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Il bambuseto della Grangia Nuova.

Il bambuseto della Grangia Nuova.
A Favria dopo l’alacre lavoro di GianLuigi e papà Francesco è sorto nei terreni attigui alla cascina Grangia Nuova, di proprietà della madre Delfina in comodato d’uso, un bambuseto, unico nel suo genere in tutto il Piemonte! Pensate che anticamente in Piemonte e nel Canavese la grangia indicava originariamente una struttura edilizia utilizzata per la conservazione del grano e delle sementi, poi il complesso di edifici costituenti un’azienda agricola. La parola grange deriva un antico termine di origine latina, granea e quindi grangiarius dal quale poi è derivato il francese grange, granaio, e lo spagnolo granja, fattoria. Alla domanda il perché hanno impiantato un bamsusato, come già detto unico nel suo genere in Piemonte, con 800 piante iniziali di bambù, che oggi con i germogli di seconda e terza generazione sono circa stimate ben 50.000/60.000 pianticelle! Alla mia domanda mi hanno spiegato che il bambù presenta caratteristiche notevoli, un elevato assorbimento di anidride carbonica, pensate che un bosco di bambù, bambuseto, è in grado di catturare fino a 17 tonnellate di carbonio per ettaro all’anno grazie alla notevole e perenne superficie fogliare. Una forte capacità di contrastare l’inquinamento atmosferico e del suolo, infatti con le sue radici il bambù trasforma gli inquinanti, compreso l’azoto, in biomassa. Una grande resistenza all’attacco di malattie solite per altre graminacee, perciò la pianta non necessita di particolari cure ed attenzioni. E poi sorridendo mi dicono che il bambo è simile al maiale, non si butta via nulla, i teneri germogli vengono utilizzati per alimentazione e il fusto per una infinità di applicazioni, anche nell’edilizia, e tutte ecologiche ed eco sostenibili. Il bambù, in inglese bamboo, ha origine dalla lingua Malai, in Malesia, dove veniva chiamato “mambu”, ed infine è arrivato in Italia nel 1884. Come si vede il bambù dalle origini orientali si è diffuso in tutto il mondo. Il bambù può sopravvivere in zone con alte temperature, fino ai 40°, e cresce nelle zone tropicali del pianeta, dall’Africa, all’America, ma soprattutto in Asia. Il bambù viene prodotto principalmente in Cina, Thailandia e Indonesia. Non esiste solo una sola qualità di questa pianta, ma esistono ben 75 tipologie diverse, molte possono crescere in cinque anni, altre invece hanno bisogno di più tempo. Il bambù è una pianta molto particolare, unica nel suo genere. Ha tutte le caratteristiche delle graminacee, con un fusto cavo di forma cilindrica, da dove nascono le foglie verdi, piccole e folte in cima. Questa pianta può arrivare anche ad un’altezza massima di 25 metri. Le sue radici si espandono in profondità, andando alla ricerca di terreni umidi. Proprio grazie alle sue radici lunghe e profonde, il bambù rimane stabile a terra e resiste a fenomeni intensi come inondazioni, uragani, tornado. Originariamente il bambù veniva sfruttato per creare zattere, sistemi di irrigazione e addirittura in Europa si sono ritrovate delle sedie in bambù risalenti al Medioevo. Ma l’uso di questo arbusto si è diffuso in Europa solo nel 1600, mentre in America venne importato dai Padri Pellegrini, che usavano il bambù per costruire capanne, case, nelle colonie del Nuovo Mondo in America. Nel mondo si sono diffuse suggestive leggende dove il bambù è protagonista. Nelle isole Hawaii, la leggenda vuole che il bambù sia un Dio creatore, mentre nelle Filippine un’affascinante leggenda racconta che l’origine dell’essere umano è dovuta ad un germoglio di bambù da cui al principio uscirono un uomo e una donna. Una di queste leggende narra del bambù e della felce. La leggenda narra di un contadino che aveva messo a dimora delle felci e dei bambù, le felci crescevano rapidamente ed il suo verde brillante coprivano il terreno, ma i bambù tardavano a germogliare dal terreno perché la terra era dura. Ma poi dopo diverso tempo un piccolo bambù fece capolino dalla terra ed in confronto alla felce, sembrava molto piccolo e insignificante, ma crebbe per parecchi metri di altezza. Aveva passato del tempo a fortificare le sue radici per sostenersi. Il vecchio saggio disse al contadino che le sue radici lo avevano reso più forte e gli avevano dato ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere. Insomma le cose più grandi hanno bisogno del giusto tempo per maturare e dare frutti se seguite con tenace passione come da GianLuigi e dal padre Francesco il primo bambuseto in Piemonte di questa innovativa piantagione.
Favria, 15.05.2019 Giorgio Cortese

Lo scopo nella vita è di collaborare per una causa comune, il problema è che molti si dimenticano e non sappiano più qual è.

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