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Il virus siamo noi

In questi giorni drammatici sono tornate alla mente le parole dell’agente Smith al cospetto del capo della resistenza Morpheus: “Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi [le macchine] siamo la cura…“.

Probabilmente neanche la visionaria intuizione dei fratelli Wachowski, oggi diventate sorelle, avrebbe potuto immaginare uno scenario come quello che stiamo vivendo. Non è stata l’intelligenza artificiale a ribellarsi e prendere il sopravvento sull’uomo trasformandolo in una forma di approvvigionamento (praticamente una pila) con cui alimentarsi, non potendo sfruttare l’energia solare. Al contrario del film Matrix nella realtà di oggi è stata la natura a ribellarsi, come fa ormai da diverso tempo, ma questa volta scegliendo proprio l’uomo quale suo miglior alleato. Come recita un’altra battuta del film: al destino, come sappiamo, non manca il senso dell’ironia…

Quando un virus compie un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, in gergo tecnico da “ospiti serbatoio” e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, dicono gli esperti, ha vinto la lotteria, perché ora ha davanti a sé una popolazione di oltre 7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, e soprattutto si muovono spesso e in tutte le direzioni. Il modo migliore per il diffondersi di possibili epidemie. È già successo, mai in queste proporzioni.

Per la verità sono diversi gli autori che ci avevano già messo in guardia rispetto al rischio di possibili pandemie, perché invadendo e alterando tutti gli ecosistemi come mai in passato, ci si espone a nuovi virus che sono “l’inevitabile risposta della natura all’assalto dell’uomo all’ambiente”. Esattamente all’opposto di “tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante”. Del resto, la comunità degli esperti sta cercando di verificare se, coerentemente con quanto ormai ben descritto dalla più recente letteratura scientifica per altre infezioni virali, vi sono relazioni dirette tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, così come sembrano confermare i dati in nostro possesso.

Insomma la nostra economia, il nostro modello di sviluppo, come diceva quel vecchio teologo, si è occupato più delle merci e delle leggi che ne regolano la circolazione che non dell’uomo e dei suoi bisogni. E i risultati si vedono.

Oggi ci accorgiamo anche che non è stata una grande idea gestire anche la sanità, cioè la salute di tutti e di ciascuno, secondo le regole del mercato. Il nostro Paese ha dimezzato i posti letto per i casi acuti e la terapia intensiva, passati da 575 ogni 100 mila abitanti ai 275 attuali. Un taglio del 51% operato progressivamente dal 1997 al 2015, che ci porta in fondo alla classifica europea. In testa la Germania con 621 posti, più del doppio. La sanità pubblica nazionale ha perso, tra il 2009 e il 2017, più di 46 mila unità di personale dipendente. Oltre 8.000 medici e più di 13 mila infermieri.

In questi giorni, sentiamo ripetere che quando sarà tutto finito (pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane) nulla sarà come prima.

Speriamo accada davvero.

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Blogger: Alessandro Brescia

Alessandro Brescia
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