Home / BLOG / Il sambuco.

Il sambuco.

Il sambuco.
Esistono circa venti specie di Sambuco, nelle zone temperate dei vari continenti, molti suoi fusti, che spuntano dal terreno, crescono eretti poi si inarcano curvandosi verso terra, conferendo all’arbusto l’aspetto caratteristico “a doccia”, che lo rende facilmente distinguibile anche durante il periodo invernale. È un arbusto frequente lungo le siepi, nei fossi, nei giardini di campagna. Cresce in tutt’Italia, fino alla zona montana. Era già conosciuto dai popoli preistorici, i quali probabilmente preparavano, con le sue drupe, robuste bevande fermentate o tinture per tessuti, come testimoniano i grandi ammassi di semi trovati durante scavi archeologici, a testimonianza di insediamenti Neolitici in Italia e Svizzera. Al Sambuco venivano attribuite anche proprietà magiche, capaci di proteggere dagli spiriti maligni. Infatti, un arbusto di Sambuco non doveva mai essere tagliato con cattiveria o la sua legna bruciata, per evitare che si sprigionassero le forze maligne assorbite dalla pianta. I Druidi, maghi erboristi celti, ricavavano dal Sambuco le proprie bacchette magiche. Era considerato propiziatorio per gli sposi e le donne incinte. Il sambuco nella tradizione cristiana veniva usato nei riti funerari, come viatico per il viaggio verso l’aldilà; nella tradizione pagana, invece, la si riteneva protettrice della casa e del bestiame. In Germania anticamente era denominato “l’albero di Holda”. Holda era una fata del folklore germanico medievale, dai lunghi capelli d’oro, che abitava nei sambuchi situati vicino a laghi e corsi d’acqua. Talvolta Holda poteva apparire come una vecchia strega e in Inghilterra si sosteneva addirittura che il Sambuco non fosse un arbusto qualsiasi, ma addirittura una fattucchiera con le sembianze di una pianta. Tuttavia, nei suoi riguardi prevalevano le credenze positive, che ne esaltavano le proprietà magiche e benefiche, tanto che fino all’inizio del secolo ventesimo, i contadini tedeschi, quando incontravano un sambuco lungo il loro cammino, i levavano il cappello, come segno di grande rispetto. Era sempre presente vicino a monasteri e abitazioni, perché si diceva proteggesse da malvagità. Le sue doti erano talmente conosciute che il famoso flauto magico delle leggende germaniche non era altro che un ramoscello di sambuco, svuotato del suo midollo. Per esprimere i suoi poteri eccezionali doveva però essere tagliato in un luogo dove non fosse possibile udire il canto del gallo. Si riteneva che questa pianta proteggesse anche dal morso dei serpenti e che il suono di un flauto, ricavato da un ramo di Sambuco, potesse vanificare sortilegi, come nel “Flauto Magico” di Mozart. Nel calendario celtico, questo albero, rappresentava il tredicesimo mese lunare: il tredici, secondo la loro mitologia arborea, significava passaggio, rigenerazione, rinnovamento. Al contrario, in altre culture, si credeva che annusare i suoi fiori avrebbe causato malesseri o, addirittura, morte. In Austria il Sambuco viene definito ancora oggi “la farmacia degli dei”, perché la tradizione lo riteneva benefico in tutte le sue parti e portatore di sette doni officinali: fiori, frutti, radici, midollo, legno, germogli, corteccia. Per questo motivo, prima di raccogliere qualcosa da questo albero, occorreva inchinarsi davanti a lui per sette volte. In Danimarca era considerato protettore delle case, in Svezia favorevole alle donne incinte, in Russia ostile agli spiriti cattivi ed in Sicilia ai serpenti. Secondo Plinio, la flessibilità dei suoi rami lo rendeva adatto alla fabbricazione di scudi, perché offriva una buona resistenza al passaggio delle lame di ferro, rinsaldandosi subito dopo essere stato squarciato. Il sambuco, infine, compare anche nel cinema, le dolci vecchiette assassine di “Arsenico e vecchi merletti” avvelenano le loro vittime con un casalingo vino di Sambuco e, poi nella letteratura: Giovanni Verga, nella novella “La cavalleria rusticana”, lo nomina raccontando: “….Così, verso il tramonto quando il pastore si metteva a suonare collo zufolo di Sambuco, la cavalla mora si accostava masticando il trifoglio…” .
Favria,

Il successo è la somma di piccoli sforzi, ripetuti giorno dopo giorno.

Commenti

Blogger: Giorgio Cortese

Giorgio Cortese
Vivere con ottimismo

Leggi anche

SALUGGIA. Neanche il lockdown ha fermato Dj Symoz e la sua musica

Simone Yuri Moz aka (in arte, ndr) Dj Symoz è inarrestabile, neanche il Coronavirus e …

SALUGGIA. Arrivare a piedi al mare… una delle sfide di Marco Leone

Marco Leone, famoso per le sue lunghissime camminate a piedi, non si ferma mai e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *