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I TEMPLARI A SANTA MARIA DI YSANA

Livorno Ferraris era situata sull’antica Via Liburnasca, una strada mediovale che metteva in comunicazione Torino e Chivasso con Vercelli, città attraversata dalla Via Francisena, proveniente da Ivrea e da Santhià (Sant’Agata). Da Livorno passava anche un’altra via alternativa che congiungeva Ivrea con Casale. Quindi La posizione di Santa Maria Di Ysana aveva una relazione con la fitta rete viaria di quel territorio, dove transitavano folle di viandanti provienenti da Oltralpe. Dell’insediamento templare rimane la chiesetta, che mostra la sua rimanenza nelle traccie di mattoni a spina di pesce, sotto l’intonaco scrostato della facciata e del fianco destro, e la sua leggiadria negli archetti ciechi che incorniciano il timpano e nella bella bifora sopra la porta. Un lungo edificio adossato al fianco sinistro della chiesetta potrebbe essere ciò che rimane dell’antico convento. Il più antico documento risale al 1208 e si tratta di una carta relativa alle coerenze di alcuni terreni situai “in loco Levurni”, appartenenti al Monastero di Rocca Delle Donne, oltre il Po, di fronte a Palazzolo Vercellese. Uno di questi terreni confinava con la “mansio templi”. Nel 1222, questa casa templare è menzionata con il suo titolo “Domus Sancte Maria de Ysana”, fra le mansioni poste sotto la tutela di “Giacomo da Mellaccio”, precettore della casa vercellese di San Giacomo di Albareto.

Nell’estimo delle chiese della diocesi di Vercelli, figurava anche la “Ecclesia Sancta Maria de Exana et subest Milicie Templi”, che nel 1298 doveva versare ai collettori papali la cospicua somma di 40 lire annue. Dopo l’arresto dei Templari, il 29 gennaio 1310, la mansione e la chiesa di Livorno Ferraris, vennero consegnate con le altre case di Ivrea, Novara, Casle e Vercelli ai vicari dell’arcivescovo di Ravenna dall’inquisitore  fra’ Ottone da Milano. Dopo l’abolizione dell’Ordine del Tempio la mansione di Santa Maria di Ysana, passò con il medesimo titolo ai Giovanniti. Successivamente dipendeva, nel Diciottesimo secolo, dalla Commenda di Verolengo. Esistevano anche altre mansioni ormai scompaerse: una era la precettoria di San Giacomo d’Albareto di Vercelli, che sorgeva in Piazza Camana, al fondo di Via San Cristoforo, che fu in parte demolita all’inizio del secolo scorso e definitivamente agli inizi di questo secolo. L’altra, quella di San Giacomo di Torrazza, sorgeva presso le rive della Dora Baltea, sulla via Liburnasca. Gli abitanti del luogo che nel punto dove fu poi costruita la chiesetta di Ysana, la gente sofferente di reamatismi si recava in pellegrinaggio, per appoggiare la schiena contro una pietra infissa nel terreno (menhir), che aveva proprietà taumaturgiche. Si pensa che questa credenza possa riallacciarsi alle convinzioni di certi esoteristi, secondo cui le chiese dei Templari, sorgevano presso menhir ed altri monumenti megalitici, eretti in luoghi di alta sacralità, dove s’incrociavano correnti telluriche e cosmiche dai benefici influssi.

Si racconta che nel 1571 un fervente protestante e promotore di movimenti ereticali, tale Cesare Boz, cercò riparo proprio qui ma venne catturato. Dal 1624 divenne meta di pellegrinaggio nel giorno dell’Assunta perchè la Madonna di Isana si riteneva avesse sconfitto la peste che dilagava. Ancora oggi, il 15 agosto, folle di pellegrini accorrono per seguire la processione annuale. Nei documenti delle visite pastorali successive, si specifica che la statua della Vergine era molto ben tenuta e compiva grandissimi miracoli; nell’edificio si celebrava la Messa anche nei giorni feriali, per volontà del popolo, che a questa chiesa pare fosse legato particolarmente. Nel 1817 fu accorpata alla diocesi di Vercelli, con bolla pontificia. Internamente la chiesa è stata completamente rifatta e ricoperta di intonaco, cosa che non permette nemmeno agli esperti di effettuarne una lettura coerente. Si vede una cancellata in ferro battuto che rinchiude tutta la parte ‘sacra’ dalla navata. L’altare è in stile barocco e al centro -contornata da quattro colonne ritorte color marrone scuro con capitelli dorati, emerge la statua della Madonna con Bambino, coronati, chiusa da un vetro e decorata nel catino in alto da un bassorilievo costolato a forma di conchiglia. La statua lignea, alta 75 cm, doveva essere in origine nera. Pare infatti sia stata dorata negli anni ’50 del XX secolo. Come spesso accade quando ci si trova davanti ad una chiesa legata ai Templari, si narra, che qui i Cavalieri avrebbero nascosto un tesoro, prima della loro scomparsa, sotto forma di un cavallo d’oro: c’è chi ritiene possa trattarsi di un simulacro d’oro e chi crede siano solo un loro sigillo…Di riscontri non ne sono mai emersi. Molto interessante è invece l’accostamento Madonna Nera, come si ritiene potesse essere quella di Ysana, con l’Ordine Templare.

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Blogger: Fabrizio Bacolla

Fabrizio Bacolla
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