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Ingria sceglie il presepe. “Ci opponiamo al contemporaneo senso comune che vuole un mondo al contrario”

In occasione delle festività del Santo Natale 2014, l’Amministrazione Comunale di Ingria ha fatto una scelta in “controtendenza” rispetto a ciò che si può leggere negli ultimi tempi dalle cronache nazionali ma anche locali e canavesane (alcuni comuni vietano addirittura i presepi per i bambini nelle scuole, basta pensare al recente caso di Leinì dove il preside si è opposto a portare avanti le tradizioni per non urtare la sensibilità di chi ha “credo” diversi).

“Proprio l’immagine scelta è la rappresentazione della Natività – sottolinea l’Amministrazione ingriese , per ricordare l’importanza del rispetto della nostra cultura cristiana: troppo spesso infatti le tradizioni vengono messe in secondo piano da quell’effetto di globalizzazione deculturizzante che non lascia scampo nemmeno alle culture territoriali, che rappresentano tra le altre cose un vero e proprio ossigeno per la sopravvivenza dei piccoli centri come il nostro. A Ingria abbiamo scelto quindi di opporci a quel triste contemporaneo senso comune che vuole un mondo al contrario, con la speranza che fra qualche anno non si debbano leggere notizie che ci comunichino che non è più possibile festeggiare il Natale”.

Intanto dall’8 dicembre il paese è visibile quasi in diretta e in tutto il mondo grazie ad una webcam che ogni 10 minuti circa riprende il cielo in direzione Sud-Ovest, il campanile e la sede storica del Municipio. Link diretto sulla home page del Sito ufficiale www.comune.ingria.to.gov.it o sul sito della Val Soana www.vallesoana.it

 

Sabato 3 gennaio si terrà “Chantar l’uvern”, animazione territoriale a cura della Chambra d’oc/Tsambra francoprovensal, con la collaborazione di Mauro Durbano dello Sportello Linguistico Valli Orco e Soana: dalle 21 presso il Salone parrocchiale avverrà la presentazione e proiezione del film documentario “Cjavelasr e Pelassìer” di Fredo Valla e Nereo Zeper. Da Elva, altro piccolo e isolato comune della Valle Maira, fino agli anni Cinquanta del ‘900, gli uomini partivano l’autunno e arrivavano fino al Friuli praticando il mestiere itinerante del raccoglitore di capelli; erano il sollievo e il tormento di tante famiglie povere le cui donne erano costrette a vender le loro trecce in cambio del denaro di cui avevano bisogno; dopo aver terminato la lavorazione direttamente ad Elva, le file di trecce venivano vendute ed in seguito trasformate in pregiate parrucche esportate in tutto il Mondo. Seguirà rinfresco di Buon Anno offerto dalla Pro Loco di Ingria.

 

 

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