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Il meretricio consapevole non è sfruttamento del corpo femminile

Case aperte e riconoscimento dei diritti per tutte le donne e gli uomini che hanno scelto come lavoro la prostituzione, lo scambio, cioè, di favori sessuali in cambio di denaro in nome della Costituzione che sancisce il rispetto e la libertà di azione di ogni individuo e di una sentenza della Corte Costituzionale che, il 1° ottobre 2010, ha definito il meretricio un’attività lecita e quindi tassabile, considerando depenalizzabili gestori di hotel e proprietari di abitazioni dove tale attività libero professionale viene svolta. Secondo una stima approssimativa de IlFattoQuotidiano si tratta di un lavoro che solo in Italia impiega circa 50-70 mila persone tra uomini e donne, per lo più concentrati nelle strade e sfruttati dalla criminalità organizzata, per un giro di affari che supererebbe i 4 miliardi di euro. Una emergenza sotto gli occhi di tutti, innegabile, degradante per la dignità umana delle persone che la vivono e frustrante per le forze dell’ordine che non sanno come contrastare una situazione che NON E’ REATO. L’unico reato è continuare a negare una situazione che esiste e persiste, illudendosi che far finta di niente sia la soluzione giusta.

Con questo non affermo di pensarla come Salvini che promette – in un futuro futuribile – che si affronterà in parlamento la regolamentazione della prostituzione anche se non fa parte del famoso Contratto di Governo; nè di approvare il disegno di legge regionale presentato dal Veneto per istituire un registro comunale delle lavoratrici autonome del sesso come già accade in Svizzera ed Austria, perchè, per quanto ingegnoso, verrà bocciato dalla Corte Costituzionale essendo palesemente in contrasto con la Legge Merlin del 1958 che invece disponeva la chiusura delle case di appuntamento, senza però vietare la prostituzione che da allora si è riversata nelle strade ed è finita nelle mani della criminalità organizzata, degli sfruttatori e dei vari papponi di turno. Ma chi condanna la legalizzazione e la regolamentazione di un fenomeno che esiste e non possiamo continuare a negare dovrebbe farsi un esame di coscienza prima di parlare: sono intervenuta su twitter contro Laura Boldrini che depreca l’idea di far cassa sfruttando il corpo femminile (o maschile).

Mi pare giusto. Continuiamo a lasciare lo sfruttamento della prostituzione e la tratta degli esseri umani nelle mani della criminalità organizzata come ha fatto, a suo tempo, la signora Merlin con la sua legge ancor oggi in vigore. La solidarietà di genere sta nel non giudicare mai criticamente le azioni del nostro comun sesso. Meglio chiudere gli occhi davanti alle strade gremite di signorine in tacchi a spillo e scollature vertiginose che passeggiano alla sera lungo i marciapiedi delle strade cittadine e lasciare che paghino lo sfruttatore di turno per non essere molestate. Più facile far finta di ignorare una piaga sociale che coinvolge le donne immigrate da ogni parte del mondo e che, in certe situazioni, non vengono discriminate per l’etnia o il colore della pelle.

Occorre un dibattito serio per legalizzare un fenomeno diffuso, garantire la salute di chi lavora in questo settore come di chi usufruisce del servizio e riconoscere a livello professionale ed anche fiscale quello che è il lavoro più antico e diffuso del mondo.

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Blogger: Mary Rider

Mary Rider
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