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I Sarmati.

I Sarmati.
I Sarmati o Sauromati, la seconda forma è per lo più utilizzata dai primi scrittori greci, l’altra dai Greci del periodo classico e poi dai Romani, erano un popolo che Erodoto nel V secolo a.C. posiziona sul confine orientale della Scizia al di là del Tanais, Don, uno dei tanti vicini scomodi della cultura greca. Eppure, a differenza di molti altri gruppi etnici a loro molto prossimi, fin da subito la loro storia si è colorita di tratti leggendari che perdurano fino ad oggi, donando a questi nomadi dell’Asia nord-occidentale una sorta di alone mitico e misterioso, dove le donne pare godessero di ampia libertà, che includeva anche la partecipazione alle attività belliche, una libertà insolita persino per le popolazioni delle pianure orientali e lo storico greco vede come eredità delle loro antenate amazzoni. Il vasto territorio in cui vivevano l’odierna Ucraina, veniva chiamato dai romani Sarmatia. I sarmati erano divisi in tribù, gli Iazamati, Iazigi, Roxolani, Siraci, Aorsi e Alani di ceppo indoeuropeo e lingua affine al persiano. Questi ultimi furono la popolazione Sarmatica di più lunga durata, in parte si convertirono al cristianesimo ortodosso nel IX secolo, combatterono contro i Mongoli prima, e accanto ad essi poi. Gli Alani rimasti si stabilirono sul Caucaso occidentale, dove subirono una più o meno forte influenza turca ed islamica nel XIV-XVII secolo, e poi un processo di parziale russificazione tra il tardo Settecento e i giorni nostri e attualmente sono noti come Osseti. I Sarmati vennero utilizzati dai Romani come cavalleria pesante, Catafratti, nel Basso Impero, e in tutta l’epopea militare medievale. Un contingente venne impiegato in Britannia nel 175, Marco Aurelio, dopo aver sconfitto le tribù degli Iazigi Sarmati durante le guerre marcomanniche, assunse forzatamente 8.000 Sarmati al servizio di Roma e 5.500 di queste reclute vennero inviate ai confini settentrionali della Gran Bretagna. La loro presenza in Bretagna potrebbe essere all’origine della più tarda leggenda di Re Artù, forse perché sarebbe rimasti conservati elementi di origine sarmata nella sua mitologia e nella sua cultura. La cultura del Sarmati, che si conosce attraverso le leggende ossete, loro diretti discendenti, presenta molte somiglianze con le leggende di Re Artù con il loro culto tribale che era diretto a una spada che spuntava dal terreno, in modo simile alla spada nella roccia e poi il simbolo dei Sarmati era un drago, come nello stemma usato da Artù e da suo padre Uther Pendragon. L’eroe nazionale osseto Nart Batraz ha una storia piuttosto simile a quella di Artù e molto comune era la presenza tra i Sarmati di sciamani che ricordano molto da vicino la figura di Merlino. In Italia, durante il basso impero romano c’erano dei contingenti sarmati con al seguito le famiglie nell’attuale provincia di Cuneo a Pollentia, oggi Pollenzo, nota per essere stata teatro nel 402 d.C. della battaglia tra Visigoti di Alarico ed i romani, fra le cui file erano presenti cavalieri Sarmato-Alani. In seguito si sarebbero spostati sul più sicuro e poco distante altopiano alla confluenza fra il Tanaro e la Stura di Demonte dove oggi sorge il piccolo paese di Salmour, che si ipotizza derivi il nome da quell’antico insediamento, Sarmatorium. Anche a Borgofranco in Canavese pare ci fossero delle truppe di cavalleria di origine Sarmatica. Un’altra probabile colonia di Sarmati ad aver lasciato il segno nella toponomastica locale fu Sarmaticula, oggi Sermeola di Rubano presso Padova. I loro diretti discendenti sono gli Osseti, chiamati dai russi con il termine Jas, mentre nella lingua osseta di chiamano con il termine “Iratta” per il popolo e “Iriston” per la patria.
Favria, 8.08.2020 Giorgio Cortese

Se detesto la maleducazione, devo sempre dire grazie e per favore. Dire grazie cambia la giornata a me e a chi se lo sente dire.

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