estate del 1944 e, in una riunione all’Alpe Maletto tra i partigiani della Bassa Valle e quelli del vicino Biellese, prende corpo un’idea ambiziosa: liberare l’intera Valle del Lys e creare una grande zona libera dall’occupazione nazifascista con il vicino Biellese.

È il 17 luglio e comincia la fase di preparazione e di organizzazione: bisogna isolare la Valle facendo saltare i ponti, è necessario ammassare i viveri per rifornire la vallata nel periodo del blocco: 100 quintali di farina, 25 di sale, 5 di tabacco, 72 forme di formaggio da trasportare con muli ed autocarri.

L’attacco è stabilito per il 25 luglio, una data significativa per la sconfitta del fascismo: esattamente un anno prima Mussolini aveva perso il suo potere ed era stato arrestato, anche se in seguito a varie vicende riprenderà il comando a fianco dei tedeschi.

Alla sera del 24 e nella notte del 25 inizia l’azione concordata tra i vari reparti, ma il piano non si realizza in modo completo.

Il ponte di Rechanté salta in aria, ma alcuni reparti partigiani che dovevano impedire l’accesso alla vallata sul lato destro del Lys sono rimasti bloccati dalle forze nemiche e non possono proteggere adeguatamente i compagni, che si ritirano dopo l’esplosione. Mentre i presidi di Lillianes e Issime vengono attaccati, i nazifascisti fanno affluire rinforzi e riconquistano le posizioni perdute.

Il bilancio complessivo dell’operazione nella Valle del Lys è imponente: tredici morti e quaranta feriti tra i partigiani; un centinaio di morti, centoquarantacinque feriti, ventisei prigionieri tra le forze nazifasciste.”

Negli scontri della battaglia della Valle del Lys perdono la vita i partigiani: Erminio Angelin-Duclos, Giovanni Borsato, Giovanni Champurney, Enzo Dellamontà, Francesco Ferrari, Germano Manfredi, Martinetto Robino, Luigi Molinaro, Romeo Mucciarelli, Libero Neyvoz, Molfo Palugan, Leslie Parker, Gino Pistoni, più un Caduto rimasto senza nome.

L’anniversario

Il 20 luglio scorso a Issime il 75° anniversario della Battaglia della Valle del Lys.

Ecco l’intervento di Mario Beiletti presidente dell’Anpi di Ivrea

“Davanti alle lapidi dei nostri Caduti, in queste cerimonie della Memoria, risalta, altissimo, il significato della loro lotta e del loro sacrificio. In un tempo di decadenza etica, morale, politica e culturale, ci rivolgiamo ad essi come nostri Maestri.

Chi mi conosce, sa che sono sempre restio ad appropriarmi del titolo di Partigiano, che spetta soltanto a chi fece la Resistenza. Noi ci limitiamo ad essere testimoni dei Testimoni, senza presunzioni.

Non sappiamo nemmeno cosa questi uomini penserebbero oggi. Ricordiamo che la Resistenza venne fatta da comunisti, socialisti, liberali, monarchici, militari, deportati e soprattutto dalla popolazione, che fu varia ed articolata.

Nello stesso tempo, però, come rappresentanti dell’Anpi, non possiamo sottrarci al nostro dovere statutario che ci impone di trasmettere la memoria storica e difendere la costituzione, nata dalla Resistenza.

In questo senso siamo legittimati a fare osservazioni e riflessioni che investono la politica nel nostro paese e l’Europa.

Oggi non voglio nemmeno ricordare l’ingiuria di un ministro che giura sul rosario brandendo il fucile e pronunciando frasi di stampo fascista. Oggi è il papa a ricordarci di essere umani…

Deve preoccuparci tutti l’onda nera di vecchi e nuovi fascisti che sta avanzando in tutta Europa.

Vorrei ricordare che In un’intervista rilasciata al Financial Times il 27 giugno, il Presidente russo Putin dichiara fallita (obsoleta) la democrazia liberale.

Per prevenire storture del sistema ed impedire un ritorno delle dittature, la nostra Costituzione prevede espressamente la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Separare questi tre poteri (supervisionati dalla Corte costituzionale) dovrebbe garantire che non vi siano intrallazzi, deviazioni, sino ai colpi di stato che vennero tentati tra il ’64 e il ’70 in Italia.

I Padri costituenti avevano vissuto la nascita della dittatura fascista, e previsto i modi per evitare che qualcosa di simile avvenisse nuovamente. Eccoli quindi inserire, nella nostra Costituzione, la facoltà, o meglio il dovere inderogabile di dire “No” che ciascun Organo dello Stato ha nei confronti degli altri, evitando il pericolo di storture, ingiustizie, dittature.

Allora torniamo alla democrazia liberale, che Putin preconizza ormai defunta, e attorno alla cui bara danzano, col dittatore russo, Trump, Farange, Le Pen, Salvini, nonché i governi di Visegrad con Orban e alcuni dittatori asiatici e africani (Siria, Egitto, Medio Oriente…) Per tutti costoro occorre cambiare le Costituzioni dei Paesi liberali, trasformandole in “democrature”. La parola è chiara ed intuitiva: significa fusione di democrazia e dittatura, e cioè lo scadimento di una democrazia in un potere autoritario.

Successe così nel ’22, ma non si può dire, perché fare un paragone con gli anni di Mussolini può costarti caro, come alla professoressa siciliana. Metti alla finestra un cartellone di dissenso? Arrivano con la scala e te lo tolgono. Anni fa non si potevano nemmeno sussurrare le barzellette di dissenso al duce; ed ora? Provateci con facebook: rischiate l’oscuramento… Oggi un anonimo (forse servile?) ministro della giustizia annuncia una riforma della Magistratura e con ciò cadiamo sempre più velocemente nella democratura (dittatura) auspicata da Putin. E anche nell’abisso dei conti pubblici…

Come agisce il governo dell’uomo che vuole far tutto lui? Deve distrarci… ed ecco spuntar fuori i nemici di sempre: Zingari, Omosessuali, Migranti. Il ministro dell’odio non guarda in faccia a nessuno. Il suo obiettivo è chiaro. Anche lui, come i suoi omologhi esteri, vuole farla finita con la democrazia.

Sono la superficialità, l’ignoranza, la scomparsa di ogni valore, che vogliamo lasciare ai nostri figli? Se la vostra risposta è NO! bisogna RESISTERE ad ogni costo, in modo democratico ma con tutte le armi disponibili nella Costituzione. Partiti, Associazioni, Movimenti, Cittadini: a raccolta. Ecco perché l’Anpi, testimone ed erede di quei tempi, continua a battersi.

Davanti a questi nomi incisi sul bronzo noi giuriamo: ora e sempre Resistenza!

Commenti

Blogger: Mario Beiletti

Mario Beiletti
Oh bella ciao

Leggi anche

NOLE. L Nóst Pais, da 25 anni per la tradizione

Da 25 anni l’Associazione ‘L Nóst Pais lavora sul territorio nolese cercando di mantenerne le …

Macedonia!

Macedonia! A volte lo spunto per ragionare avviene tramite attività che possono sembrare banali. Ad …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *