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Duomo ivrea

Il Duomo di Ivrea

Prima di scrivere sull’argomento, non posso esimermi da una confessione.
La ricerca che feci in quarta elementare, nella quale descrivevo il martirio
di San Savino situato in una Cappella all’interno del Duomo di Ivrea, conteneva una fraccata di cazzate. Prima di tutto attribuivo l’opera a Defendente Ferrari, il pittore più veloce a dipingere sul circuito di Imola, mentre l’autore fu Carlo Cogrossi, il cui valore artistico viene quantificato dal
fatto che non mi fece causa. Inoltre descrivevo con dovizia di particolari
la ferocia dei cani in attesa di nutrirsi del sangue del fortunato martire,
mentre nell’opera si nota un cane addormentato e pressocché catatonico.
Oltre a ciò, probabilmente fui in difetto nel tacere il marcato gesto
dell’ombrello che il Santo indirizzava alla volta dei suoi aguzzini.

Avrei da aggiungere, per inciso, che per decine di anni rimasi convinto che
le spoglie del Beato Taddeo McMarthy, vescovo irlandese, fossero in realtà
i poveri resti di un Polacco, tale Macata. In questo caso potrei attribuire
la responsabilità all’autore della ricerca, ma rimango propenso nel supporre
di essere stato io a non capire una sega.

Dopo questo ampio ma inderogabile preambolo, ecco alcuni cenni sul principale luogo di culto cittadino.

Il Duomo di Ivrea si presenta attualmente come un’opera composita in stili
ed epoche diverse, partendo dal Romanico e terminando nel Neoclassico. Peggio della Nouvelle cuisine!
La facciata è categoricamente neoclassica, dall’esterno le origini romaniche
sono evidenti nelle due torri campanarie, apparentemente identiche, ma non
tali, causa in molti casi dell’allontanamento dalla bottiglia di incalliti
alcolisti, convinti di vedere doppio.
E’ pressocché certo che precedentemente alla chiesa cristiana vi fosse una
basilica romana, connessa al sottostante teatro, mentre non c’era il Conad.
La costruzione romanica, originaria del periodo intorno all’anno Mille, venne
in gran parte distrutta dal terribile terremoto del 1117, che venne
classificato da Anna Bonobo, sismologa dell’epoca, del primo grado della Scala Mercalli.

Il Duomo cittadino venne successivamente soggetto ad ampie ristrutturazioni, soprattutto nel periodo rinascimentale, e poi nel Sette-Ottocento.
Nel 1858 la coppia di Architetti Alexander Ginio Vinia e Georgia Popolo
tentarono di trasformare l’articolata costruzione nel Presepe più grande del
mondo, ma il Guinness dei Primati non si rese disponibile a omologarlo, e
non se ne fece nulla.

Ci sarebbe da vedere la Cripta, ma c’è da fare le scale.
L’organo a canne è molto bello, ma supera lo 0,4% di THC.

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Blogger: Franco Kappa

Franco Kappa
Ivrea di palo in frasca

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