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IVREA. Il 25 aprile di ogni anno si torna a Lace

Talla Kinine, un ragazzo ventiseienne del Congo martoriato – da circa sei mesi ospite presso la struttura dell’Associazione “Migration” di Biella – quest’anno ha portato un suo breve e commosso saluto alla Festa della Liberazione, annualmente celebrata al memoriale di Lace, il 25 aprile. Ad accompagnarlo al microfono Marco Sansoè, il relatore ufficiale della cerimonia, il quale ha strutturato il suo intervento rievocando alcuni articoli della Costituzione, un documento disatteso sin dalla sua promulgazione. L’intervento di Talla è stato breve come quello del partigiano “Livio”, cioè del Testimone Giulio De Lapierre classe 1921, che ha voluto ribadire la sua amarezza per la sconsiderata e interessata differenziazione tra partigiani “veri” e partigiani “falsi” da parte della ministra Maria Elena Boschi in occasione del recente e divisivo referendum costituzionale. 

Breve anche l’intervento del maestro del Coro Bajolese, Amerigo Vigliermo, che ha definito le canzoni partigiane come delle preghiere laiche per gli eroi della Resistenza. 

E in effetti è così che andrebbero intesi questi canti popolari. Soprattutto “Bella ciao”, considerata sia da Carlo Pestelli (autore dell’omonimo volumetto recentemente presentato presso il Comune di Ivrea) che da Moni Ovadia «un’elegia del presente»

Per rendersi conto della “sacralità laica” di tali canti, oltre che nei luoghi della cattura e delle esecuzioni, sarebbe utile anche visitare Le Nuove, l’ex carcere di Torino, dove, in epoca fascista, molti partigiani, antifascisti ed ebrei furono rinchiusi e torturati, uccisi o deportati nei Lager nazisti. 

Rapido anche il saluto Paolo Bonino, Vicesindaco di Donato (in assenza della Sindaca). Misurati sia il discorso del già ricordato oratore sia quello di Andrea Gaudino, rappresentante eporediese di Libera: alla fine del suo intervento, egli ha voluto ricordare 12 vittime della mafia (tra cui Pio La Torre), 12 quanti sono i nomi dei partigiani catturati dai nazifascisti in quell’albergo di Lace la notte del 29 gennaio 1945. 

Andrea ha poi avvertito i sempre più numerosi astanti alla manifestazione della presenza di altri compagni di Talla, una ventina di ragazzi africani che spiccavano tra la folla e ai quali era stata raccontata la storia di Lace. Anch’essa breve e intensa, infine, la lettura del giovane studente del liceo Gramsci di Ivrea (presenza assidua, tra l’altro, quella del liceo scientifico con i suoi giovani contributi a quel memoriale, sia il 25 aprile che il 29 gennaio), Francesco Giovine, il quale dopo aver letto il suo commento su Willy Jervis ha letto i nomi dei caduti di Lace. Ricordiamone il nome di battaglia: Dante e Abbondanza (uccisi sul posto), Ugo, Pirata, Riccio, Bandiera I, Mak, Testarin, Franchestein, Basso (fucilati a Ivrea), Martin (impiccato a Cuorgnè), Battisti (impiccato a Ivrea).

Grazie all’Anpi di Ivrea e della Valle Elvo e Serra per far sì che ogni anno si intenda celebrare la memoria della Liberazione come momento inclusivo.

Franco Di Giorgi 

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